
Il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro respinge le accuse dei governatori di Lombardia e Veneto. Al centro dello scontro ci sono la sanità, le risorse pubbliche e il rischio di aumentare le differenze tra Nord e Sud.
Antonio Decaro difende il ricorso annunciato dalla Regione Puglia contro le pre-intese sull’autonomia differenziata e respinge le accuse arrivate dai governatori del Nord.
Lo scontro politico si è acceso dopo il via libera del Senato, arrivato giovedì 16 luglio 2026, alle pre-intese che riguardano Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. Secondo il presidente pugliese, il nuovo sistema potrebbe aumentare le differenze tra le regioni, soprattutto nella sanità.
La Puglia è pronta a rivolgersi alla Corte costituzionale. Decaro ha invitato anche la Campania e le altre regioni del Mezzogiorno a valutare la stessa strada.
Fontana accusa Decaro di cercare consenso
Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha criticato duramente l’iniziativa della Puglia.
Secondo Fontana, la posizione di Decaro sarebbe legata alla sua appartenenza politica e alla volontà di ottenere consenso. Il governatore lombardo sostiene che l’autonomia non tolga risorse agli altri territori, ma possa offrire nuove possibilità alle regioni che scelgono di assumersi maggiori responsabilità.
Per Fontana, quindi, il ricorso rischia di trasformare una questione amministrativa e costituzionale in una battaglia tra partiti.
Stefani difende il Veneto e richiama la riforma del 2001
Anche il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani ha risposto a Decaro.
Stefani ha ricordato che il percorso dell’autonomia differenziata è stato reso possibile dalla riforma costituzionale del Titolo V approvata nel 2001 dal centrosinistra. La modifica dell’articolo 116 della Costituzione permette infatti alle regioni di chiedere forme più ampie di autonomia.
Il governatore veneto sostiene che una regione debba poter utilizzare maggiori strumenti e risorse per rendere più forte il proprio sistema sanitario.
Per Stefani l’autonomia significa maggiore responsabilità nella gestione dei servizi. Il Veneto punta a ottenere nuove competenze in quattro settori: sanità, protezione civile, professioni e previdenza complementare.
Damiani: «Il ricorso è propaganda»
Le critiche sono arrivate anche da Forza Italia.
Il senatore pugliese Dario Damiani ha definito il ricorso annunciato da Decaro una scelta di propaganda politica.
Secondo Damiani, il presidente della Regione starebbe utilizzando il tema dell’autonomia per spostare l’attenzione dai problemi della sanità pugliese e dal disavanzo dei conti regionali.
Il confronto sulla sanità pugliese è già molto acceso. Nel Consiglio regionale si è discusso nelle scorse settimane di un disavanzo indicato in 349 milioni di euro, mentre maggioranza e opposizione continuano a dividersi sulle cause e sulle responsabilità.
Decaro: «Difendo i pugliesi, non cerco consenso»
Antonio Decaro respinge le accuse.
Il presidente della Regione Puglia sostiene che il ricorso non serva a ottenere consenso, ma a proteggere i cittadini pugliesi e il diritto alla salute.
Il punto centrale riguarda la possibilità che le regioni con maggiori risorse economiche possano investire di più nella sanità, aumentare gli stipendi e attirare medici, infermieri e pazienti dalle regioni più deboli.
Secondo Decaro, questo meccanismo potrebbe provocare una nuova partenza di professionisti sanitari dal Sud e aumentare la mobilità dei pazienti verso il Nord. Il risultato sarebbe un divario sempre più difficile da ridurre.
Il presidente pugliese teme soprattutto che le regioni con maggiori difficoltà economiche o sottoposte a un piano di rientro possano restare indietro.
Lo scontro riguarda il diritto alla salute
Per Decaro, la partita non è soltanto tra centrodestra e centrosinistra.
Il vero tema è la possibilità di garantire a tutti i cittadini italiani lo stesso livello di assistenza sanitaria, indipendentemente dalla regione nella quale vivono.
Il timore della Puglia è che, con l’autonomia differenziata, la qualità delle cure possa dipendere sempre di più dalle risorse disponibili nel territorio di residenza.
In altre parole, un cittadino potrebbe ricevere servizi diversi in base al proprio codice di avviamento postale.
Le regioni del Nord respingono questa lettura. Fontana e Stefani sostengono che l’autonomia non danneggi il Mezzogiorno e permetta alle amministrazioni regionali di lavorare meglio.
Decaro, invece, ritiene necessario fermare il percorso prima che le differenze già presenti nel sistema sanitario diventino ancora più profonde.
La decisione passa dalla Corte costituzionale
La Regione Puglia presenterà il ricorso se il percorso delle pre-intese andrà avanti.
La Corte costituzionale era già intervenuta nel novembre 2024 sulla legge Calderoli, contestando alcuni aspetti della riforma, in particolare il sistema utilizzato per definire e trasferire le funzioni e il rapporto con i livelli essenziali delle prestazioni.
Ora lo scontro potrebbe tornare davanti ai giudici costituzionali.
Da una parte ci sono Lombardia e Veneto, che chiedono più libertà nella gestione delle risorse. Dall’altra c’è la Puglia, che teme un aumento delle differenze tra Nord e Sud.
Al centro resta la sanità: il servizio pubblico che più di ogni altro misura quanto i diritti dei cittadini siano davvero uguali in tutto il Paese.

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