Api e agricoltura pugliese, 45mila colonie sotto pressione

Coldiretti Puglia richiama l’attenzione sul ruolo degli impollinatori: in regione quasi 32mila alveari, oltre 13mila sciami e 1.070 aziende apistiche.
In Puglia api e agricoltura pugliese sono legate da un equilibrio sempre più fragile. Quasi 32mila alveari e oltre 13mila sciami contribuiscono alla biodiversità, alla qualità delle produzioni e alla tenuta di molte colture regionali. A richiamare l’attenzione sul tema è Coldiretti Puglia, che segnala i rischi legati ai cambiamenti climatici e alla pressione crescente sugli ecosistemi.
Secondo i dati richiamati dall’organizzazione agricola, oltre il 75% delle colture alimentari dipende almeno in parte dall’impollinazione. In una regione a forte vocazione agricola come la Puglia, il dato riguarda da vicino ortaggi, frutta, mandorli, ciliegi, colture sementiere e molte produzioni spontanee.
Api e agricoltura pugliese, un equilibrio decisivo
La diminuzione degli impollinatori non incide soltanto sulla produzione di miele. Il problema coinvolge l’intero sistema agricolo, con effetti sulla produttività dei campi, sulla biodiversità e sulla qualità del cibo.
In Puglia la produzione media di miele si attesta intorno ai 14 chilogrammi per alveare. Le colonie, però, sono sempre più esposte a fioriture irregolari, temperature anomale e fenomeni climatici che modificano i cicli naturali. Sono fattori che pesano sul lavoro degli apicoltori e sulla capacità delle api di svolgere il loro ruolo nei campi.
Il comparto regionale conta 1.070 aziende apistiche. La produzione pugliese resta tra le più varie d’Italia, con mieli di mandorlo, agrumi, rosmarino, timo, fiordaliso, sulla, eucalipto, coriandolo, trifoglio e millefiori. Coldiretti segnala anche una presenza crescente di donne e giovani alla guida delle imprese del settore.
Il miele come indicatore della salute degli alveari
Dalla ricerca arriva intanto uno strumento utile per controllare lo stato delle colonie senza ricorrere a pratiche invasive. Uno studio pubblicato su PLoS One e condotto dal CREA Agricoltura e Ambiente, nell’ambito di due progetti europei, ha mostrato come l’analisi del Dna presente nel miele possa fornire informazioni sulla salute delle api.
In passato il monitoraggio dei patogeni richiedeva il campionamento diretto degli insetti. Le nuove tecniche molecolari, basate sull’analisi di Dna e Rna ambientali, consentono invece di utilizzare il miele come bioindicatore. L’indagine su 679 campioni italiani ha rilevato otto diversi patogeni nel 97,5% dei casi, permettendo di valutarne diffusione e presenza nelle diverse aree geografiche e nelle varie tipologie di miele.
Per gli apicoltori pugliesi il miele resta quindi un prodotto alimentare, ma anche uno strumento di lettura dell’ambiente. A pesare sul settore c’è inoltre la concorrenza del miele importato da Paesi extra UE, spesso venduto a costi più bassi e con standard produttivi diversi. Una pressione che rischia di penalizzare le produzioni locali, soprattutto nelle annate condizionate dal clima.

PugliaPress
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