Calcio

TANTI AUGURI, SPADINO. LUCANO DAL CUORE ROSSOBLÙ

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di Guglielmo De Feis


Settantatré anni appena compiuti, ma l’entusiasmo è quello di sempre, mescolato a un amore infinito per la maglia rossoblù. Venerdì Franco Selvaggi ha festeggiato il traguardo nella sua Matera insieme alla moglie Bruna, ai figli Marco, Claudia e Luca e ai nipotini. Ma il cuore, quello vero, resta legato ai colori del Delfino.

«Taranto è sempre la mia seconda città, tutti sanno quanto amo questi colori e questa gente. Cinque anni stupendi e unici in un ambiente che merita ben altre platee. Ci torno spesso volentieri a salutare amici e tifosi. Venni che ero un giovanotto di 21 anni e andai via che ero maturo per la Serie A. Non è poco, visto che grazie al triennio sardo arrivai in nazionale e ho anche un titolo di campione del mondo — pur senza scendere in campo — in bacheca. Sarò eternamente grato alla società jonica. E porto nel cuore Eugenio Bersellini, che ebbi nel biennio al Torino: uno dei miei maestri di vita, autorevole sul campo e onesto come pochi nella vita».

Il Sergente di ferro come Maestro

Selvaggi parla spesso del “Sergente di ferro” di Borgotaro.

«Era l’allenatore che ti valutava per meritocrazia: giocavi solo se ti allenavi bene durante la settimana. Un vero signore del calcio, che il destino ci ha tolto troppo presto. Avevo con lui un rapporto splendido. Lo colloco alla pari di Enzo Bearzot come umanità, e credo sia un privilegio non da poco».

Gli inizi, gli allenatori, i grazie

A Taranto lo portò Guido Mazzetti.

«Un’ottima persona cui ero molto legato. Ma il primo grazie va a Corrado Viciani, che mi fece esordire in A con la Ternana. Ho avuto ottimi rapporti con tutti gli allenatori con cui ho lavorato. Mi dispiace solo che come allenatore e vicepresidente non ho avuto fortuna. Tutti sanno perché nel dicembre 2008 decisi di lasciare, dopo aver esonerato Dellisanti la settimana precedente alla sconfitta col Gallipoli».

La tragedia di Iacovone

«Quell’anno sono sicuro che saremmo andati in Serie A. Eravamo fortissimi e la forza di Erasmo sotto rete era la nostra arma. Che tempi, ragazzi: gente di qualità, uomini veri, gruppo unito. Purtroppo Taranto non ha progettualità, ma spero che questa nuova società costruisca finalmente qualcosa di solido».

La scuola calcio e il dopo-carriera

Oggi Selvaggi gestisce una scuola calcio nella città dei Sassi.

«Ci tenevo molto: è importante che i piccoli imparino a giocare e si divertano. Ma non significa che tutti debbano diventare campioni. Il pallone deve servire a socializzare e a vivere serenamente. La curo con mio figlio Luca, ex rossoblù, e abbiamo buoni elementi. Ho anche investito in un hotel a Metaponto con parco acquatico, Le Palatine. Quando si smette di giocare bisogna pensare al dopo».

Le esperienze in B e l’incontro con Gravina

Due parentesi in Serie B da allenatore, una delle quali a Castel di Sangro con Gabriele Gravina presidente.

«Premessa sincera: come massimo dirigente ha scritto la storia di quella società, portandola dall’anonimato alla seconda serie nazionale. Merita applausi, parliamo di un paese di cinquemila abitanti. Subentrai a Jaconi in una situazione compromessa, ma Gravina mi ha dato tantissimo come persona. Non mischiamo i problemi federali con l’uomo: è competente e preparato. Ho lavorato per la Federazione come capospedizione delle nazionali giovanili quando lui era nei ranghi azzurri, quindi potete capirmi».

Un ritorno a Taranto?

«Nella vita mai dire mai, ma credo sia difficile. Tifo sempre per questi colori e per questa città stupenda, ma ho altri impegni. Ora è fondamentale tornare in D: col nuovo stadio si potranno prospettare situazioni positive».

Il privilegio di essere campione del mondo

«È sempre un titolo prestigioso, e anche se non giocai mai rimarrà qualcosa di meraviglioso da raccontare ai miei nipotini — uno si chiama Francesco come me. Ma era un altro calcio: non c’era l’invasione straniera che oggi ha reso gli azzurri marginali. Noi eravamo un gruppo unito e solido. Il silenzio stampa fu la chiave vincente. Bearzot ci insegnò a isolarci dalle chiacchiere. Le critiche che subì prima della partenza per la Spagna le zittì alla grande».



Francesco Leggieri

Giornalista pubblicista. Collaboratore, a vario titolo, di altre redazioni sportive di giornali, radio e televisioni nazionali. Esperto di attività Audiovisive, fotografiche e cinematografiche (diploma don Orione di Roma 1985). Presentatore televisivo e radiofonico per varie emittenti locali e di eventi anche a carattere nazionale. Scrittore. E' in uscita il suo terzo libro. Esperienza nelle attività di pubbliche relazione in ambito militare.

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