«Io non vedo, non sento, ma guido»: le patenti facili correvano più delle automobili

Quasi ottomila rinnovi di patente finiti sotto la lente della magistratura. Secondo l’accusa, in diversi casi sarebbe bastata una telefonata. Altro che visita medica: l’unica cosa controllata con attenzione potrebbe essere stata la data di scadenza.
Pronto, dottore, mi vede?
No.
Mi sente?
Poco.
Posso guidare?
Certamente. Patente rinnovata.
Naturalmente si tratta di una ricostruzione ironica. Ma leggendo quanto emerge dall’inchiesta coordinata dalla Procura di Brindisi, la realtà ipotizzata dagli investigatori rischia di essere persino più sorprendente della battuta.
Un medico certificatore è stato posto agli arresti domiciliari, mentre per sette titolari di autoscuole e agenzie automobilistiche è stato disposto il divieto temporaneo di esercitare l’attività imprenditoriale.
Le accuse, che dovranno essere dimostrate nel corso del procedimento, riguardano a vario titolo ipotesi di falso ideologico e truffa aggravata ai danni dello Stato.
Patenti facili in Puglia: oltre settemila rinnovi sotto esame
L’indagine sarebbe partita da un esposto anonimo nel quale veniva segnalato un numero considerato anomalo di pratiche per il rinnovo delle patenti.
Dagli accertamenti sarebbe emerso che, tra il primo gennaio 2022 e il 29 giugno 2023, il medico avrebbe registrato complessivamente 8.746 visite. Di queste, 7.102 avrebbero riguardato rinnovi di patente nelle province di Brindisi, Lecce e Taranto.
È però necessario essere precisi: questo non significa che siano già state accertate 7.102 visite false.
Il numero rappresenta il complesso delle pratiche finite sotto la lente degli investigatori. Le contestazioni specifiche riguardano i rinnovi analizzati e le dichiarazioni raccolte da alcuni automobilisti.
Molti avrebbero raccontato di non essere mai stati visitati. Altri avrebbero riferito di aver risolto la procedura telefonicamente attraverso l’agenzia. In alcuni casi, il controllo sarebbe consistito soltanto nella lettura di lettere indicate su una parete.
Più che una visita per accertare l’idoneità psicofisica alla guida, una specie di gioco a premi:
«Indovini la lettera e vinca altri cinque anni di patente».
Il medico risultava in un altro luogo
Uno degli elementi sui quali si fonderebbe l’inchiesta è rappresentato dall’analisi delle celle telefoniche.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, in diversi momenti il medico si sarebbe trovato fisicamente in luoghi differenti rispetto a quelli nei quali risultavano certificate le visite.
Una sorta di dono dell’ubiquità applicato alla medicina automobilistica: il medico da una parte, il paziente da un’altra e il certificato già in viaggio verso gli uffici competenti.
Eppure la visita per il rinnovo della patente non è una formalità ornamentale. Serve ad accertare che il conducente possieda ancora i requisiti fisici e psichici necessari per mettersi alla guida.
Dovrebbero essere controllati almeno la vista, l’udito, le condizioni generali e l’eventuale presenza di patologie incompatibili con la sicurezza stradale.
Se l’ipotesi dell’accusa fosse confermata, il principio seguito sarebbe stato molto più semplice:
Io non ti vedo, tu non mi vedi, ma entrambi vediamo benissimo il rinnovo della patente.
Gli automobilisti erano consapevoli?
Esiste poi un secondo aspetto, tutt’altro che secondario.
Un filone dell’inchiesta avrebbe riguardato 102 automobilisti che avrebbero ottenuto il rinnovo senza essere sottoposti a una visita regolare. La Procura avrebbe chiesto l’archiviazione delle loro posizioni, ritenendo possibile l’assenza della consapevolezza di partecipare a un sistema illecito.
Non è infatti automatico che chi si rivolge a un’autoscuola conosca esattamente tutti gli adempimenti previsti, i controlli che devono essere effettuati dal medico e le procedure seguite dall’agenzia.
Il giudice dovrà quindi valutare se gli automobilisti fossero semplici clienti convinti di seguire una procedura regolare oppure se qualcuno fosse consapevole di ottenere una scorciatoia.
Anche in questo caso è necessario evitare processi sommari. Essere coinvolti in un’inchiesta non significa essere colpevoli e tutte le persone interessate hanno diritto di difendersi.
Una patente senza visita non è soltanto burocrazia
La parte ironica finisce esattamente qui.
Una patente rinnovata senza una vera visita medica non rappresenta soltanto un timbro irregolare o una pratica amministrativa gestita con eccessiva disinvoltura.
Su quelle strade viaggiano famiglie, ragazzi, anziani, lavoratori, motociclisti e pedoni.
Una persona con gravi problemi alla vista, con riflessi compromessi o con condizioni di salute incompatibili con la guida può trasformare un’automobile in un pericolo per sé stessa e per gli altri.
La domanda, quindi, non riguarda soltanto il medico, le autoscuole o le agenzie coinvolte.
Com’è possibile che migliaia di pratiche concentrate nelle mani di un solo professionista non abbiano fatto scattare prima controlli approfonditi?
Possibile che nessun sistema informatico abbia segnalato numeri così elevati?
Possibile che nessun ufficio abbia notato ritmi difficilmente compatibili con visite reali, complete e svolte in comuni differenti?
In Italia si controllano la data di una marca da bollo, il formato di una fotografia e il millimetro mancante su un documento. Poi, secondo l’ipotesi investigativa, si potrebbero rinnovare patenti senza controllare realmente la persona destinata a mettersi alla guida.
Sarà la magistratura a stabilire le responsabilità individuali.
Nel frattempo resta l’immagine di una Puglia nella quale, almeno secondo l’accusa, per continuare a guidare non sarebbe stato indispensabile vedere bene.
Sarebbe bastato che qualcun altro chiudesse entrambi gli occhi.
Antonio Rubino è giornalista, editore e direttore del Gruppo Puglia Press e de La Voce del Popolo. Esperto di comunicazione e organizzatore di grandi eventi, ha collaborato anche con la RAI. Leggi la biografia completa














