Robot e antichi maestri della pietra: da Bari parte il progetto europeo da 3,3 milioni

Il progetto coordinato dal professor Giuseppe Fallacara ha ottenuto il finanziamento EIC Pathfinder di Horizon Europe. Dal 2026 al 2029 robotica, intelligenza artificiale e stampa 3D saranno impiegate per innovare la costruzione in pietra e preservare il sapere degli artigiani.
Il progetto Robotomy ha ottenuto un finanziamento europeo da 3,3 milioni di euro e sarà coordinato dal Politecnico di Bari.
La ricerca, guidata dal professor Giuseppe Fallacara, partirà nel settembre 2026 e proseguirà fino al settembre 2029 con il coinvolgimento di università, centri tecnologici e imprese europee.
Il progetto Robotomy utilizzerà robotica, intelligenza artificiale e stampa 3D per innovare la costruzione in pietra e conservare il sapere degli scalpellini e dei maestri muratori.
Il progetto Robotomy vince l’EIC Pathfinder
Il progetto Robotomy ha ottenuto un finanziamento europeo da 3,3 milioni di euro nell’ambito dell’EIC Pathfinder, il programma dell’Unione Europea dedicato alle ricerche di frontiera ad alto contenuto innovativo.
Per il Politecnico di Bari si tratta della prima vittoria in questo prestigioso programma finanziato attraverso Horizon Europe.
Le attività inizieranno nel settembre 2026 e proseguiranno fino al settembre 2029.
A coordinare il progetto Robotomy sarà il Politecnico di Bari attraverso il gruppo di ricerca guidato dal professor Giuseppe Fallacara, ordinario di Composizione architettonica ed esperto internazionale di stereotomia.
Il nome Robotomy deriva dall’espressione inglese “Robotic Stereotomy” e indica l’applicazione della robotica alla lavorazione e alla costruzione di strutture architettoniche in pietra.
Che cos’è la stereotomia studiata da Robotomy
La stereotomia è l’antica disciplina che studia il taglio e l’assemblaggio degli elementi in pietra utilizzati per costruire archi, volte e strutture geometricamente complesse.
Per secoli questo sapere è stato tramandato da scalpellini, muratori e maestri costruttori.
Oggi, però, i mestieri manuali legati alla pietra attirano sempre meno giovani. Il rischio è quello di perdere conoscenze tecniche e artigianali costruite nel corso di generazioni.
Il progetto Robotomy vuole affrontare questa difficoltà attraverso l’impiego delle nuove tecnologie.
L’obiettivo non è sostituire il lavoro umano, ma trasferire il sapere degli artigiani nei sistemi robotici, affinché quelle conoscenze possano essere conservate, sviluppate e utilizzate nell’architettura del futuro.
Come lavoreranno i robot del progetto Robotomy
I robot industriali impiegati nel progetto Robotomy non si limiteranno a tagliare o spostare blocchi di pietra.
Le macchine dovranno imparare ad assemblare archi e sistemi voltati complessi, adattando i propri movimenti alla forma e alle caratteristiche dei singoli elementi.
I sistemi robotici saranno inoltre capaci di controllare in tempo reale il corretto posizionamento dei blocchi e di correggere eventuali errori durante il montaggio.
Secondo il professor Fallacara, la robotica deve essere considerata uno strumento capace di rendere ancora possibile il lavoro tradizionale.
«Il braccio robotico si informa e si nutre del sapere del maestro scalpellino e del muratore, trasformandosi nel custode tecnologico di una tradizione», ha spiegato il docente.
La tecnologia, quindi, non cancellerà l’artigianato, ma potrà renderlo più sicuro, efficiente e sostenibile.

I tre obiettivi del progetto Robotomy
Il progetto Robotomy si svilupperà intorno a tre obiettivi strategici.
Il primo riguarda la progettazione di padiglioni modulari in pietra adatti all’ambiente mediterraneo.
I ricercatori cercheranno di ridurre al di sotto del 25 per cento il numero dei blocchi con forme uniche, favorendo così la produzione industriale in serie.
Il secondo obiettivo riguarda i materiali e la fabbricazione innovativa.
Saranno utilizzate polveri di pietra riciclate per produrre, attraverso la stampa 3D su larga scala, componenti architettonici complessi.
Il terzo obiettivo riguarda l’automazione e l’intelligenza artificiale.
Il progetto prevede lo sviluppo del Task Execution Software, un sistema di intelligenza artificiale capace di coordinare una flotta composta da più robot durante l’assemblaggio degli elementi prefabbricati.
Il controllo in tempo reale dovrà ridurre l’intervento manuale e correggere gli errori di tolleranza durante le operazioni di montaggio.
Il consorzio europeo del progetto Robotomy
Il progetto Robotomy sarà sviluppato da un consorzio internazionale guidato dal Politecnico di Bari.
Il consorzio comprende il Politecnico di Bari, il Politecnico di Milano, l’ETH di Zurigo, la società polacca System 3E, CommonSense Robotics e Flanders Make in Belgio, e l’azienda italiana Day One.
Il Politecnico di Bari coordinerà l’intero progetto.
La società polacca System 3E si occuperà della produzione industriale dei blocchi modulari.
L’ETH di Zurigo svilupperà la stampa 3D su grande scala per la realizzazione di componenti complessi.
CommonSense Robotics lavorerà al software destinato alla flotta robotica.
Flanders Make svilupperà i sistemi di posizionamento e le pinze robotizzate.
Il Politecnico di Milano seguirà la prototipazione robotica e le prove fisiche.
Day One si occuperà degli aspetti normativi, della pianificazione commerciale e della comunicazione.
Un finanziamento europeo altamente selettivo
L’EIC Pathfinder è uno dei programmi più selettivi del Consiglio europeo per l’innovazione.
Il programma sostiene progetti di ricerca capaci di generare nuove tecnologie, creare nuovi mercati o modificare quelli già esistenti.
Secondo quanto riportato dal Politecnico di Bari, mediamente soltanto il 4,5 per cento dei progetti presentati riesce a ottenere il finanziamento.
«Vincere un Pathfinder equivale a vincere una sorta di Premio Oscar della ricerca industriale europea», ha dichiarato il professor Fallacara.
Il riconoscimento premia anche oltre vent’anni di ricerche e sperimentazioni sui materiali lapidei condotte al Politecnico di Bari.
Il progetto Robotomy partirà a settembre 2026
Il primo incontro operativo del progetto Robotomy si terrà nel settembre 2026 a Verona, durante Marmomac, la fiera internazionale dedicata alla pietra naturale.
In quella occasione i componenti del consorzio definiranno le prime attività e selezioneranno le strutture da realizzare.
La sperimentazione procederà per livelli crescenti di difficoltà.
Si partirà dal montaggio robotizzato di archi semplici per arrivare alla costruzione di sistemi voltati complessi e geometricamente innovativi.
Le sedi ufficiali di lavoro saranno Bari, Lecco, Lovanio, Zurigo, Varsavia e Verona.
Il progetto Robotomy crea così un collegamento concreto tra una tradizione millenaria e le tecnologie del futuro.
La pietra, elemento centrale nella storia e nel paesaggio pugliese, diventa il punto di partenza per sperimentare un modello di architettura automatizzata, sostenibile e capace di conservare la memoria degli antichi mestieri.
IA utilizzata come assistenza redazionale; testo verificato, modificato e approvato dal direttore.














