Ponte crollato sul Trigno, i familiari di Racanati contestano la versione del passaggio vietato

Dopo il cedimento del viadotto tra Molise e Abruzzo, i familiari del pescatore disperso contestano la ricostruzione sul passaggio vietato: decisivi potrebbero essere i dati del cellulare.
Nel caso del crollo del ponte sul Trigno emergono nuovi elementi sulla scomparsa di Domenico Racanati, il pescatore disperso dalla sera del 1° aprile. Mentre le ricerche proseguono senza esito, la famiglia respinge l’ipotesi secondo cui l’uomo avrebbe superato volontariamente un blocco stradale per immettersi nel tratto poi crollato.
Secondo quanto riferito dai familiari, da un’applicazione presente sul cellulare della moglie si ricaverebbe un percorso diverso da quello indicato finora. In base a questa ricostruzione, Racanati non avrebbe forzato alcun varco, ma si sarebbe ritrovato su una strada alternativa che conduceva comunque al ponte, in un punto dove non sarebbero stati presenti i new jersey. Un dettaglio che, se confermato, potrebbe incidere in modo rilevante sulla dinamica dell’accaduto.
Domenico Racanati era diretto a Ortona per ritirare una barca acquistata da poco. Viaggiava a bordo di una Fiat Bravo. Fino a questo momento, le ricerche hanno consentito di recuperare soltanto la targa e il paraurti dell’auto. Nessuna traccia, invece, dell’uomo. La famiglia vive giorni di attesa e angoscia: la moglie Vanessa, le due figlie, la madre e i fratelli continuano a sperare, mentre il tempo rende sempre più pesante ogni ora che passa.
A fornire uno dei pochi elementi utili alla ricostruzione è stato il conducente dell’auto che precedeva quella di Racanati. L’uomo ha raccontato di aver visto, attraverso lo specchietto retrovisore, una vettura precipitare nel vuoto. Quel tratto era stato interdetto al traffico, secondo quanto comunicato da Anas, a partire dalle 19 del 1° aprile a causa delle eccezionali condizioni meteo che avevano colpito l’area tra Abruzzo e Molise.
Crollo del ponte sul Trigno, il nodo dei varchi e del percorso seguito
Anas ha spiegato di aver chiuso un tratto di 7 chilometri e 200 metri in prossimità della rotatoria di Petacciato, in provincia di Campobasso, per chi proveniva da sud, e da San Salvo Marina, nel Chietino, per chi arrivava da nord. Dai filmati in possesso dell’ente risulterebbe il transito non autorizzato di due veicoli all’interno dell’area interdetta.
Su questo punto si concentra però la contestazione della famiglia Racanati. I parenti sostengono che Domenico non abbia superato un blocco, ma che possa essere stato indirizzato dal navigatore lungo una viabilità secondaria, ritrovandosi poi sul viadotto senza incontrare sbarramenti evidenti. Anche le comunicazioni, come ha più volte riferito la moglie, si interrompono proprio all’altezza del ponte crollato.
Le ricerche di Domenico Racanati e gli accertamenti sul viadotto
Il caso resta aperto su più fronti. Da un lato ci sono le operazioni di ricerca, che finora non hanno portato al ritrovamento del disperso. Dall’altro ci sono gli accertamenti sulla sicurezza dell’infrastruttura e sulle condizioni del tratto stradale al momento del cedimento.
Anas ha precisato che il viadotto, come altre opere della rete, era sottoposto a controlli periodici dell’intero impalcato e ad attività di manutenzione ordinaria, relative al piano viabile, alle barriere di sicurezza e alla segnaletica. Resta ora da chiarire se la chiusura sia stata segnalata in modo sufficiente su tutti i possibili accessi e se l’automobilista abbia avuto indicazioni tali da evitare il ponte.
È su questi aspetti che si gioca una parte decisiva della vicenda. Per la famiglia di Domenico Racanati, il punto non è soltanto ricostruire gli ultimi minuti del suo viaggio, ma anche stabilire se l’uomo abbia davvero imboccato consapevolmente una strada vietata oppure se sia stato condotto, senza alternative chiare, verso il tratto crollato. Una differenza che pesa sul piano umano e che potrà avere conseguenze anche negli accertamenti in corso.

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