
Antonio Decaro prova a raccontare ai pugliesi che l’aumento delle tasse sia quasi un atto di responsabilità istituzionale. Lo fa utilizzando parole misurate, numeri apparentemente contenuti, toni rassicuranti. Parla di “quattro euro al mese”, di “piccoli sacrifici”, di aumenti limitati necessari per salvare la sanità pubblica.
Ma fuori dai palazzi della politica regionale la percezione è molto diversa.
Perché chi vive la realtà quotidiana sa bene che una famiglia pugliese con 15.500 euro lordi all’anno non può essere considerata una famiglia benestante. È spesso una famiglia che combatte ogni mese con bollette, mutui, affitti, spesa alimentare e costi sanitari che continuano a crescere.
Ed è qui che il dibattito smette di essere tecnico e diventa profondamente politico.
Perché il vero nodo non sono soltanto i quattro euro in più al mese evocati per minimizzare il peso dell’aumento fiscale. Il punto è un altro: oggi ai cittadini pugliesi viene chiesto di coprire un buco sanitario da centinaia di milioni di euro.
Come si è arrivati a questo punto?
Solo pochi mesi fa gli stessi protagonisti del governo regionale parlavano di conti in ordine, di bilanci sistemati, di una gestione virtuosa della sanità pugliese.
Oggi invece emerge uno scenario completamente diverso. Si parla improvvisamente di necessità urgenti, di coperture finanziarie indispensabili, di tasse inevitabili per evitare il collasso del sistema sanitario regionale.
Le cose, allora, sembrano essere soltanto due.
O prima non era stata raccontata tutta la verità ai pugliesi, oppure oggi si sta semplicemente trasferendo sulle famiglie il costo di problemi conosciuti già da tempo ma mai affrontati davvero fino in fondo.
È questo il punto che alimenta il malcontento.
Colpisce anche un altro passaggio del ragionamento politico utilizzato in queste ore: “non è un caso Puglia, succede anche altrove”.
I pugliesi vogliono sapere perché devono pagare loro.
Vogliono capire perché una regione che fino a ieri parlava di equilibrio economico oggi si ritrova costretta a mettere mano alle tasse.
Se quei tagli erano possibili oggi, perché non sono stati realizzati prima?
Perché si arriva sempre al momento in cui la soluzione finale coincide inevitabilmente con nuove richieste economiche ai cittadini?
Perché le tasse non diventano più giuste soltanto perché vengono raccontate bene.
E i cittadini non hanno bisogno di frasi come “lo faccio con la morte nel cuore”.
Hanno bisogno di verità.
Antonio Rubino è giornalista, editore e direttore del Gruppo Puglia Press e de La Voce del Popolo. Esperto di comunicazione e organizzatore di grandi eventi, ha collaborato anche con la RAI. Leggi la biografia completa























