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Ex Ilva, accordo tra Regione e sindacati: ora la partita decisiva si gioca a Palazzo Chigi

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Accordo raggiunto in Regione Puglia. Quattro punti per affrontare la crisi di Taranto: tutela dei lavoratori, intervento dello Stato, continuità produttiva e decarbonizzazione. Ma le decisioni decisive spettano ancora al Governo.

BARI, 16 ottobre 2026 – Istituzioni pugliesi e organizzazioni sindacali trovano una posizione comune sulla vertenza ex Ilva di Taranto. L’intesa è stata sottoscritta ieri, 15 ottobre, nella sede della Presidenza della Regione Puglia, al termine di una giornata di confronto richiesta dai sindacati. L’obiettivo è portare al Governo una piattaforma condivisa per difendere occupazione, salute e futuro industriale dello stabilimento siderurgico.

L’accordo rappresenta un passaggio politico e sindacale, ma non risolve ancora la crisi. Il punto decisivo è che Regione, rappresentanti istituzionali e sindacati chiedono un intervento diretto dello Stato e la convocazione urgente di un tavolo interministeriale a Palazzo Chigi.

Al confronto hanno partecipato le istituzioni locali, la task force regionale per l’occupazione Sepac, le rappresentanze sindacali e i presidenti dei gruppi del Consiglio regionale.

Ex Ilva, i quattro punti dell’accordo sottoscritto in Regione

Il documento individua quattro direttrici sulle quali costruire l’azione comune.

La prima riguarda il documento elaborato dal Consiglio di Fabbrica unitario il 7 ottobre 2026. Le istituzioni presenti ne condividono le proposte e lo assumono come punto di partenza per una piattaforma unitaria.

Il secondo punto riguarda il decreto legge governativo, indicato nell’intesa come provvedimento in corso di pubblicazione. I firmatari ne riconoscono la funzione di intervento temporaneo, motivato dall’urgenza, ma ritengono necessari ulteriori strumenti straordinari per i lavoratori e per garantire una prospettiva industriale allo stabilimento.

In particolare, viene richiesto il diretto coinvolgimento dello Stato nella tutela del lavoro e dell’occupazione.

Il terzo punto impegna le istituzioni, attraverso il presidente della Regione Puglia, a promuovere un’iniziativa unitaria per ottenere la convocazione urgente di un tavolo interministeriale presso Palazzo Chigi.

Produzione e salute: la decarbonizzazione entra nell’intesa

Il quarto punto affronta uno dei nodi centrali della vertenza tarantina: la compatibilità tra attività industriale e tutela della salute.

I firmatari indicano la continuità produttiva, purché sostenibile e compatibile con la salute, come condizione preliminare per qualsiasi discussione sul futuro dello stabilimento.

Il documento prevede inoltre un percorso di decarbonizzazione della produzione, con l’introduzione progressiva dell’idrogeno verde quando le condizioni tecnologiche lo consentiranno.

Si tratta di un indirizzo condiviso, non ancora di un programma industriale operativo. Nell’intesa riportata non vengono indicati tempi, investimenti o modalità concrete per realizzare questa trasformazione.

Il vero banco di prova sarà la risposta del Governo

L’intesa raggiunta a Bari consente alle istituzioni territoriali e ai sindacati di presentarsi con richieste comuni in una fase particolarmente delicata per Taranto.

Resta però una distinzione fondamentale: l’accordo stabilisce cosa chiedere al Governo, non quali misure il Governo abbia già approvato in risposta a quelle richieste.

La convocazione del tavolo interministeriale è ancora un obiettivo da raggiungere. Anche le ulteriori misure a sostegno dei lavoratori e il coinvolgimento diretto dello Stato dovranno essere tradotti in decisioni concrete.

Per i lavoratori dello stabilimento e per l’economia del territorio tarantino, la differenza sarà proprio questa: passare da una posizione condivisa a garanzie verificabili.

L’attenzione si sposta dunque su Palazzo Chigi. Saranno le prossime decisioni governative a chiarire se l’intesa pugliese potrà incidere concretamente sul futuro dell’ex Ilva.

Redazione Pugliapress

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