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Bari, nuova tecnologia al Di Venere: screening dell’udito più rapido per i neonati prematuri

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L’84° Centro SAR dell’Aeronautica Militare di Gioia del Colle e l’associazione BIMBINTIN ODV hanno donato alla Terapia Intensiva Neonatale una seconda apparecchiatura per le otoemissioni acustiche. Il reparto assiste ogni anno circa 250 neonati prematuri.

L’Ospedale Di Venere di Bari potenzia lo screening uditivo neonatale con una nuova apparecchiatura per le otoemissioni acustiche.

La strumentazione, donata dall’84° Centro SAR dell’Aeronautica Militare di Gioia del Colle e dall’associazione BIMBINTIN ODV, permetterà di individuare più rapidamente eventuali disturbi dell’udito nei neonati.

La nuova tecnologia affiancherà quella già utilizzata dalla Terapia Intensiva Neonatale, che ogni anno assiste e cura circa 250 bambini prematuri.

Una seconda apparecchiatura per lo screening uditivo neonatale

La Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Di Venere dispone da oggi di una seconda apparecchiatura dedicata alle otoemissioni acustiche.

La donazione rafforza la capacità diagnostica del reparto e consente agli operatori sanitari di effettuare gli esami con maggiore rapidità, soprattutto nei confronti dei neonati ricoverati che necessitano di controlli specialistici.

La consegna si è svolta martedì 14 luglio 2026 alla presenza del direttore generale della ASL Bari, Luigi Fruscio, e del direttore dell’Unità operativa complessa di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale del Di Venere, Michele Quercia.

Hanno partecipato anche il comandante dell’84° Centro SAR dell’Aeronautica Militare di Gioia del Colle, Ivano Sorrentino, la presidente di BIMBINTIN ODV, Tiziana Pepe, i rappresentanti della Direzione medica di presidio e della Direzione del Dipartimento Gestione avanzata del rischio riproduttivo e gravidanze a rischio.

Come funziona l’esame delle otoemissioni acustiche

Lo screening mediante otoemissioni acustiche è un esame rapido, non invasivo e indolore, utilizzato per verificare la risposta dell’orecchio interno agli stimoli sonori.

Il test viene generalmente eseguito nei primi giorni di vita. Una piccola sonda, posizionata nel condotto uditivo esterno, emette un lieve suono e registra la risposta prodotta dalla coclea.

Quando la risposta non viene rilevata, il risultato non equivale automaticamente a una diagnosi di sordità. Il neonato viene sottoposto ad approfondimenti per accertare la presenza di un’eventuale ipoacusia congenita oppure di condizioni temporanee, come secrezioni o infiammazioni dell’orecchio medio.

L’utilizzo di una seconda apparecchiatura permetterà al personale del Di Venere di ridurre i tempi degli esami e di garantire una maggiore continuità del servizio.

Perché la diagnosi precoce è importante

La sordità congenita è una delle patologie sensoriali più frequenti durante l’infanzia e interessa, secondo i dati riportati dalla ASL Bari, circa uno o due neonati ogni mille nati vivi.

L’incidenza può essere più elevata tra i bambini ricoverati in Terapia Intensiva Neonatale, dove vengono assistiti neonati prematuri o con particolari condizioni cliniche.

Individuare tempestivamente un deficit uditivo consente di avviare in anticipo gli approfondimenti diagnostici e gli eventuali percorsi terapeutici e riabilitativi.

Un intervento precoce può avere un ruolo decisivo nello sviluppo del linguaggio, delle capacità comunicative, dell’apprendimento e delle relazioni sociali del bambino.

La collaborazione tra sanità, Aeronautica e volontariato

«Ringrazio l’84° Centro SAR dell’Aeronautica Militare di Gioia del Colle e l’associazione BIMBINTIN ODV per questa donazione, che testimonia una straordinaria attenzione verso i nostri piccoli pazienti», ha dichiarato il direttore generale della ASL Bari, Luigi Fruscio.

«La collaborazione tra istituzioni, volontariato e comunità rappresenta un valore aggiunto per la sanità pubblica e ci permette di offrire strumenti sempre più adeguati a un reparto che ogni anno assiste e cura circa 250 neonati prematuri».

Il direttore della Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale, Michele Quercia, ha sottolineato le conseguenze operative della donazione.

«La disponibilità di una seconda apparecchiatura consentirà di rispondere ancora meglio alle esigenze del reparto, assicurando uno screening più rapido e capillare e confermando l’impegno della UTIN nel garantire ai neonati i più elevati standard di assistenza».

La nuova strumentazione rappresenta quindi un investimento concreto nella prevenzione e nella salute dei bambini. Un risultato reso possibile dall’incontro tra il servizio sanitario pubblico, l’Aeronautica Militare e il volontariato.

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