Incendio nell’Alta Murgia, l’allarme dei geologi: «Dopo le fiamme rischio frane e alluvioni»

Il vasto incendio ha interessato circa 500 ettari tra Gravina in Puglia, Poggiorsini e Corato. Giovanni Caputo, presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia, mette in guardia sui possibili danni al terreno nei prossimi mesi.
L’incendio che ha colpito il Parco Nazionale dell’Alta Murgia ha interessato circa 500 ettari di vegetazione tra Gravina in Puglia, Poggiorsini e Corato.
Boschi, pascoli, terreni coltivati e macchia mediterranea sono stati attraversati dalle fiamme. Il fuoco ha raggiunto anche alcune zone militari, tra cui il poligono di tiro e l’ex polveriera.
Ora, oltre ai danni provocati direttamente dall’incendio, preoccupano anche le conseguenze che potrebbero arrivare nei prossimi mesi.
L’allarme dei geologi dopo l’incendio
A richiamare l’attenzione sui rischi è Giovanni Caputo, presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia.
«Nei mesi successivi all’incendio si potrebbe registrare un incremento del rischio di frane superficiali, colate detritiche e alluvioni, soprattutto in caso di eventi piovosi intensi», spiega Caputo.
Il problema nasce anche dalla perdita della vegetazione. Quando il fuoco brucia piante ed erba, infatti, il terreno rimane più scoperto e più fragile.
La pioggia forte può quindi portare via più facilmente la terra e aumentare il rischio di erosione.
Circa 500 ettari interessati dalle fiamme
Secondo le prime stime, sono circa 500 gli ettari interessati dall’incendio.
Le operazioni di spegnimento hanno visto impegnate 12 squadre dei Vigili del Fuoco, con il supporto della colonna mobile antincendio boschivo del Molise.
Dal cielo sono intervenuti tre Canadair e due elicotteri.
Il forte vento ha reso più difficile il lavoro delle squadre, alimentando le fiamme e cambiando più volte la loro direzione.
I possibili danni al territorio dell’Alta Murgia
L’Ordine dei Geologi della Puglia richiama l’attenzione anche sulla perdita di terreno fertile e sugli effetti per gli habitat naturali.
Le conseguenze possono riguardare anche agricoltori e allevatori che lavorano nelle aree colpite.
Per questo i geologi chiedono che, terminata l’emergenza, venga controllato con attenzione tutto il territorio attraversato dal fuoco.
Tra le richieste ci sono la mappatura delle aree incendiate, il controllo della stabilità dei versanti e l’individuazione delle zone dove intervenire prima.
La richiesta di un piano dopo l’incendio
L’Ordine chiede alle istituzioni regionali e locali un piano straordinario per capire quali danni abbia lasciato l’incendio e quali interventi siano necessari.
I geologi chiedono anche un programma di prevenzione degli incendi nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia, con una maggiore cura del territorio, sistemi di controllo e allerta e attività di informazione rivolte ai cittadini e agli operatori.
«Il fuoco cancella in poche ore ciò che la natura e il lavoro dell’uomo hanno costruito in decenni», sottolinea Caputo.
L’Ordine dei Geologi della Puglia ha dato la propria disponibilità a collaborare con Regione Puglia, amministrazioni comunali ed enti che gestiscono il Parco per valutare i danni e seguire nel tempo le zone colpite.
Dopo lo spegnimento delle fiamme, quindi, il lavoro non sarà finito. Bisognerà capire quanto il terreno sia stato danneggiato e intervenire dove necessario, soprattutto prima dell’arrivo delle piogge più forti.

PugliaPress
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