Bari, 13mila occupati in meno: cresce l’area del lavoro fragile

Il dossier della Cisl Bari-Bat, costruito sui dati Istat 2025, segnala un arretramento nell’area metropolitana: aumentano disoccupati, inattivi e precarietà.
La città metropolitana di Bari perde terreno sul lavoro. Il dato più pesante arriva dal nuovo dossier statistico presentato dalla Cisl Bari-Bat: nel confronto con il 2024 gli occupati scendono di 13 mila unità nell’intera provincia, mentre nel solo capoluogo il calo è di 7 mila. Nello stesso periodo crescono i disoccupati e aumenta anche chi smette di cercare un impiego.
Il quadro messo nero su bianco dal sindacato descrive un mercato del lavoro più debole e più instabile. Secondo la Cisl, nella provincia di Bari i disoccupati sono aumentati di 3 mila unità e gli inattivi di 10 mila. Il totale degli inattivi arriva così a 305 mila persone nell’area provinciale, di cui 78 mila nel capoluogo. È un dato che pesa perché segnala non solo la mancanza di posti, ma anche una perdita di fiducia da parte di chi non vede sbocchi concreti.
Città metropolitana di Bari, i numeri del dossier
Nel dossier presentato il 15 aprile dalla Cisl Bari-Bat, l’attenzione non è puntata soltanto sul numero complessivo degli occupati. A preoccupare è anche la qualità del lavoro. Il sindacato indica in circa 100 mila le persone coinvolte nella provincia di Bari in forme di lavoro povero, precario o discontinuo. In parallelo, arretra il lavoro dipendente mentre cresce quello autonomo, segnale che merita un’analisi più attenta perché spesso dietro l’autonomia si nascondono condizioni meno stabili e meno tutelate.
Resta poi aperta la questione del divario occupazionale tra uomini e donne, che la Cisl definisce ancora ampio. Il territorio barese, osserva il sindacato, continua inoltre a restare distante dagli standard europei sull’occupazione: oltre 20 punti sotto l’obiettivo del 78% fissato dall’Unione europea per il 2030.
Più disoccupati e inattivi, la richiesta della Cisl
Alla lettura dei dati, la Cisl affianca una proposta politica e territoriale. Il segretario generale Giuseppe Boccuzzi ha chiesto un patto partecipativo che coinvolga istituzioni, parti sociali, sistema produttivo, università, centri per l’impiego, Camera di commercio e soggetti pubblici già attivi sui servizi per il lavoro. L’obiettivo indicato è costruire una strategia comune, con strumenti di osservazione permanenti e misure verificabili nel tempo.
Il punto, però, è che il rallentamento locale si inserisce in un contesto nazionale che mostra segnali meno uniformi di quanto dicano i numeri generali. L’Istat, nel quadro del mercato del lavoro del quarto trimestre 2025, registra in Italia una lieve crescita degli occupati rispetto al trimestre precedente. Questo significa che il dato barese non può essere letto come un semplice effetto automatico dell’andamento nazionale: c’è una fragilità specifica del territorio che richiede risposte mirate.
Per Bari il rischio è doppio. Da una parte c’è la riduzione dell’occupazione. Dall’altra cresce una fascia di persone che lavora in modo intermittente oppure rinuncia del tutto a cercare. È qui che il dato economico diventa anche sociale. Meno occupazione stabile significa redditi più deboli, famiglie più esposte e minori prospettive per giovani e donne. Il dossier della Cisl consegna quindi un messaggio netto: senza interventi coordinati, il mercato del lavoro barese rischia di consolidare una debolezza che oggi appare già evidente.

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