Importazioni agroalimentari in Puglia: allarme Coldiretti

Importazioni agroalimentari in Puglia a 3 miliardi nel 2025: Coldiretti chiede etichette chiare per difendere produttori e consumatori.
Le importazioni agroalimentari in Puglia hanno raggiunto nel 2025 i 3 miliardi di euro, segnando un aumento del 4% rispetto all’anno precedente. È il dato che emerge dall’analisi di Coldiretti Puglia su base Ismea, che torna a denunciare l’impatto crescente dei prodotti stranieri sul mercato locale.
Secondo l’associazione, circa la metà del valore complessivo riguarda cereali, in particolare grano, e olio. Un incremento che incide direttamente sulle aziende agricole pugliesi, chiamate a competere con merci che arrivano dall’estero a costi più bassi e spesso senza indicazioni chiare sull’origine.
Importazioni agroalimentari in Puglia, il peso su grano e olio
Il fenomeno delle importazioni agroalimentari in Puglia riguarda in modo significativo le produzioni simbolo del territorio. Il grano duro, base della pasta italiana, e l’olio extravergine sono tra i comparti più esposti.
A questi si aggiunge l’ortofrutta. Coldiretti segnala l’ingresso crescente di prodotti come carciofi dall’Egitto, uva e agrumi provenienti dal Sud Africa, che arrivano sugli scaffali pugliesi con prezzi competitivi rispetto a quelli locali.
Il risultato, secondo gli agricoltori, è una pressione sui margini delle imprese e una concorrenza che diventa difficile da sostenere.
Origine degli alimenti, Coldiretti chiede etichette più chiare
Al centro della mobilitazione c’è il tema della trasparenza. Coldiretti Puglia chiede che l’origine degli alimenti sia sempre indicata in etichetta, senza eccezioni.
“La mancanza di informazioni chiare penalizza i produttori e non permette ai consumatori di scegliere consapevolmente”, sottolinea il presidente regionale Alfonso Cavallo.
La richiesta riguarda anche i prodotti trasformati e quelli serviti nella ristorazione, dove l’origine delle materie prime resta spesso non dichiarata.
Made in Puglia sotto pressione: il nodo dei prodotti trasformati
Un altro punto critico riguarda i semilavorati che entrano nella filiera italiana. Tra questi le cagliate utilizzate per produrre mozzarella e burrata, ma anche prosciutti freschi, latte e derivati.
Secondo Coldiretti, ogni anno arrivano in Italia circa 150mila tonnellate di cagliate, in gran parte attraverso il Brennero. Dallo stesso valico transitano anche grandi quantità di latte estero e altre materie prime destinate alla trasformazione.
Una volta lavorati, questi prodotti possono essere commercializzati come italiani, grazie alle norme attuali che attribuiscono l’origine al luogo dell’ultima trasformazione.
Per il direttore di Coldiretti Puglia, Pietro Piccioni, è necessario intervenire sul codice doganale europeo per evitare che lavorazioni minime permettano di “italianizzare” prodotti stranieri.
La questione, secondo l’organizzazione agricola, riguarda direttamente il futuro del Made in Puglia. Senza regole più rigide sull’origine, il rischio è quello di una concorrenza che continua a penalizzare chi produce sul territorio.
La richiesta è una riforma chiara: etichettatura obbligatoria per tutti gli alimenti venduti in Europa. Un passaggio considerato essenziale per tutelare imprese agricole e consumatori.

PugliaPress
Quotidiano cartaceo e online dal 7 dicembre del 2000
redazione@pugliapress.it
direttore@pugliapress.it























