Invasi pieni tra Basilicata e Capitanata, l’emergenza siccità rientra

Le piogge di inizio aprile riportano le riserve su livelli solidi: Monte Cotugno e Occhito segnano un forte recupero. Resta aperto il nodo della condotta Liscione-Occhito.
Dopo mesi segnati dall’allarme per la scarsità d’acqua, il quadro cambia nettamente. Gli invasi tra Basilicata e Capitanata tornano su valori che mettono al riparo, almeno per ora, da nuove tensioni sull’approvvigionamento idrico. Le piogge degli ultimi giorni hanno consolidato una risalita già avviata nelle scorse settimane e i numeri fotografano una situazione molto diversa rispetto a un anno fa.
Il dato più rilevante arriva dalla Basilicata. Secondo gli aggiornamenti diffusi nei giorni scorsi, il sistema Monte Cotugno-Pertusillo mostra un recupero consistente rispetto allo stesso periodo del 2025. L’Autorità di bacino dell’Appennino meridionale, nei dati richiamati a fine marzo, ha indicato per il sistema Acque del Sud una disponibilità di circa 352 milioni di metri cubi, con un surplus di circa 150 milioni rispetto all’anno precedente. Un segnale chiaro: dopo la fase critica attraversata nei mesi scorsi, la riserva oggi appare decisamente più solida.
Anche in Capitanata il recupero è evidente e qui i numeri ufficiali sono già aggiornati al 6 aprile 2026. Sul sito del Consorzio per la Bonifica della Capitanata, l’invaso di Occhito risulta a 223.226.120 metri cubi, contro i 75.146.700 registrati il 6 aprile 2025. Crescono anche gli altri bacini: Marana Capacciotti sale a 34.661.700 metri cubi, Capaccio arriva a 18.960.000 e San Pietro tocca 13.940.000. È una fotografia che restituisce margini molto più ampi per la stagione irrigua e per la gestione complessiva della risorsa.
Invasi pieni tra Basilicata e Capitanata: cosa cambia
Il primo effetto di questo recupero è pratico. Con riserve più alte già a inizio aprile, il sistema idrico del Sud si presenta con una base più robusta davanti ai mesi caldi, quelli in cui aumentano i consumi civili e soprattutto il fabbisogno agricolo. Questo non significa che il problema dell’acqua sia risolto in modo definitivo, ma vuol dire che, allo stato attuale, non si intravedono le stesse criticità che avevano segnato il recente passato.
Resta però un punto irrisolto che continua a pesare sulla pianificazione futura. Mentre in Basilicata e in provincia di Foggia le riserve tornano a salire, in Molise si è tornati a discutere dell’acqua del Liscione scaricata per motivi di sicurezza dopo il maltempo dei giorni scorsi. Su questo fronte il tema non è soltanto la gestione dell’emergenza, ma soprattutto l’assenza di un collegamento strutturale capace di trasferire la risorsa verso i territori che ne hanno bisogno.
Il nodo della condotta Liscione-Occhito
La condotta tra il Liscione e Occhito resta infatti una delle opere considerate strategiche per il futuro idrico della Capitanata. Il progetto di interconnessione tra i due invasi ha già ottenuto uno stanziamento da 190 milioni di euro previsto dal decreto Infrastrutture del 2025, ma il tema continua a tornare d’attualità ogni volta che le piogge riempiono il bacino molisano e parte dell’acqua non può essere valorizzata nel sistema pugliese.
Il dato politico e tecnico, quindi, è doppio. Da una parte c’è il ritorno a livelli di sicurezza che allontana l’emergenza immediata. Dall’altra resta la conferma che senza infrastrutture moderne il Mezzogiorno continua a muoversi tra abbondanza e spreco, senza una rete abbastanza efficiente per distribuire l’acqua dove serve davvero.
Per il 2026, almeno sul piano delle disponibilità, il quadro appare molto più rassicurante rispetto a un anno fa. Ma la lezione resta la stessa: le piogge aiutano, le opere fanno la differenza.

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