Agricoltura pugliese sempre più sostenibile, ma clima e costi restano una sfida

Il comparto agricolo pugliese conferma il proprio ruolo strategico nell’economia regionale. Crescono sostenibilità, qualità e innovazione, ma pesano rischio climatico, aumento dei costi e tensioni sui mercati internazionali.
L’agricoltura pugliese accelera sulla sostenibilità e conferma il proprio peso nel sistema agroalimentare italiano. Il 52,7% delle imprese agricole della regione raggiunge oggi livelli alti o medio-alti di sostenibilità, un dato in aumento rispetto al 2020, quando la quota era pari al 45,5%.
Il miglioramento riguarda anche la fascia più fragile del comparto. Le imprese collocate al livello base sono scese dal 30,1% al 16,6%, segno di un percorso di crescita che negli ultimi anni ha coinvolto una parte sempre più ampia del sistema produttivo agricolo pugliese.
La sostenibilità, in questo scenario, non è soltanto un tema ambientale. Diventa una leva economica, organizzativa e competitiva. Le aziende agricole più sostenibili mostrano infatti una maggiore capacità di affrontare le difficoltà del mercato, contenere gli impatti esterni e costruire prospettive più solide.
La Puglia resta una potenza agricola italiana
La Puglia conta oltre 73 mila aziende agricole, pari al 10,8% del totale nazionale. È uno dei territori agricoli più importanti d’Italia e d’Europa, con un sistema produttivo ampio, articolato e fortemente legato all’identità del territorio.
Le province con il maggior numero di imprese sono Bari, con 23,8 mila aziende, e Foggia, con 23,3 mila. Seguono Taranto, con circa 10 mila imprese, Lecce con 9,1 mila e Brindisi con 7,1 mila.
Il peso del settore si riflette anche sull’occupazione. In Puglia gli addetti agricoli rappresentano l’8,1% del totale degli occupati, più del doppio rispetto alla media nazionale, ferma al 3,6%.
Non si tratta soltanto di produzione primaria. L’agricoltura pugliese alimenta filiere che coinvolgono trasformazione, export, turismo, cultura del cibo, ristorazione, paesaggio e promozione territoriale.
Qualità e sicurezza alimentare trainano il settore
Uno dei punti di forza dell’agricoltura pugliese resta la qualità delle produzioni. Il 70% delle imprese della regione raggiunge i livelli più elevati in materia di qualità e sicurezza alimentare, superando la media nazionale del 65,5%.
È un dato che conferma la centralità delle produzioni pugliesi nei mercati nazionali e internazionali. Olio, vino, ortofrutta, cereali, prodotti tipici e filiere locali rappresentano un patrimonio economico e culturale che continua a distinguere la Puglia.
Anche sul fronte ambientale il comparto mostra segnali importanti. Il 60% delle imprese agricole pugliesi si colloca ai livelli più alti di sostenibilità ambientale, in linea con la media nazionale. Questo indica una crescente attenzione alla gestione delle risorse naturali, alla riduzione degli impatti produttivi, alla tutela del suolo e alla protezione degli ecosistemi.
Il nodo resta la gestione dei rischi
Accanto ai risultati positivi, resta però una criticità evidente: la gestione dei rischi. Solo il 35,3% delle imprese agricole pugliesi raggiunge livelli medio-alti o alti nella capacità di affrontare rischi ambientali, economici e organizzativi. La media nazionale è più alta, pari al 43,9%.
Il divario è rilevante perché il settore agricolo è oggi uno dei più esposti agli effetti del cambiamento climatico. Eventi estremi, siccità, caldo intenso, alluvioni localizzate e instabilità dei mercati incidono direttamente sui raccolti, sui costi e sulla redditività delle aziende.
Negli ultimi tre anni il 73,7% delle imprese agricole pugliesi ha subito danni riconducibili a eventi naturali. Il dato supera la media nazionale, pari al 67,6%. Il caldo estremo risulta tra i fenomeni più avvertiti dal comparto.
