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Sciopero dei tir, scaffali vuoti in Puglia: Coldiretti teme l’arrivo di più prodotti esteri

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L’associazione agricola chiede controlli più efficaci sull’origine degli alimenti. Il nodo delle importazioni e delle frodi in un settore in cui le agromafie valgono 25,2 miliardi di euro.

BARI, 22 ottobre 2026 – Lo sciopero dei tir comincia a pesare sulla spesa dei pugliesi. Nei supermercati gli scaffali si svuotano, soprattutto nei reparti di frutta, verdura, carne e pesce, mentre i magazzini della grande distribuzione fanno i conti con consegne rallentate e scorte in diminuzione. Una situazione che preoccupa Coldiretti Puglia, secondo cui il protrarsi dei blocchi potrebbe favorire un maggiore ricorso ai prodotti esteri per compensare la mancanza di quelli italiani.

Le difficoltà sono già emerse nel Barese e nel Foggiano. Le rilevazioni diffuse il 21 ottobre segnalano problemi soprattutto per gli alimenti freschi, con il rischio di ulteriori disagi se la circolazione delle merci non tornerà regolare.

Per Coldiretti, all’emergenza dei trasporti si aggiunge quindi un’altra preoccupazione: evitare che la necessità di rifornire rapidamente i punti vendita riduca l’attenzione sulla provenienza degli alimenti.

Il rischio delle importazioni e delle false etichette

L’associazione agricola teme che le difficoltà della produzione nazionale nel raggiungere i mercati possano aprire nuovi spazi alle forniture dall’estero. Non è però la presenza di prodotti importati a rappresentare un’irregolarità, ma la possibilità che alimenti di diversa provenienza vengano commercializzati come italiani o accompagnati da indicazioni ingannevoli.

A pagarne le conseguenze sarebbero i consumatori, privati della possibilità di scegliere con informazioni corrette, e gli agricoltori che rispettano le regole, costretti a confrontarsi con operatori che potrebbero ricorrere a pratiche sleali.

Il fenomeno delle frodi agroalimentari ha già dimensioni economiche rilevanti. Secondo i dati dell’Osservatorio Agromafie richiamati da Coldiretti, il giro d’affari delle agromafie ha raggiunto i 25,2 miliardi di euro.

Anche la fiducia dei consumatori è un tema centrale. Nel rapporto Coldiretti-Censis, il 75% degli intervistati dichiara di aver subito almeno una volta un inganno alimentare. L’89% ritiene necessarie norme più severe contro le frodi sulla qualità e sull’origine dei prodotti, mentre l’88% considera le false indicazioni di provenienza una minaccia per la salute pubblica.

Coldiretti chiede controlli scientifici sull’origine del cibo

Per contrastare le frodi, Coldiretti Puglia sollecita l’attuazione delle misure previste nell’ambito di ColtivaItalia, a partire dalla banca dati dei controlli innovativi.

Il sistema punta a utilizzare strumenti come la risonanza magnetica, le analisi genomiche e la mappatura isotopica per verificare, attraverso specifiche tecniche scientifiche, l’autenticità e l’origine delle produzioni alimentari.

L’organizzazione chiede che questi accertamenti possano avere anche valore probatorio nei procedimenti giudiziari, rafforzando gli strumenti a disposizione delle autorità contro chi falsifica le caratteristiche o la provenienza degli alimenti.

Coldiretti richiama inoltre la riforma dei reati agroalimentari ispirata alla cosiddetta Legge Caselli, finalizzata a contrastare più efficacemente le frodi, le etichettature ingannevoli e le attività organizzate di contraffazione nel settore.

Intanto, nelle campagne pugliesi, i rallentamenti dei trasporti continuano a rappresentare un problema per le aziende che devono spedire prodotti deperibili. Il rischio è che parte della merce rimanga invenduta mentre nei supermercati scarseggiano proprio gli alimenti che i produttori non riescono a consegnare.

È questa la contraddizione che emerge dalla protesta: prodotti agricoli fermi nei luoghi di produzione e punti vendita che faticano a rifornirsi. Coldiretti chiede di superare le difficoltà logistiche senza rinunciare ai controlli, per evitare che all’emergenza dei trasporti si aggiungano nuove occasioni di frode.

Redazione Pugliapress

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