Tubercolosi bovina, obbligo di bolo per 60mila capi nel barese

Coldiretti Puglia chiede misure graduali dopo la sospensione dello status di zona indenne per la provincia di Bari.
La tubercolosi bovina in Puglia torna al centro del confronto tra istituzioni e mondo agricolo. In provincia di Bari, la sospensione dello status di zona indenne per MTBC comporta nuovi obblighi per gli allevamenti, tra cui l’identificazione degli animali tramite marca auricolare e bolo endoruminale. Una misura che riguarda oltre 60mila bovini e che Coldiretti Puglia giudica difficile da sostenere sul piano economico e organizzativo.
Il tema è stato affrontato nell’ultima riunione istituzionale con l’assessore regionale alla Salute Raffaele Piemontese? No: nella nota viene indicato l’assessore Pentassuglia, insieme all’assessore all’Agricoltura Paolicelli, al dottor Mongelli per la sanità animale, all’IZPS, ad ARA Puglia e ai rappresentanti di Coldiretti Puglia.
L’organizzazione agricola ha chiesto una fase iniziale meno rigida e una programmazione che consenta alle aziende zootecniche di adeguarsi senza blocchi operativi. Il rischio segnalato è che l’imposizione immediata dei dispositivi su una platea così ampia di animali possa creare difficoltà concrete agli allevatori.
Tubercolosi bovina in Puglia, i focolai rilevati nel Barese
Nel 2025 sono stati individuati quattro focolai in allevamenti da latte: due a Noci, uno a Santeramo e uno a Bitonto. Nel 2026 se ne è aggiunto un altro a Putignano. Secondo Coldiretti Puglia, si tratta di numeri contenuti rispetto ai circa 1.070 stabilimenti bovini della provincia di Bari, ma sufficienti a incidere sui parametri previsti dalla normativa sanitaria.
La sospensione dello status di zona indenne apre ora una fase delicata. Se entro il 31 dicembre 2026 non saranno registrati miglioramenti significativi, la provincia potrebbe perdere definitivamente il riconoscimento ed essere classificata come zona non indenne.
Coldiretti sottolinea anche un altro punto: l’origine dell’infezione non sarebbe stata ancora chiarita con certezza dagli uffici tecnici regionali. Tra le ipotesi indicate c’è quella di movimentazioni non ufficiali o non adeguatamente controllate di animali provenienti da aree non indenni.
Controlli, movimentazioni e costi per gli allevatori
La sospensione dello status sanitario comporta l’attivazione di un regime di eradicazione. Sono previste prove diagnostiche ufficiali su tutti i bovini di età pari o superiore a sei settimane e controlli obbligatori prima delle movimentazioni legate a pascolo, transumanza o monticazione.
Tra le ipotesi in discussione c’è il ricorso ad aiuti “de minimis” per sostenere le aziende nell’acquisto e nella somministrazione dei dispositivi identificativi. Per Coldiretti Puglia, però, il nodo resta la reale applicabilità della misura, soprattutto per le imprese con numeri elevati di capi.
L’organizzazione chiede un intervento rapido su tre fronti: chiarire l’origine dei focolai, rafforzare i controlli sulle movimentazioni degli animali e individuare soluzioni compatibili con la gestione quotidiana degli allevamenti.
La preoccupazione non riguarda solo l’aspetto sanitario. La vicenda può avere effetti economici e produttivi sull’intero comparto bovino pugliese. Per questo Coldiretti sollecita una gestione più sostenibile, evitando che l’emergenza si trasformi in una crisi strutturale per la zootecnia regionale.

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