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Vertenza Natuzzi, sindacati ai parlamentari: “Fermare chiusure e delocalizzazioni”

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CGIL, CISL e UIL di Puglia e Basilicata chiedono un intervento politico sulla crisi del gruppo. Intanto 1.750 lavoratori finiscono all’80% di cassa integrazione e parte lo sciopero davanti agli stabilimenti.

La vertenza Natuzzi entra in una fase ancora più delicata. CGIL, CISL e UIL di Puglia e Basilicata hanno scritto ai parlamentari eletti nelle due regioni per chiedere un’iniziativa politica immediata sulla crisi che investe il gruppo del mobile imbottito e che, secondo i sindacati, rischia di colpire in modo pesante occupazione, redditi e tenuta industriale del territorio.

Nella lettera inviata a deputati e senatori, le organizzazioni sindacali spiegano che l’azienda, dopo i confronti avuti al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha comunicato la volontà di procedere con la chiusura e la vendita dello stabilimento Iesce 2 di Santeramo in Colle, con la cessione del ramo d’azienda relativo al sito logistico di La Martella, nel Materano, e con la vendita dell’impianto di Ginosa, già fermo. A questo si aggiunge, secondo quanto denunciato dai sindacati, il trasferimento in Romania di quote importanti di produzione oggi collegate agli stabilimenti pugliesi e lucani.

Per CGIL, CISL e UIL il piano presentato dal gruppo apre un problema occupazionale di grandi dimensioni. Le sigle parlano infatti di un possibile esubero compreso tra 700 e 900 lavoratori, mentre la richiesta di aumentare il monte ore di cassa integrazione peggiora una situazione che da anni pesa sulle buste paga dei dipendenti. Un elemento che rende la vertenza ancora più pesante sul piano sociale, in un’area dove il distretto del mobile imbottito resta uno dei principali riferimenti produttivi.

Vertenza Natuzzi, la richiesta ai parlamentari di Puglia e Basilicata

Nel documento inviato ai rappresentanti eletti, i sindacati contestano la scelta dell’azienda e invitano la politica a intervenire per evitare un ulteriore arretramento del sistema industriale locale. Il punto centrale è la richiesta di riaprire un confronto con il Ministero, le Regioni e le parti sociali, nella convinzione che il piano annunciato da Natuzzi non possa tradursi in una riduzione di attività e occupazione scaricata interamente su lavoratori e territori.

Le tre confederazioni ricordano anche che l’azienda ha beneficiato nel tempo di risorse pubbliche rilevanti, dai fondi della legge 488 ai due accordi di programma regionali in Puglia e Basilicata. Per questo, nella lettera, viene sollecitata una presa di posizione chiara da parte dei parlamentari, chiamati a sostenere ogni iniziativa utile per fermare chiusure, cessioni e delocalizzazioni.

Il timore espresso dai sindacati è che il ridimensionamento produttivo di Natuzzi possa colpire non solo i dipendenti diretti, ma l’intera filiera del mobile imbottito, con ricadute sulle imprese collegate, sull’indotto e sull’economia di aree già provate da anni di crisi industriale.

Sciopero dopo la cassa integrazione all’80% per 1.750 lavoratori

Alla preoccupazione per il futuro si è aggiunta, nelle ultime ore, la notizia della cassa integrazione all’80% per 1.750 lavoratori. Una comunicazione che ha fatto crescere la tensione nei siti produttivi e che ha portato i sindacati di categoria a proclamare lo sciopero a oltranza davanti agli stabilimenti di Laterza, Altamura, Santeramo in Colle e Matera.

Tra gli operai prevalgono rabbia e incertezza. Il peso della crisi si misura soprattutto nelle famiglie che da anni convivono con ammortizzatori sociali e riduzioni di reddito. Adesso il timore è che questa nuova fase non sia una misura temporanea, ma il passaggio verso un ridisegno industriale destinato a svuotare ulteriormente la presenza produttiva del gruppo tra Puglia e Basilicata.

I sindacati chiedono un intervento del Governo e indicano come passaggio decisivo il tavolo già fissato per il 29 aprile dalle Regioni Puglia e Basilicata sul distretto del mobile imbottito. Parallelamente, annunciano un piano di mobilitazione più ampio, con il coinvolgimento delle comunità locali, dei cittadini e delle istituzioni.

La richiesta, in sostanza, è una sola: fermare un piano che, se confermato, rischia di lasciare centinaia di lavoratori senza prospettive e di indebolire uno dei comparti più rappresentativi dell’economia dell’area murgiana e lucana.

Redazione Pugliapress

PugliaPress Quotidiano cartaceo e online dal 7 dicembre del 2000 redazione@pugliapress.it direttore@pugliapress.it

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