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Acqua in Puglia, invasi sotto il 30%: i dati del 2026

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In Capitanata disponibili 98 milioni di metri cubi contro i 53 dello scorso anno. Coldiretti avverte: «Non basta». Il problema riguarda anche le tariffe irrigue e le infrastrutture.

FOGGIA, 9 ottobre 2026 – Negli invasi della Capitanata c’è molta più acqua rispetto a un anno fa, ma le riserve disponibili restano inferiori al 30% della capacità autorizzata. È il dato che emerge dalle rilevazioni del 6 ottobre diffuse da Coldiretti Puglia sulla base dell’Osservatorio ANBI. Un miglioramento significativo che, tuttavia, non mette al riparo l’agricoltura pugliese da nuove difficoltà.

I quattro invasi della provincia di Foggia contengono complessivamente 98,12 milioni di metri cubi d’acqua, contro i 53,49 milioni registrati nello stesso periodo del 2025. L’incremento è di 44,63 milioni di metri cubi, pari a circa l’83%.

La capacità autorizzata complessiva è però di 331,9 milioni di metri cubi. Significa che, nonostante il recupero rispetto allo scorso anno, la disponibilità si ferma al 29,6%.

Quanta acqua c’è negli invasi della Capitanata

La parte più consistente delle riserve è concentrata nella diga di Occhito, che registra 87,40 milioni di metri cubi contro i 47,64 milioni del 2025.

Negli altri tre invasi la situazione è la seguente:

InvasoAcqua disponibile al 6 ottobre 2026
Occhito87,40 milioni m³
Capaccio6,74 milioni m³
Capacciotti3,04 milioni m³
Osento0,94 milioni m³
Totale98,12 milioni m³

Il dato più significativo non è soltanto l’aumento rispetto al 2025, ma la distanza tra l’acqua attualmente disponibile e il volume complessivamente autorizzato.

È necessario, però, distinguere i due indicatori: il rapporto del 29,6% descrive la disponibilità rispetto alla capacità autorizzata, non dimostra da solo quanta acqua sia effettivamente utilizzabile per l’irrigazione o per gli altri impieghi. Su questo incidono anche le modalità di gestione degli invasi, i vincoli tecnici e le esigenze dei diversi utilizzatori.

Il secondo problema: quanto costa irrigare i campi

Coldiretti Puglia richiama l’attenzione su un aspetto che rischia di passare in secondo piano: avere acqua negli invasi non significa necessariamente poterla utilizzare a costi sostenibili.

Per le aziende agricole l’irrigazione rappresenta una voce importante dei costi di produzione. Tariffe, oneri irrigui ed eventuali conguagli possono incidere sui bilanci, soprattutto quando le imprese hanno già programmato le coltivazioni e gli impegni economici.

L’organizzazione agricola chiede regole più trasparenti, costi prevedibili e il superamento dei conguagli inattesi su spese già contrattualizzate.

Il problema non riguarda soltanto la quantità di acqua disponibile, dunque, ma anche le condizioni economiche e infrastrutturali necessarie per farla arrivare nei campi.

Più invasi e reti efficienti: le richieste di Coldiretti

Secondo Coldiretti Puglia, l’aumento delle riserve rispetto allo scorso anno deve diventare un’occasione per programmare interventi strutturali, senza aspettare la prossima emergenza.

Le priorità indicate comprendono il potenziamento della capacità di accumulo, l’ammodernamento delle reti irrigue, la riduzione delle inefficienze e una gestione dei servizi che garantisca costi sostenibili.

La questione interessa l’intero sistema agricolo regionale. La continuità delle forniture idriche è essenziale per programmare le produzioni, tutelare i redditi delle imprese e mantenere le attività nelle campagne.

Coldiretti richiama anche il cambiamento climatico, con periodi di siccità alternati a precipitazioni intense e concentrate. Senza infrastrutture adeguate, parte dell’acqua che arriva durante gli eventi piovosi rischia di non poter essere accumulata e utilizzata nei periodi di maggiore necessità.

Cosa cambia per l’agricoltura pugliese

Il confronto con il 2025 mostra un recupero delle riserve, ma non consente ancora di stabilire se la disponibilità sarà sufficiente per le esigenze delle prossime stagioni irrigue.

Restano da chiarire soprattutto tre aspetti: quanta acqua potrà essere effettivamente destinata all’agricoltura, come evolveranno le tariffe applicate alle aziende e quali interventi infrastrutturali potranno essere realizzati con tempi e finanziamenti definiti.

È su questi elementi che si misurerà la differenza tra un miglioramento temporaneo e una maggiore sicurezza idrica per la Puglia.

Perché il dato del 2026 racconta due realtà contemporaneamente: negli invasi della Capitanata c’è più acqua rispetto a un anno fa, ma il sistema resta esposto alle criticità che Coldiretti chiede di affrontare con una programmazione pluriennale.

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