Dazi, tensioni internazionali e costi mettono pressione alle imprese
Le tensioni sui mercati internazionali pesano sulle prospettive delle aziende agricole pugliesi. Il 45,1% delle imprese dichiara un’elevata preoccupazione per le conseguenze del quadro globale.
Le difficoltà riguardano in particolare le imprese esportatrici. Il 17,4% ha risentito in modo significativo dell’aumento dei costi delle materie prime, una quota superiore al dato nazionale dell’11,2%.
Per reagire, molte aziende stanno cercando nuove strade. Il 20,7% punta alla ricerca di nuovi mercati, il 15,5% si orienta maggiormente verso il mercato interno e il 10% ha avviato una revisione delle condizioni contrattuali.
L’aumento dei costi resta uno dei problemi più sentiti. Il 40,4% delle aziende agricole pugliesi ha registrato nel 2025 costi più alti rispetto al 2024. A questo si aggiunge un ulteriore limite: il 70,6% delle imprese dichiara una scarsa capacità di intervenire sui prezzi.
Il risultato è una pressione crescente sui margini. Le aziende producono qualità, investono e innovano, ma spesso non riescono a trasferire sul prezzo finale l’aumento dei costi sostenuti.
Innovazione e capitale umano per il futuro del comparto
L’agricoltura pugliese guarda al futuro attraverso cinque leve principali: qualità, innovazione, gestione del rischio, integrazione delle filiere e capitale umano.
L’innovazione è già entrata nelle strategie di molte aziende. Oltre il 70% delle imprese pugliesi ha effettuato investimenti negli ultimi due anni. Gli interventi si sono concentrati soprattutto su meccanizzazione, tecniche colturali e miglioramento dei processi produttivi.
Resta invece più contenuta l’adozione delle tecnologie più avanzate. Su questo fronte il margine di crescita è ancora ampio, soprattutto per le imprese più piccole, spesso frenate da costi, frammentazione produttiva e difficoltà di accesso agli strumenti più innovativi.
Un’altra leva decisiva riguarda l’integrazione industriale. Il sistema agricolo pugliese è ricco, ma ancora caratterizzato da molte aziende di piccole dimensioni. Rafforzare reti, filiere e processi condivisi può aiutare il comparto a essere più competitivo sui mercati.
Fondamentale anche il capitale umano. Stabilità occupazionale, formazione, occupazione giovanile e presenza femminile rappresentano elementi centrali per rendere l’agricoltura pugliese più solida, moderna e attrattiva.
Sostenibilità come vantaggio competitivo
Il dato più significativo è il legame tra sostenibilità e competitività. Le imprese agricole più sostenibili non sono soltanto più attente all’ambiente, ma risultano anche meglio attrezzate per affrontare il mercato.
In un contesto segnato da crisi energetica, inflazione, rischi climatici e tensioni commerciali, la sostenibilità diventa uno strumento concreto di tenuta economica. Significa usare meglio le risorse, ridurre gli sprechi, proteggere il territorio, migliorare la qualità e rafforzare la reputazione delle produzioni.
Per la Puglia, questa traiettoria assume un valore particolare. Il territorio agricolo regionale non è soltanto una risorsa produttiva, ma anche un elemento identitario. La qualità delle produzioni, il paesaggio rurale e il legame con le comunità locali sono parte della competitività complessiva della regione.
La sfida decisiva
L’agricoltura pugliese mostra segnali di crescita, responsabilità e capacità di adattamento. Il settore resta però davanti a una sfida complessa: trasformare la sostenibilità in una strategia strutturale, capace di proteggere imprese, lavoro e produzioni.
Il futuro del comparto passerà dalla capacità di rafforzare la gestione dei rischi, sostenere gli investimenti, migliorare la forza contrattuale delle aziende e accompagnare l’innovazione anche nelle realtà più piccole.
La Puglia ha numeri, qualità e identità per restare protagonista. Ora deve rendere più solido il proprio modello agricolo, perché la sostenibilità non sia soltanto un risultato raggiunto, ma una condizione stabile di competitività.

PugliaPress
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