Cozze illegali a Taranto, denuncia di VeraLeaks

Luciano Manna segnala pesca abusiva, mitilicoltura fuori controllo e presunti canali commerciali paralleli tra Mar Grande e Mar Piccolo.
La cozze illegali a Taranto torna al centro del dibattito pubblico con una denuncia firmata da Luciano Manna per VeraLeaks. Nel comunicato si parla di attività abusive legate alla pesca e alla mitilicoltura, con reti calate tra Mar Grande e Mar Piccolo, attrezzature lasciate in aree pubbliche e un mercato parallelo che, secondo la segnalazione, danneggerebbe gli operatori regolari.
Cozze illegali a Taranto, la denuncia
Nel testo inviato alla stampa, Manna descrive una situazione che si ripeterebbe ogni primavera, periodo in cui aumentano le attività legate alla raccolta e alla vendita dei mitili. La denuncia riguarda in particolare la presenza di barche e mezzi di fortuna in zone visibili della città, tra via Garibaldi, il Lungomare e l’area della Rotonda, non lontano dalla Prefettura.

Secondo VeraLeaks, i controlli sarebbero insufficienti rispetto alla diffusione del fenomeno. Il comunicato critica tavoli istituzionali e protocolli d’intesa, ritenuti poco incisivi se non accompagnati da interventi continui sul territorio.
Il nodo della filiera legale
Uno dei punti più delicati riguarda la concorrenza subita dagli operatori autorizzati. Chi possiede concessioni a mare, sostiene costi di gestione, paga dipendenti e lavora nel rispetto delle regole, rischierebbe di essere messo fuori mercato da un circuito irregolare capace di vendere prodotto a prezzi molto bassi.
Nel comunicato si fa riferimento anche a presunti accordi tra soggetti autorizzati e canali illegali per l’acquisto di cozze a prezzi ridotti. Si tratta di accuse gravi, che richiedono verifiche da parte degli organi competenti. Il tema, però, pone una questione concreta: senza una filiera tracciabile e controllata, il prodotto legale diventa meno competitivo e il mercato si espone a distorsioni.
VeraLeaks richiama inoltre il problema dei furti nei campi mitili e il rischio che alcuni operatori regolari, ormai esasperati, possano abbandonare l’attività.
Salute pubblica e aree sotto sequestro
Un altro passaggio riguarda le strutture e le aree già finite sotto sequestro negli anni. Secondo la denuncia, container e baracche continuerebbero a essere presenti e utilizzati come punti di appoggio per attività irregolari. Manna chiama in causa gli enti pubblici ai quali sarebbero stati affidati quei luoghi, sostenendo che non sarebbero state adottate misure sufficienti per la rimozione delle strutture.
Il comunicato richiama anche il tema della sicurezza alimentare. La vendita di prodotto non tracciato, se confermata, rappresenterebbe un rischio serio per i consumatori e per l’immagine della cozza tarantina, già colpita negli anni da problemi ambientali, controlli sanitari e concorrenza esterna.
Manna cita inoltre la pratica della re-immersione di cozze provenienti da altri mari, tema già emerso nel dibattito locale, con prodotto estero o di altre zone che verrebbe poi immesso nei circuiti commerciali come tarantino.
Appello ai controlli
Nel comunicato non mancano riferimenti alla Guardia Costiera. Manna riconosce difficoltà operative legate a uomini e mezzi, ma chiede un segnale netto e una programmazione stabile dei controlli. L’obiettivo indicato è il ripristino di un livello ordinario di legalità in un settore centrale per l’economia del mare.
La denuncia di VeraLeaks solleva questioni che toccano lavoro, salute pubblica, concorrenza e tutela del territorio. Ora la risposta attesa riguarda i controlli: non episodi isolati, ma interventi continui e verificabili.

PugliaPress
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