Ginosa, il canyon pugliese che ricorda Matera

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A 45 minuti da Matera, in direzione del mare, c’è un canyon che quasi nessuno conosce. Si chiama gravina di Ginosa, è lungo dieci chilometri, ha pareti alte trenta metri e custodisce al suo interno due interi villaggi rupestri, oltre venti chiese con affreschi medievali ancora conservati e una biodiversità che comprende il capovaccaio — l’avvoltoio più raro d’Europa.
Non è un’attrazione turistica nel senso commerciale del termine. Non ha biglietterie, non ha orari, non ha file. Ha sentieri in parte segnalati, guide locali che aspettano di essere cercate, e il silenzio che appartiene ai luoghi dove il turismo di massa non è ancora arrivato.
La Gravina di Ginosa
La gravina si apre nel centro storico di Ginosa, piccolo comune nell’entroterra tarantino, e scende verso il fondo come un taglio netto nella calcarenite — la roccia sedimentaria morbida tipica delle Murge ioniche. Il torrente Ginosa, stagionale, ha impiegato decine di migliaia di anni a scavarla. Il risultato è uno spazio naturale che sembra uscito da un romanzo di Lawrence d’Arabia: le stesse rocce color oro antico, la stessa verticalità delle pareti, la stessa sensazione di essere dentro qualcosa di molto più antico di noi.
I villaggi rupestri — il Rione Casale e il Rione Rivolta — sono stati abitati ininterrottamente dalla preistoria fino agli anni Sessanta del Novecento, quando le ultime famiglie hanno lasciato le case-grotta per i palazzi del paese nuovo. Nel 2015 un’alluvione ha sgomberato gli ultimi residenti. Da allora il canyon è visitabile, silenzioso, intatto.
Le chiese rupestri sono la parte più sorprendente. La chiesa di Santa Sofia conserva affreschi di derivazione greco-bizantina databili tra il XII e il XIII secolo: figure di santi in ocra e rosso ferruginoso che guardano dai muri di tufo con un’espressione che l’umidità e gli anni hanno reso, se possibile, ancora più intensa. Il Santuario della Madonna della Loe è ancora vivo: ogni agosto, la rievocazione della Passio Christi trasforma le pareti del canyon in un teatro naturale da migliaia di spettatori.
Perché non è Matera
Il confronto con Matera, che sorge al confine con la Puglia, è inevitabile — e ingeneroso per entrambi. Matera è un sito UNESCO con un milione di visitatori l’anno, i Sassi restaurati, i boutique hotel nei trulli scavati nella roccia. Straordinaria, ma museificata.
Ginosa è ancora autentica. Le chiese non hanno il pannello illustrativo davanti. I sentieri non hanno la guardia all’ingresso. Le case-grotta non sono diventate suite da duecento euro a notte. È la versione di quello che Matera era prima di diventare quello che è — e per questo vale un viaggio dedicato, non una tappa veloce sulla strada per il mare.
Come arrivare
Ginosa è a 45 minuti da Matera, a 55 minuti da Taranto, a un’ora e venti da Bari. L’accesso alla gravina è libero e gratuito, dal belvedere nel centro storico del paese. Per una visita approfondita alle chiese rupestri è consigliabile contattare in anticipo le guide locali: il canyon, a differenza di Matera, non perdona la visita frettolosa.
Agostino D’Angelo, direttore di bestofpuglia.it, guida editoriale sulla Puglia

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