Autonomia differenziata, l’appello dei sindaci pugliesi: «Così aumentano le disuguaglianze»

Il sindaco di Bari Vito Leccese è il primo firmatario del documento rivolto al Governo e al Parlamento. Gli amministratori chiedono di sospendere il percorso avviato con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria e di garantire gli stessi diritti in tutto il Paese.
Circa cento sindaci e amministratori locali pugliesi chiedono al Governo e al Parlamento di sospendere le pre-intese sull’autonomia differenziata.
L’appello, diffuso il 22 luglio 2026 e sottoscritto per primo dal sindaco di Bari Vito Leccese, solleva dubbi costituzionali, finanziari e amministrativi sul trasferimento di ulteriori competenze alle Regioni.
Secondo i firmatari, procedere senza aver prima definito e finanziato i Livelli essenziali delle prestazioni, conosciuti come Lep, potrebbe aumentare le differenze tra le diverse aree del Paese, penalizzando soprattutto il Mezzogiorno e i territori interni.
L’appello dei sindaci pugliesi sull’autonomia differenziata
I rappresentanti degli enti locali spiegano di aver sottoscritto il documento partendo dall’esperienza quotidiana maturata alla guida delle comunità.
I Comuni, sottolineano, sono le istituzioni più vicine ai cittadini e devono rispondere ogni giorno alle richieste riguardanti servizi sociali, sanità, trasporti, istruzione e assistenza.
Per questo motivo, secondo gli amministratori pugliesi, ogni eventuale forma di autonomia dovrebbe migliorare i servizi senza compromettere l’uguaglianza dei diritti tra chi vive nelle diverse Regioni italiane.
Il principio espresso nell’appello è chiaro: l’autonomia può essere uno strumento utile soltanto quando serve a rispondere meglio ai bisogni dei cittadini e non quando rischia di creare una separazione economica e sociale tra i territori.
Le pre-intese con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria
La presa di posizione arriva mentre prosegue il percorso delle pre-intese tra il Governo e le Regioni Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria.
Le risoluzioni riguardanti gli accordi preliminari hanno ricevuto il via libera del Senato il 16 luglio 2026, con 84 voti favorevoli e 59 contrari. Successivamente anche la Camera ha approvato le risoluzioni, aprendo la strada ai successivi passaggi istituzionali.
Tra gli ambiti interessati figurano la protezione civile, le professioni, la previdenza complementare e integrativa, la tutela della salute e il coordinamento della finanza pubblica.
I sindaci pugliesi temono però che gli schemi interessino settori troppo ampi e non soltanto singole funzioni amministrative.
Cosa stabilisce la sentenza 192 del 2024
Uno dei principali riferimenti dell’appello è la sentenza numero 192 del 2024 della Corte costituzionale, depositata il 3 dicembre 2024.
La Consulta ha chiarito che l’autonomia differenziata non può comportare il trasferimento generalizzato di interi blocchi di materie. Ogni attribuzione deve riguardare specifiche funzioni, essere motivata e risultare coerente con il bene collettivo e con l’unità nazionale.
La Corte ha inoltre evidenziato la necessità di mantenere un equilibrio tra l’autonomia delle Regioni e l’uguaglianza dei cittadini nell’accesso ai diritti fondamentali.
Secondo gli amministratori pugliesi, il percorso delle pre-intese dovrebbe quindi essere riesaminato alla luce dei limiti indicati dalla Consulta.
Cosa sono i Lep e perché sono importanti
I Livelli essenziali delle prestazioni stabiliscono la quantità e la qualità minima dei servizi che devono essere garantiti a ogni cittadino, indipendentemente dalla Regione in cui vive.
Riguardano diritti e prestazioni fondamentali, come l’assistenza sociale, l’istruzione, la sanità e altri servizi pubblici essenziali.
Per i sindaci firmatari, prima di trasferire nuove funzioni alle Regioni è necessario stabilire con precisione quali servizi debbano essere assicurati su tutto il territorio nazionale e individuare le risorse economiche necessarie per finanziarli.
In assenza di questo passaggio, le Regioni con maggiore capacità fiscale potrebbero disporre di servizi e opportunità superiori rispetto alle aree economicamente più fragili.
Il fondo perequativo previsto dalla Costituzione
Nel documento viene richiamato anche il fondo perequativo previsto dall’articolo 119 della Costituzione.
Si tratta di uno strumento destinato a ridurre gli squilibri tra i territori con differente capacità fiscale.
Secondo i primi cittadini pugliesi, il fondo dovrebbe diventare pienamente operativo prima di procedere con il trasferimento di nuove competenze. In caso contrario, il rischio sarebbe quello di consolidare le differenze già esistenti tra Nord e Sud.
Le conseguenze potrebbero riguardare soprattutto i piccoli Comuni, le aree interne e le zone nelle quali è già più difficile garantire servizi pubblici adeguati.
La richiesta rivolta a Governo e Parlamento
I firmatari chiedono la sospensione immediata del procedimento relativo agli schemi preliminari di intesa.
Lo stop dovrebbe restare in vigore fino al completamento di una valutazione complessiva degli effetti costituzionali, economici e amministrativi della riforma.
L’obiettivo dichiarato non è impedire qualsiasi forma di autonomia regionale, ma assicurare che il percorso venga realizzato nel rispetto della Costituzione, dell’unità nazionale e dell’uguaglianza tra i cittadini.
Vito Leccese, eletto sindaco di Bari nel giugno 2024, è il primo firmatario dell’iniziativa promossa dagli amministratori pugliesi.
Il messaggio conclusivo dell’appello è rivolto direttamente alle istituzioni nazionali: qualsiasi riforma deve rafforzare la capacità dei territori di amministrare, senza trasformarsi in uno strumento di frammentazione del Paese.
In gioco, secondo i sindaci, non c’è soltanto l’organizzazione delle competenze tra Stato e Regioni, ma la possibilità di continuare a garantire diritti e servizi equivalenti a tutti i cittadini italiani.
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