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Manduria non può più aspettare le chiacchiere!

Manduria sta affondando sotto il peso di una politica basata sui personalismi e incapace di agire.

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Negli ultimi decenni, chi ha vissuto da vicino la realtà politica manduriana ha maturato una consapevolezza difficilmente contestabile: la città sembra reggersi su fragili “palafitte”, sostenute più da dinamiche personalistiche che da una visione amministrativa solida e condivisa. Alla base di questa precarietà vi è spesso un narcisismo diffuso, capace di esasperare gli animi e di spingere molti a ricercare, a ogni costo, visibilità e riconoscimento all’interno del Palazzo di Città. La ricerca di visibilità personale, infatti, è stata (e continua ad essere)  uno degli elementi centrali nelle ambizioni di numerosi protagonisti della scena politica locale, tanto tra i membri della giunta quanto tra i consiglieri comunali. Non di rado, anziché lavorare con spirito di servizio per il bene collettivo, qualcuno ha preferito mettere in mostra le proprie doti oratorie mentre, lontano dai riflettori, tesseva strategie e alleanze finalizzate esclusivamente all’acquisizione di incarichi e posizioni di rilievo. In questo contesto, si sono verificati episodi in cui il trasformismo politico è diventato uno strumento ordinario, con  passaggi da uno schieramento all’altro, oppure la costruzione mirata di gruppi di consiglieri necessari a sottoscrivere mozioni di sfiducia nei confronti del sindaco in carica. Vere e proprie forme di pressione politica, talvolta assimilabili a ricatti, che in alcune circostanze hanno avuto successo, mentre in altre si sono rivelate fallimentari. Nel tentativo di mantenere in piedi amministrazioni già fragili, non sono mancati casi in cui si è ceduto a queste dinamiche, compromettendo ulteriormente la stabilità istituzionale. Il risultato di tali comportamenti è stato sotto gli occhi di tutti: amministrazioni cadute prematuramente, spesso dopo meno di due anni di attività, e il conseguente ricorso al commissariamento dell’ente. Una situazione che ha inevitabilmente prodotto disorientamento e sfiducia nella cittadinanza, oltre a un progressivo indebolimento politico della città. Manduria, un tempo punto di riferimento per l’intera area della provincia jonica orientale, ha così iniziato a perdere, uno dopo l’altro, servizi fondamentali. Il settore sanitario ha subito pesanti ridimensionamenti, con la soppressione di interi reparti ospedalieri; sono stati chiusi presidi istituzionali importanti come la Giudicatura di Pace e l’ufficio distaccato dell’Agenzia delle Entrate. A ciò si aggiungono criticità ambientali rilevanti, come l’imposizione sul territorio di discariche con conseguenti rischi di inquinamento e potenziali danni per la salute pubblica. Emblematica, in tal senso, è anche la realizzazione di un grande impianto di depurazione a poche centinaia di metri dal mare, in un’area di pregio paesaggistico e a forte vocazione turistico-balneare, peraltro inserita in un contesto protetto. Una scelta che molti interpretano come il segnale evidente di una debole capacità di difesa del territorio e di una scarsa incisività politica. Se a tutto questo si aggiungono progetti mal realizzati, finanziamenti persi e occasioni di sviluppo sfumate, il quadro che emerge è quello di una comunità che ha pagato un prezzo molto elevato per l’instabilità e per una gestione troppo spesso orientata a interessi individuali piuttosto che collettivi. Oggi, alla vigilia di nuove elezioni amministrative, appare evidente come Manduria e i suoi cittadini abbiano bisogno, più che mai, di un’amministrazione stabile, competente e concretamente operativa. Non serve un gruppo di persone guidate da ambizioni personali o da un narcisismo cronico, né tantomeno figure interessate esclusivamente alla cura del proprio “orticello”. Serve, invece, una classe dirigente capace di visione, responsabilità e coerenza, in grado di restituire alla città dignità istituzionale, servizi adeguati e prospettive di crescita durature. Gianluca Ceresio

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