
Il riscaldamento del Mediterraneo modifica gli ecosistemi marini e riduce il pescato lungo le coste pugliesi. Le cozze tornano negli impianti di Taranto e Cagnano Varano, ma rincari e temperature estive continuano a minacciare il settore.
Il mare caldo sta mettendo in crisi la pesca in Puglia, con conseguenze sempre più evidenti sugli ecosistemi marini, sulla disponibilità del pescato e sui bilanci delle imprese.
L’aumento delle temperature nel Mediterraneo non rappresenta più soltanto un rischio futuro. I suoi effetti sono già visibili lungo le coste pugliesi, dove alcune specie si stanno spostando verso acque più fresche e profonde.
La situazione coinvolge l’intero comparto ittico regionale, dalla piccola pesca costiera agli allevamenti, fino alla mitilicoltura nelle aree di Taranto e Cagnano Varano.
Acciughe e sardine si allontanano dalle coste pugliesi
Le specie più sensibili alle variazioni della temperatura sono i piccoli pesci pelagici, come acciughe e sardine.
L’aumento del calore nelle acque superficiali le spinge a migrare verso zone più fresche, riducendo la loro presenza vicino alla costa.
Per i pescatori pugliesi questo significa affrontare uscite più lunghe, consumare più carburante e raccogliere quantità inferiori di prodotto.
Il rapporto tra mare caldo e pesca in Puglia sta quindi diventando uno dei principali problemi per le imprese che operano lungo la costa.
La piccola pesca risente maggiormente di questi cambiamenti, mentre la pesca a strascico può beneficiare di una maggiore stabilità termica nei fondali.
La pesca in Puglia risente della riduzione di ossigeno
Il riscaldamento delle acque non provoca soltanto lo spostamento dei pesci.
Le temperature più elevate possono ridurre la quantità di ossigeno disciolto nel mare e modificare la produzione di plancton.
Il plancton rappresenta una componente essenziale della catena alimentare marina e costituisce una fonte di nutrimento fondamentale per numerose specie.
Una sua riduzione può compromettere la sopravvivenza delle larve e degli esemplari più giovani durante la fase riproduttiva.
Le conseguenze del mare caldo sulla pesca pugliese riguardano quindi anche la capacità delle popolazioni ittiche di riprodursi e ripopolare naturalmente il Mediterraneo.
Il problema non interessa soltanto il pescato disponibile oggi, ma rischia di produrre effetti anche negli anni successivi.
Cozze in ripresa a Taranto e Cagnano Varano
Un segnale positivo arriva dalla produzione di cozze nelle aree di Taranto e Cagnano Varano.
Negli ultimi anni le temperature elevate avevano provocato gravi morie, colpendo sia i mitili adulti pronti per la vendita sia il novellame necessario per ripopolare gli impianti.
Nel 2026 si registra una parziale ripresa della produzione.
Un inverno caratterizzato da temperature più basse ha creato condizioni favorevoli allo sviluppo dei molluschi, consentendo il ritorno di maggiori quantità di prodotto sul mercato.
La situazione resta tuttavia delicata.
I mesi estivi rappresentano il periodo più pericoloso per la mitilicoltura, perché un nuovo aumento eccessivo della temperatura dell’acqua potrebbe provocare ulteriori morie.
Il mare caldo aumenta i costi della pesca pugliese
Alla crisi ambientale si aggiungono le difficoltà economiche.
Le imprese della pesca e dell’acquacoltura devono affrontare costi sempre più elevati per carburante, energia, trasporti, mangimi e manodopera.
I mangimi possono rappresentare oltre la metà dei costi complessivi di gestione di un allevamento ittico.
Il caro carburante pesa in modo particolare sui pescatori costretti ad allontanarsi dalla costa per trovare acciughe, sardine e altre specie migrate verso zone più fresche.
Per molte aziende, la crisi della pesca in Puglia si somma quindi a una riduzione del pescato e a un progressivo aumento delle spese.
Il risultato è una forte contrazione dei margini di guadagno, soprattutto per le imprese più piccole.
Ricerca e monitoraggio per tutelare la pesca in Puglia
La tutela della pesca pugliese richiede interventi capaci di affrontare contemporaneamente i problemi ambientali ed economici.
Il monitoraggio costante della temperatura del mare può aiutare a individuare in anticipo le condizioni più pericolose per pesci, molluschi e allevamenti.
La ricerca scientifica può inoltre contribuire allo sviluppo di impianti più resistenti alle variazioni climatiche e di sistemi produttivi maggiormente sostenibili.
La tutela della pesca in Puglia richiede anche misure economiche mirate, capaci di sostenere le aziende durante i periodi di maggiore difficoltà.
Senza interventi adeguati, il rischio è quello di compromettere un settore che rappresenta una parte importante dell’economia e della cultura regionale.
La crisi della pesca riguarda anche le tradizioni pugliesi
La pesca, la mitilicoltura e l’acquacoltura non rappresentano soltanto attività economiche.
Sono settori strettamente legati alla storia, alla gastronomia e all’identità delle comunità costiere pugliesi.
La diminuzione delle specie locali e la crescente difficoltà nel mantenere attivi gli impianti potrebbero indebolire interi territori.
Una riduzione della produzione locale potrebbe inoltre aumentare la dipendenza dal prodotto importato e favorire la scomparsa di alcune lavorazioni tradizionali.
Il futuro del comparto dipenderà dalla capacità di adattarsi ai cambiamenti climatici, ridurre i costi e proteggere gli ecosistemi marini.
La sfida principale sarà garantire continuità alla pesca pugliese, salvaguardando al tempo stesso il mare, le imprese e le tradizioni locali.

PugliaPress
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