Grano duro, CIA Puglia chiede prezzi più giusti per gli agricoltori

Lieve aumento della produzione, ma resta il nodo della redditività. Mercuri e Sicolo: “Il valore del grano italiano va riconosciuto nei contratti di filiera”.
Il prezzo del grano duro italiano resta il punto centrale per il futuro della cerealicoltura pugliese. Il lieve aumento della produzione previsto per l’annata 2026 viene accolto positivamente da CIA Puglia, ma non basta a superare le difficoltà delle aziende agricole.
Il tema è emerso a Foggia, a margine del Durum Days 2026, appuntamento dedicato alla filiera del grano duro. Per Rino Mercuri, presidente provinciale di CIA Agricoltori Italiani Capitanata, l’incremento produttivo non deve far passare in secondo piano la questione economica.
Secondo Mercuri, il dato positivo è legato soprattutto alle condizioni climatiche favorevoli che hanno accompagnato la crescita e la maturazione del grano nei campi. Resta però il problema delle superfici coltivate, che negli ultimi anni si sono ridotte in modo significativo. Alla base, secondo CIA, c’è il calo del valore riconosciuto ai produttori dal 2022 in poi.
Prezzo del grano duro italiano, il nodo dei contratti di filiera
CIA Puglia chiede che nei contratti di filiera venga riconosciuto il reale valore della produzione nazionale. Non solo quantità, dunque, ma qualità, sicurezza alimentare e costi sostenuti dagli agricoltori.
Mercuri ha espresso preoccupazione anche per l’ipotesi di legare il prezzo del grano duro a listini privati. Una scelta che, secondo l’organizzazione agricola, rischierebbe di indebolire ulteriormente i produttori.

Sulla stessa linea Gennaro Sicolo, presidente regionale di CIA Puglia. Il rilancio dei contratti di filiera, al centro del Durum Days, viene considerato necessario, ma non sufficiente senza un impegno concreto di stoccatori e industria.
Per Sicolo, il grano duro italiano rappresenta una materia prima strategica per la pasta 100% italiana. Le importazioni possono coprire una parte del fabbisogno, ma per CIA Puglia la priorità deve essere l’utilizzo del grano nazionale, con un prezzo adeguato al suo valore.
La richiesta al Governo e a ISMEA
CIA Agricoltori Italiani richiama anche il ruolo della CUN, la Commissione Unica Nazionale sul grano duro. Secondo l’organizzazione, il meccanismo non ha ancora garantito un equilibrio tra parte agricola e parte industriale.
Il punto di partenza, per CIA Puglia, deve essere la perimetrazione oggettiva dei costi di produzione. Costi che negli ultimi anni sono cresciuti per carburanti, energia, concimi e fitofarmaci.
Da qui l’appello al ministro Francesco Lollobrigida e a ISMEA: il prezzo riconosciuto agli agricoltori deve partire dai costi reali sostenuti in campo. Diversamente, il rischio è quello di rendere sempre meno sostenibile la coltivazione del grano duro in Puglia e in Italia.
CIA Puglia rilancia infine l’invito ai consumatori a scegliere pasta prodotta con 100% grano italiano. Una scelta che, secondo l’organizzazione, sostiene la filiera nazionale e contribuisce a difendere il lavoro degli agricoltori.

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