Kyma Ambiente a Taranto, conti in rosso e nodo privatizzazione

La crisi di Kyma Ambiente a Taranto torna al centro del dibattito politico e amministrativo. Le voci su una possibile privatizzazione del servizio di igiene urbana si fanno sempre più insistenti, mentre il sindaco Piero Bitetti, almeno per ora, esclude questa prospettiva. Il tema conta perché riguarda direttamente i conti pubblici, la gestione dei rifiuti e il futuro di una partecipata strategica per la città.
L’ex Amiu, oggi Kyma Ambiente, si presenta con un quadro pesante: circa 45 milioni di euro di debiti, un contratto di servizio definito inesistente e già prorogato per tre volte, un concorso sospeso, il ricorso prolungato ad agenzie di lavoro interinale e un termovalorizzatore fermo da anni. Su questa situazione è intervenuta anche l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che ha bocciato l’operato della società in house, alimentando ulteriormente le discussioni su un possibile cambio di gestione.
Kyma Ambiente e l’ipotesi privatizzazione
Nel frattempo la nuova amministrazione prova a prendere tempo. Bitetti ha escluso, al momento, ogni ipotesi di ricapitalizzazione, nonostante fosse stata indicata come un impegno in campagna elettorale. Ha inoltre affidato un incarico da oltre 29 mila euro a un commercialista torinese con il compito di analizzare i conti dell’azienda e verificare lo stato reale della situazione economica.
Sul tavolo, però, restano anche due proposte di project financing ereditate dalla precedente gestione, guidata dall’ex presidente di Amiu Giampiero Mancarelli. È da qui che passa il nodo politico e amministrativo delle prossime settimane. Per i cittadini il punto è semplice: capire se Kyma Ambiente resterà pienamente pubblica o se il servizio rifiuti di Taranto andrà verso una svolta che potrebbe cambiare assetto, costi e organizzazione.

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