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Tiscali lascia Taranto, confermati 17 trasferimenti a Bari

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Dal 13 maggio i dipendenti saranno assegnati alla sede barese. Smart working garantito fino a fine 2026, sindacati contrari.

La vertenza Tiscali a Taranto arriva a un passaggio decisivo: l’azienda ha confermato il trasferimento di 17 lavoratrici e lavoratori dalla sede jonica a Bari. La decisione riguarda personale delle aree Customer Quality & Operations e Sales Planning & Strategy e, secondo le organizzazioni sindacali, segna di fatto la chiusura del presidio tarantino.

I trasferimenti scatteranno dal 13 maggio 2026, il giorno successivo all’udienza in tribunale fissata per il 12 maggio, chiamata a definire i nuovi assetti legati alla cessione del ramo d’azienda B2C al Gruppo Canarbino. L’unica misura concessa ai dipendenti è lo smart working full time fino al 31 dicembre 2026.

Vertenza Tiscali a Taranto, la sede verso lo svuotamento

Il provvedimento si inserisce nel piano di ridimensionamento del Gruppo Tessellis, che prevede 180 esuberi a livello nazionale. La sede di Taranto era già stata interessata, a gennaio, dall’uscita volontaria incentivata di 50 unità. Con i nuovi 17 trasferimenti, il presidio locale risulta ulteriormente svuotato.

La procedura di trasferimento collettivo era stata avviata il 20 aprile. Nel confronto del 28 aprile con SLC-CGIL, Fistel-CISL e UILCOM-UIL, i sindacati avevano chiesto il ritiro immediato della decisione. L’azienda ha però confermato la linea, limitandosi a prevedere il lavoro da remoto per alcuni mesi.

I sindacati chiedono il ritiro della procedura

Le sigle sindacali contestano il trasferimento e chiedono un confronto diretto con l’acquirente aggiudicatario per conoscere il piano industriale e le prospettive occupazionali. La preoccupazione riguarda non solo i 17 lavoratori coinvolti, ma anche il futuro delle competenze professionali maturate a Taranto nel settore delle telecomunicazioni.

Per la UIL, la vicenda rappresenta un nuovo arretramento per il territorio. Alfredo Neglia, dell’esecutivo UILFPC, parla di una scelta che penalizza Taranto e rischia di trasformare lo smart working in una soluzione temporanea dietro cui si nasconde la chiusura sostanziale della sede.

La vertenza resta quindi aperta. Il nodo principale è capire quale sarà il futuro dei lavoratori dopo il 31 dicembre 2026 e se il nuovo assetto societario prevederà ancora un ruolo per Taranto.

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