Carcere di Lecce, suicidi e sospette overdose: tre morti in un mese

Nuovo allarme negli istituti penitenziari pugliesi. UIL FP e Sindacato Polizia Penitenziaria denunciano sovraffollamento, carenze di organico e presenza di droga.
Tre detenuti morti in un mese nel carcere di Lecce, tra suicidi e sospette overdose. La situazione dell’istituto penitenziario salentino torna al centro delle denunce sindacali dopo il caso del detenuto egiziano di 26 anni trovato impiccato nella cella del reparto “precauzionale” il 21 maggio 2026.
Secondo la UIL FP Polizia Penitenziaria, si tratta del 25esimo detenuto suicida dall’inizio dell’anno a livello nazionale. A Lecce, in pochi giorni, i suicidi sarebbero due: il primo risalente al 13 maggio. A questi si aggiungono, secondo un precedente intervento del Sindacato Polizia Penitenziaria, due decessi per sospetta overdose o abuso di medicinali avvenuti tra aprile e maggio nello stesso istituto.
Carcere di Lecce, sovraffollamento e personale sotto pressione
Gennarino De Fazio, responsabile della UIL FP Polizia Penitenziaria, indica numeri pesanti per la Casa Circondariale di Lecce: 1.419 detenuti a fronte di 787 posti disponibili, con un tasso di sovraffollamento del 180%. Gli operatori di Polizia penitenziaria in servizio sarebbero 578, mentre il fabbisogno stimato viene indicato in almeno 742 unità.
Il sindacato segnala anche una condizione operativa critica nel blocco detentivo in cui è avvenuto l’ultimo suicidio: due soli agenti chiamati a sorvegliare 270 detenuti distribuiti in quattro sezioni. Un rapporto che, secondo la UIL FP, incide sulla sicurezza, sulla prevenzione degli eventi critici e sul carico di lavoro del personale.
Droga in carcere e detenuti con dipendenze
Alla questione del sovraffollamento si affianca quella della droga nel carcere di Lecce e, più in generale, negli istituti italiani. Aldo Di Giacomo, segretario del Sindacato Polizia Penitenziaria, ha denunciato la presenza di sostanze stupefacenti negli istituti penitenziari, richiamando il dato dei detenuti con problemi di tossicodipendenza o dipendenza generale: oltre 20mila persone, pari al 32% della popolazione carceraria.
Di Giacomo parla inoltre di 65 chili di sostanze sequestrate negli istituti dall’inizio dell’anno e di modalità sempre più diverse per introdurre droga, anche attraverso droni o occultamenti in pacchi, alimenti e indumenti. Per il sindacato, il fenomeno rende più fragile la gestione dei detenuti con dipendenze e aumenta i rischi dentro le sezioni.
A livello nazionale, secondo i dati citati dalla UIL FP, i reclusi sarebbero 64.641 a fronte di 46.293 posti disponibili. Il sindacato stima inoltre una carenza di almeno 20mila agenti di Polizia penitenziaria.
Le richieste convergono su più fronti: ridurre la densità detentiva, rafforzare gli organici, garantire assistenza sanitaria adeguata, intervenire sulle strutture e potenziare gli strumenti di controllo. Per i sindacati, il caso di Lecce non può essere letto come un episodio isolato, ma come il segnale di un sistema che fatica a reggere sul piano della sicurezza, della salute e della prevenzione.























