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Ex macello di Martina Franca, il caso arriva in Parlamento: dubbi sui lavori da 1,2 milioni

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Interrogazione di Rossano Sasso. Il progettista contesta difformità e si chiedono verifiche sui fondi pubblici.

MARTINA FRANCA (Taranto), 16 ottobre 2026 – L’ex macello comunale di Martina Franca arriva in Parlamento. Il deputato Rossano Sasso, di Futuro Nazionale, ha presentato un’interrogazione sulla riqualificazione dell’immobile storico, interessato da lavori per oltre 1,2 milioni di euro.

A sollevare il caso sono le dichiarazioni di Giancarlo Mastrovito, progettista definitivo ed esecutivo dell’intervento, che contesta difformità rispetto al progetto approvato e prende le distanze da alcune soluzioni realizzate.

L’iniziativa parlamentare segue la richiesta urgente di accertamenti inviata il 15 ottobre da Giuseppe Caliandro, per Futuro Nazionale di Martina Franca, alla Soprintendenza, al Comune e alla Regione Puglia.

Al centro della vicenda ci sono la regolarità delle varianti, le autorizzazioni, la tutela del patrimonio storico e l’utilizzo delle risorse pubbliche. Gli estremi ufficiali dell’interrogazione devono ancora essere acquisiti dalla redazione.

Il progettista contesta le modifiche all’ex macello

In un intervento pubblico, Mastrovito ha sostenuto che l’opera realizzata non corrisponderebbe integralmente al progetto da lui redatto. Ha inoltre richiamato la natura dell’edificio, testimonianza di archeologia industriale, e i vincoli paesaggistici presenti nell’area.

La circostanza assume particolare rilievo perché le contestazioni provengono dal professionista incaricato della progettazione, non da un osservatore esterno. Occorre quindi accertare quali modifiche siano state introdotte, chi le abbia autorizzate e se fossero necessari ulteriori pareri.

Lavori da 1,2 milioni: il nodo dei finanziamenti regionali

Secondo il comunicato del Comune del 14 ottobre, l’intervento ha comportato lavori per 1.209.778,58 euro, inclusi gli oneri per la sicurezza. Il recupero rientra nel programma regionale di rigenerazione urbana sostenibile, finanziato attraverso il POR Puglia 2014-2020, Azione 12.1. I lavori sono stati eseguiti tra il 2022 e il 2025.

L’appalto è stato eseguito dal raggruppamento formato da Consorzio Stabile Sinergica, Apulia Srl e Simbio Srl.

Un dato da approfondire emerge dalla Gazzetta Ufficiale del 13 maggio 2022, che riporta un valore complessivo dell’appalto, IVA esclusa, di 1.369.093,35 euro. La differenza rispetto all’importo successivamente comunicato dal Comune richiede una lettura degli atti di gara e della contabilità finale, senza costituire di per sé un’anomalia.

La richiesta trasmessa alla Regione Puglia punta a ricostruire il finanziamento dell’opera, identificando il CUP, le somme concesse, quelle erogate e gli importi rendicontati. Viene inoltre chiesto di chiarire i riferimenti al POR Puglia 2014-2020 e al Patto per la Puglia – FSC 2014-2020 presenti nella documentazione amministrativa.

La questione centrale è verificare se le opere eseguite e rendicontate corrispondano a interventi regolarmente autorizzati e ammissibili al finanziamento.

Vincoli, autorizzazioni e controlli sull’opera

L’ex macello, progettato nel 1928 dall’ingegnere Alberto Gennarini e inaugurato nel 1935, costituisce una testimonianza della storia produttiva di Martina Franca. Il recupero ha interessato sei corpi di fabbrica, destinati a ospitare attività sociali e culturali.

Alla Soprintendenza viene chiesto di verificare il regime di tutela applicabile all’immobile e all’area, nonché la regolarità delle autorizzazioni eventualmente necessarie per le modifiche eseguite.

Sul piano amministrativo, la richiesta riguarda anche gli atti della direzione lavori, le eventuali varianti, le comunicazioni al responsabile del procedimento e la documentazione conclusiva di collaudo o regolare esecuzione.

L’approvazione di una variante contrattuale, infatti, non sostituisce automaticamente gli ulteriori assensi eventualmente richiesti dalla normativa paesaggistica o culturale. Per questo sarà determinante il confronto tra progetto approvato, atti successivi e opere effettivamente realizzate.

Dalla consegna alla città all’interrogazione parlamentare

La vicenda è emersa in coincidenza con la consegna della struttura alla città, programmata dal Comune per il 15 ottobre, nell’ambito del Festival dei Popoli.

L’amministrazione aveva presentato il recupero come un intervento di rigenerazione urbana destinato a restituire alla collettività un edificio dismesso, trasformandolo in uno spazio multifunzionale.

La presentazione dell’interrogazione parlamentare sposta ora l’attenzione anche sul piano istituzionale nazionale. L’iniziativa potrà sollecitare chiarimenti al Governo sulle materie di competenza statale, a partire dalla tutela del patrimonio culturale e paesaggistico.

Resta distinta l’attività di controllo parlamentare da eventuali accertamenti amministrativi, contabili o giudiziari, dei quali la documentazione esaminata non dimostra l’esistenza.

Le risposte attese da Comune, Regione e Soprintendenza

Quali modifiche sono state apportate al progetto originario? Da chi sono state approvate? Quali autorizzazioni sono state rilasciate? E quali verifiche hanno preceduto la conclusione dei lavori e la rendicontazione delle risorse?

Sono questi gli interrogativi ai quali gli enti interessati dovranno fornire risposte documentate.

Il recupero di un immobile pubblico rappresenta un investimento per la collettività, ma la sua destinazione sociale non può sostituire la necessaria trasparenza sulle procedure seguite e sull’impiego dei finanziamenti.

Antonio Rubino

Antonio Rubino è giornalista, editore e direttore del Gruppo Puglia Press e de La Voce del Popolo. Esperto di comunicazione e organizzatore di grandi eventi, ha collaborato anche con la RAI. Leggi la biografia completa 

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