Vespa velutina in Puglia, trovato il primo nido attivo: api e miele a rischio

Il calabrone asiatico è stato individuato a San Vito. L’Università del Salento chiede alla Regione di accelerare gli interventi. Il problema riguarda anche l’agricoltura e la biodiversità.
TARANTO, 16 ottobre 2026 – La vespa velutina è arrivata a riprodursi in Puglia. A San Vito, frazione di Taranto, è stato individuato un nido attivo del calabrone asiatico, una specie invasiva che rappresenta una seria minaccia per le api e per l’apicoltura. La scoperta, avvenuta il 27 settembre, ha fatto scattare l’allarme degli esperti dell’Università del Salento.
Il nido è stato rimosso dai vigili del fuoco con la collaborazione degli esperti dell’Associazione regionale apicoltori pugliesi (Arap). Ma il ritrovamento apre una questione più ampia: la Puglia è ancora in tempo per impedire che la vespa velutina si diffonda stabilmente sul territorio?
Perché il nido di Taranto cambia lo scenario
La presenza della vespa velutina in Puglia non è una novità assoluta. Alcuni esemplari erano già stati segnalati dal 2024, soprattutto nel Salento.
A gennaio 2026, a Sternatia, in provincia di Lecce, era stato individuato un nido secondario inattivo, senza adulti né larve. A settembre un altro esemplare adulto era stato rilevato nei pressi di Torre Veneri, sul litorale leccese.
Il ritrovamento di San Vito è però diverso: si tratta di un nido secondario attivo, segnale di un’attività riproduttiva sul territorio pugliese.
Questo non dimostra ancora che la specie sia ormai stabilmente insediata in tutta la regione. Conferma, però, che il rischio non può più essere valutato soltanto sulla base di avvistamenti isolati.
Api e miele a rischio: le conseguenze per l’agricoltura pugliese
La vespa velutina, conosciuta anche come calabrone asiatico dalle zampe gialle, è un predatore delle api.
Si apposta nei pressi degli alveari e cattura le api bottinatrici, quelle che raccolgono nettare e polline. La pressione esercitata dal predatore può ridurre l’attività delle colonie, indebolirle e compromettere la produzione di miele.
Secondo gli esperti universitari, in alcune aree interessate dall’invasione sono state osservate perdite fino al 50% degli alveari. È un dato riferito ad altri territori, non una perdita già registrata in Puglia.
Le conseguenze potrebbero andare oltre il settore apistico. Le api e gli altri insetti impollinatori contribuiscono alla riproduzione di numerose piante spontanee e coltivate.
Per questo la diffusione del calabrone asiatico interessa potenzialmente anche le aziende agricole delle province di Bari, Brindisi, Foggia, Lecce, Taranto e BAT.
Non significa che tutti questi territori siano già infestati, ma che la prevenzione riguarda l’intera regione.
La richiesta alla Regione: intervenire prima che sia troppo tardi
Il direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali dell’Università del Salento, Stefano Piraino, ha segnalato la situazione all’assessora regionale all’Ambiente Debora Ciliento.
Al centro della richiesta c’è una convenzione, predisposta e trasmessa a luglio, che consentirebbe di organizzare interventi di monitoraggio e contrasto.
Secondo quanto riportato, sono disponibili risorse del ministero dell’Agricoltura, utilizzabili attraverso un progetto da presentare entro il 31 dicembre 2026.
Anche Vincenzo Mininni, presidente dell’Arap, sollecita la firma della convenzione.
La questione non riguarda soltanto la disponibilità dei finanziamenti. Riguarda soprattutto i tempi necessari per individuare eventuali altri nidi, intervenire e organizzare una rete di sorveglianza.
Il nodo ancora da chiarire: una sola introduzione o più ingressi?
Gli esperti dell’Università del Salento intendono analizzare i campioni raccolti per ricostruire l’origine degli esemplari individuati in Puglia.
Le possibilità considerate sono due: una singola introduzione della specie, seguita dalla sua diffusione, oppure più ingressi indipendenti.
La distinzione è importante perché potrebbe orientare le strategie di contenimento.
Resta inoltre da verificare se, dopo la rimozione del nido di San Vito, siano presenti altri focolai attivi.
Cosa devono sapere apicoltori e cittadini
La vespa velutina non va confusa automaticamente con i calabroni già presenti in Italia. Il riconoscimento corretto della specie è fondamentale per evitare segnalazioni errate e interventi inutili.
Per le persone, il rischio legato alle punture è generalmente paragonabile a quello degli altri calabroni, ma avvicinarsi a un nido può essere pericoloso.
In caso di sospetto avvistamento, è opportuno documentarlo da una distanza di sicurezza e rivolgersi ai servizi competenti, evitando qualsiasi tentativo autonomo di rimozione.
La priorità, adesso, è capire quanto sia estesa la presenza della specie e quali interventi saranno effettivamente attivati dalla Regione Puglia.
La rimozione di un nido è un primo risultato. Impedire che ne compaiano altri è la sfida decisiva.

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