Fotovoltaico nei campi, il Tar tutela gli ulivi pugliesi

Annullata parte della delibera regionale del 2025. Accolto il ricorso del Gruppo di Intervento Giuridico: gli impianti privati non bastano a superare il divieto previsto dalla legge nazionale.
Il Tar Puglia ferma gli abbattimenti degli ulivi non monumentali destinati a lasciare spazio a pannelli fotovoltaici e serre. I giudici amministrativi hanno annullato la parte della delibera della Regione Puglia del 2025 che consentiva di ricomprendere anche gli impianti privati per la produzione di energia rinnovabile tra le opere di pubblica utilità.
La decisione arriva dopo il ricorso presentato dal Gruppo di Intervento Giuridico, associazione di protezione ambientale. Per il Tar, la disciplina nazionale sulla tutela degli ulivi non consente un’estensione così ampia delle deroghe all’abbattimento.
Il Tar Puglia ferma gli abbattimenti degli ulivi
Al centro della sentenza c’è il rapporto tra tutela del patrimonio olivicolo e realizzazione di nuovi impianti energetici in area agricola. La legge statale prevede un divieto generale di abbattimento degli alberi di olivo, salvo casi specifici e autorizzati.
Secondo i giudici, la delibera regionale ha superato questo limite, includendo tra le opere di pubblica utilità anche interventi privati legati alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Una lettura ritenuta non compatibile con il quadro normativo nazionale.
Il punto non riguarda la legittimità degli impianti fotovoltaici in sé, ma la possibilità di sacrificare oliveti per installarli. Per il Tar, l’installazione di pannelli a terra in zone agricole è ammessa solo in ipotesi precise, che non comprendono l’eliminazione degli ulivi.
Il nodo della delibera regionale
La delibera della Regione Puglia del 2025 aveva aggiornato la disciplina sulle autorizzazioni agli abbattimenti degli ulivi non monumentali. Il provvedimento aveva suscitato contestazioni da parte di associazioni e comitati, preoccupati per il rischio di un allargamento delle possibilità di rimozione degli alberi.
Il Tar ha ritenuto illegittima la parte in cui il provvedimento regionale ampliava la nozione di pubblica utilità fino a includere impianti privati. In questo modo, secondo i giudici, il divieto previsto dalla legge nazionale sarebbe stato trasformato in un regime autorizzatorio più esteso.
Un passaggio importante riguarda anche la sostituzione degli oliveti con altre colture. Per il tribunale amministrativo, eliminare integralmente un oliveto non equivale a migliorare il fondo agricolo, ma comporta la perdita della sua identità produttiva e paesaggistica.
Energia rinnovabile e tutela agricola
La sentenza mette un limite netto alla possibilità di usare la transizione energetica come motivazione automatica per rimuovere ulivi. La produzione di energia rinnovabile resta un obiettivo rilevante, ma deve essere valutata insieme alla tutela della biodiversità, del paesaggio rurale e del patrimonio agricolo.
Per la Puglia il tema ha un peso particolare. Gli ulivi, anche quando non sono classificati come monumentali, rappresentano una componente centrale del territorio, dell’economia agricola e dell’immagine regionale.
La decisione del Tar non chiude il confronto sugli impianti rinnovabili in area agricola, ma chiarisce un principio: gli interventi privati non possono superare automaticamente i vincoli posti a protezione degli oliveti.
La Regione dovrà ora tenere conto della pronuncia nella gestione delle autorizzazioni. Per le associazioni ambientaliste si tratta di un risultato rilevante nella difesa del patrimonio olivicolo pugliese. Per imprese e proprietari agricoli, invece, la sentenza impone una maggiore attenzione nella pianificazione degli interventi.























