Bitonto, 300 agricoltori in strada: il prezzo dell’olio scende verso 4 euro, «Così non conviene raccogliere»

Presidio al bivio per Palombaio contro caro carburante e costi di produzione. Il dato che dà forza alla protesta: le quotazioni ufficiali dell’extravergine pugliese sono scese fino a 4,20-4,55 euro al chilo.
BITONTO, 5 ottobre 2026 – Circa 300 agricoltori sono scesi in strada questa mattina nell’area di Bitonto, al bivio per Palombaio, per protestare contro il caro carburante, l’aumento dei costi di produzione e il crollo del prezzo dell’olio. La mobilitazione è promossa dal Comitato Rivolta Olivicoltori e sul posto è presente la Polizia di Stato.
La protesta arriva proprio all’inizio della raccolta delle olive e questa coincidenza rende la situazione particolarmente delicata: mentre le aziende devono affrontare le spese della nuova campagna, le quotazioni dell’extravergine pugliese sono precipitate verso la soglia dei 4 euro al chilo.
Olio pugliese, i dati confermano il crollo dei prezzi
È questo il dato che PugliaPress ha verificato sulle rilevazioni ufficiali ISMEA.
Sulla piazza di Bari l’olio extravergine era quotato il 21 settembre a 4,55 euro al chilo. Il 24 settembre Foggia era scesa a 4,25 euro, mentre Lecce e Taranto risultavano a 4,20 euro al chilo.
Dunque il livello indicato dagli agricoltori in protesta – circa 4 euro al chilo rispetto ai circa 9 raggiunti in precedenza – trova un riscontro sostanziale nell’andamento delle quotazioni. Per Bari, le rilevazioni disponibili sulle ultime 52 settimane collocano infatti il massimo a 9,43 euro al chilo e il valore di settembre a 4,55 euro.
Il problema non è quindi soltanto il carburante: è la combinazione tra costi che pesano sulle aziende e ricavi dell’olio drasticamente ridimensionati.
«La passione ci fa andare avanti, la redditività ci fa vivere» è uno dei messaggi esposti durante il presidio. Un altro sintetizza la richiesta rivolta alle istituzioni: «Basta promesse. Servono risposte».
Il nodo delle scorte alla vigilia della nuova raccolta
C’è poi un elemento che PugliaPress aveva documentato pochi giorni fa e che aiuta a comprendere la tensione di queste settimane.
Al 30 settembre nei magazzini pugliesi risultavano 38.694,76 tonnellate di olio extravergine di origine italiana, contro 7.029,76 tonnellate dello stesso periodo del 2025: oltre cinque volte tanto proprio mentre sta iniziando una nuova campagna olearia.
Scorte elevate, prezzi bassi e nuova produzione in arrivo formano quindi il contesto nel quale esplode la protesta di Bitonto.
Tra gli agricoltori c’è chi pone ormai una domanda ancora più concreta: con questi prezzi, conviene raccogliere?
Michele Monopoli, presente alla protesta, ha spiegato che molti produttori stanno valutando se sia economicamente sostenibile affrontare i costi della raccolta oppure lasciare le olive sugli alberi.
Cosa chiedono gli olivicoltori al Governo
Il Comitato Rivolta Olivicoltori chiede innanzitutto il riconoscimento dello stato di crisi del comparto olivicolo-oleario e un piano straordinario nazionale accompagnato da un fondo dedicato.
La piattaforma comprende anche sospensione per almeno 12 mesi delle rate dei mutui e del credito agrario, garanzie Ismea per rinegoziare il debito, esoneri contributivi, un premio straordinario per ettaro e interventi sui costi di carburante, energia, irrigazione, raccolta e stoccaggio.
Gli olivicoltori chiedono inoltre maggiore tracciabilità dei movimenti di olive e olio e interventi sul fronte delle importazioni.
Su quest’ultimo punto occorre mantenere distinta la denuncia dalla verifica: gli organizzatori chiedono chiarimenti sulla provenienza e sulla movimentazione dell’olio arrivato sul mercato, ma precisano di non formulare accuse in assenza di prove.
La questione immediata, intanto, resta economica. La nuova raccolta è alle porte e, con quotazioni pugliesi poco sopra i 4 euro al chilo, per molte aziende il problema non è più soltanto quanto riusciranno a produrre, ma se raccogliere le olive riuscirà ancora a generare reddito.

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