
Dal Foggiano a Brindisi si moltiplicano i presidi di agricoltori e autotrasportatori. Il gasolio supera i 2,25 euro al litro e nel Sud si annunciano nuove mobilitazioni.
BARI, 13 ottobre 2026 – Il gasolio in Puglia costa mediamente 2,249 euro al litro, la benzina 2,040 euro. Sono i prezzi ufficiali rilevati oggi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy per il rifornimento self-service. Cifre che continuano a pesare su automobilisti, agricoltori e autotrasportatori, nonostante i tetti e le misure di contenimento introdotti da alcune compagnie petrolifere.
Intanto, tra Foggia e Brindisi, il caro carburante ha già portato camion e trattori sulle strade. Nelle giornate dell’11 e 12 ottobre sono stati organizzati presidi e manifestazioni, con blocchi temporanei e rallentamenti della circolazione.
Foggia, agricoltori e camionisti in protesta sulle strade
Nel Foggiano la mobilitazione è cominciata domenica 11 ottobre lungo la statale 16, nel tratto tra Foggia e San Severo, nei pressi dell’area di servizio Green Park.
Oltre cento persone, tra agricoltori, autotrasportatori e commercianti, hanno partecipato alla protesta contro l’aumento del prezzo del carburante e degli altri costi sostenuti dalle imprese.
Il giorno successivo sono stati segnalati ulteriori presidi lungo la statale 17 tra Foggia e Lucera, sulla statale 16 e nei pressi del casello autostradale di Candela. Rallentamenti hanno interessato anche l’A14 tra San Severo e Poggio Imperiale.
Sul Gargano, a Carpino, circa 200 trattori hanno partecipato alla mobilitazione degli olivicoltori, preoccupati per la sostenibilità economica delle aziende agricole.
Non si protesta, dunque, soltanto per il rifornimento dei mezzi. A pesare sono anche i fertilizzanti e le altre spese necessarie per mandare avanti le attività.
Brindisi, i trasportatori denunciano mille euro di gasolio in più
La protesta ha coinvolto anche Brindisi.
Secondo quanto documentato da RaiNews, circa quindici mezzi pesanti si sono fermati in una stazione di servizio lungo la direttrice Brindisi-Lecce, mentre altri camion hanno formato code sulla tangenziale verso la statale 613.
I manifestanti hanno denunciato un aumento dei costi del gasolio di circa mille euro ogni quattro giorni, portando come esempio spese passate da 1.500 a 2.500 euro.
Si tratta di importi riferiti dai trasportatori coinvolti nella protesta, non di una media certificata per tutte le aziende.
Benzina e gasolio, quanto costa un pieno in Puglia
Secondo i dati ministeriali del 13 ottobre, i prezzi medi regionali in modalità self-service sono:
- Benzina: 2,040 euro al litro
- Gasolio: 2,249 euro al litro
Con queste medie, un pieno da 50 litri costa 102 euro per un’auto a benzina e 112,45 euro per una diesel.
I valori non rappresentano però il prezzo praticato da ogni singolo distributore. In Puglia, come nelle altre regioni, le tariffe cambiano in base all’impianto e alle politiche commerciali applicate.
Le compagnie mettono un tetto ai prezzi: perché il gasolio resta caro?
È uno degli aspetti più importanti della vicenda.
Dal 28 settembre Enilive ha introdotto un tetto di riferimento di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio nella rete interessata dall’iniziativa. Anche IP ha avviato misure di contenimento, con applicazione progressiva.
Q8 ha adottato dal 1° ottobre un sistema di prezzi calmierati differenziato in base agli impianti, mentre Tamoil ha annunciato interventi sui listini fino al 31 ottobre.
Le iniziative non sono però identiche: cambiano condizioni, durata, copertura della rete e prezzi applicati.
Soprattutto, non esiste un tetto unico obbligatorio per tutti i distributori.
Ecco perché la media regionale del gasolio continua a essere superiore ai 2,20 euro al litro, nonostante le misure adottate da alcune compagnie.
Per gli automobilisti è quindi importante confrontare i prezzi dei singoli impianti prima di effettuare il rifornimento.
Il caro carburante può aumentare anche la spesa alimentare?
La protesta interessa tutta la Puglia, anche nei territori dove non sono stati documentati presidi.
Una parte importante dell’economia regionale dipende dall’agricoltura, dai trasporti e dalla distribuzione delle merci.
Quando aumenta il costo del gasolio, crescono le spese per lavorare i terreni, trasportare i raccolti e consegnare i prodotti ai mercati e ai supermercati.
Non è automatico che questi rincari si traducano immediatamente in prezzi più alti per i consumatori. Molto dipende dalla durata degli aumenti, dai contratti commerciali e dalla capacità delle aziende di assorbire i costi.
Ma il rischio esiste e riguarda direttamente le famiglie pugliesi.
Proteste e caro gasolio, cosa succede adesso
Le mobilitazioni registrate nelle province di Foggia e Brindisi confermano il malcontento di una parte del mondo agricolo e dell’autotrasporto.
Resta da capire se gli interventi delle compagnie petrolifere riusciranno a contenere stabilmente i prezzi e quali risposte arriveranno alle richieste delle categorie.
Occorrerà inoltre verificare l’eventuale prosecuzione dei presidi e l’adesione delle imprese pugliesi alle ulteriori iniziative di protesta annunciate nel settore.
Il problema, ormai, non è soltanto quanto costa fare il pieno. È quanto questi rincari incidono sul lavoro delle imprese e quanto potrebbero pesare, alla fine, sulla spesa quotidiana dei cittadini.














