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Ex Ilva, sciopero e blocco della statale 106 a Taranto: cosa chiedono i lavoratori

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Mobilitazione negli stabilimenti del gruppo in tutta Italia. I sindacati chiedono garanzie su occupazione e produzione. Il 20 ottobre atteso un passaggio giudiziario decisivo per l’area a caldo.

TARANTO, 12 ottobre 2026 – Sciopero di 24 ore dei lavoratori dell’ex Ilva, con una protesta che a Taranto ha raggiunto anche la statale 106. Dopo un’assemblea sindacale davanti alla direzione dello stabilimento, un gruppo di operai e delegati ha occupato un tratto della strada in direzione della raffineria Eni. Al centro della mobilitazione ci sono il futuro della fabbrica, la tutela dei posti di lavoro e le prospettive della produzione siderurgica.

La protesta coinvolge anche gli altri stabilimenti del gruppo presenti in Italia. A Taranto, l’assemblea di circa due ore ha permesso ai rappresentanti sindacali di fare il punto sulla vertenza e sulle richieste rivolte al Governo.

Ex Ilva, la protesta arriva sulla statale 106

La mobilitazione non si è fermata all’interno dello stabilimento. Dopo l’assemblea, lavoratori e delegati hanno raggiunto un tratto della statale 106, dando vita a un’occupazione della carreggiata.

Secondo le informazioni diffuse da Telenorba, non si escludono ulteriori blocchi stradali e nuove iniziative di protesta nei prossimi giorni.

Non sono ancora disponibili, nel materiale esaminato, indicazioni precise sulla durata dell’occupazione, sulle eventuali deviazioni del traffico e sul numero complessivo dei partecipanti.

Il 20 ottobre il nodo dell’area a caldo

La protesta arriva in un momento particolarmente delicato per il futuro dello stabilimento siderurgico tarantino.

Il prossimo 20 ottobre è atteso un pronunciamento della Corte di Cassazione sulla vicenda relativa alla chiusura dell’area a caldo, secondo quanto riportato dalla fonte della notizia.

È un appuntamento che si aggiunge alle incertezze industriali e occupazionali. L’esito giudiziario dovrà essere valutato alla luce del contenuto effettivo della decisione, senza anticiparne conseguenze che oggi non sono accertate.

La cassa integrazione non basta: la richiesta dei lavoratori

Il punto centrale della vertenza non riguarda soltanto la continuità degli ammortizzatori sociali.

La cassa integrazione rappresenta un sostegno economico importante per i dipendenti e le loro famiglie, ma non risolve il problema della prospettiva industriale.

I sindacati chiedono interventi strutturali che permettano di rilanciare la produzione dell’acciaio, conciliando la tutela dell’occupazione con la sostenibilità ambientale.

Una questione che riguarda sia i lavoratori diretti sia quelli dell’indotto, per i quali il futuro dello stabilimento ha conseguenze economiche altrettanto rilevanti.

Taranto, tre questioni ancora senza risposta

La protesta mette in evidenza tre questioni concrete.

La prima riguarda le garanzie occupazionali: quali prospettive possono essere offerte ai lavoratori oltre alla prosecuzione della cassa integrazione?

La seconda è industriale: quali interventi, risorse e tempi sono previsti per una produzione compatibile con le esigenze ambientali e sanitarie del territorio?

La terza riguarda le conseguenze del pronunciamento giudiziario atteso il 20 ottobre e il suo possibile rapporto con il futuro produttivo dello stabilimento.

La mobilitazione del 12 ottobre riporta queste domande al centro della vertenza ex Ilva. Nei prossimi giorni sarà importante verificare se arriveranno risposte istituzionali e industriali concrete e se le organizzazioni sindacali confermeranno ulteriori iniziative di protesta.

Redazione Pugliapress

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