Olio extravergine, cambia tutto sulle etichette: cosa non sarà più consentito
Il Ministero dell’Agricoltura chiarisce che un prodotto ottenuto miscelando olio extravergine e olio vergine non potrà essere venduto con la denominazione “olio extravergine di oliva”. Lollobrigida: «Regole certe per produttori e consumatori».
Il Masaf cambia le regole sulla miscelazione dell’olio
Il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste ha stabilito che un prodotto ottenuto miscelando olio extravergine di oliva e olio di oliva vergine non potrà riportare in etichetta la denominazione “olio extravergine di oliva”.
Le nuove disposizioni sono contenute nella circolare ministeriale n. 0347821, pubblicata il 16 luglio 2026 e dedicata espressamente alla miscelazione delle due categorie di olio. Il chiarimento introduce un principio preciso: un olio di categoria inferiore non può acquisire la classificazione superiore attraverso la semplice miscelazione con un extravergine.
La denominazione olio extravergine di oliva potrà quindi essere utilizzata soltanto per un prodotto che appartiene integralmente alla categoria superiore e rispetta i requisiti chimici e organolettici previsti dalla normativa.
Lollobrigida: «Informazioni chiare per chi acquista»
Il ministro Francesco Lollobrigida ha collegato il provvedimento alla necessità di tutelare sia chi produce sia chi acquista.
«L’olio è alla base della nostra dieta ed è usato quotidianamente da tutte le famiglie italiane. Per questo c’è bisogno di regole certe per chi produce e imbottiglia e di informazioni chiare per chi acquista e consuma», ha dichiarato il ministro.
Lollobrigida ha sottolineato che oltre un milione di ettari del territorio italiano sono destinati all’olivicoltura, definita un’attività millenaria da proteggere e valorizzare.
Secondo il ministro, regole più stringenti e controlli più intensi devono assicurare che il prodotto commercializzato come olio extravergine italiano corrisponda realmente alle caratteristiche dichiarate. L’obiettivo è offrire maggiori garanzie ai consumatori e difendere il lavoro degli agricoltori.
Che cosa cambia per le etichette dell’olio extravergine
Il punto centrale della circolare riguarda la denominazione commerciale.
Un olio nato dalla combinazione di:
- olio extravergine di oliva;
- olio di oliva vergine;
non potrà essere presentato al consumatore come olio extravergine di oliva, anche quando il prodotto finale dovesse rispettare alcuni parametri chimici previsti per la categoria superiore.
La distinzione è importante perché la classificazione dell’olio non dipende soltanto da valori come acidità e indice di perossidi. Per gli oli vergini ed extravergini contano anche le caratteristiche organolettiche, valutate attraverso analisi sensoriali condotte da panel riconosciuti.
Il Masaf ricorda infatti che la normativa europea stabilisce regole specifiche per la commercializzazione, i controlli di conformità e l’analisi delle caratteristiche degli oli di oliva, compreso il cosiddetto panel test.
Perché la miscelazione era contestata
Coldiretti e Unaprol avevano chiesto un intervento urgente sulla pratica del blending, sostenendo che la miscelazione permettesse di attenuare i difetti di un olio vergine attraverso l’aggiunta di una quantità di extravergine.
Secondo le organizzazioni agricole, questa possibilità rischiava di confondere il consumatore sulla qualità effettiva del prodotto acquistato e di penalizzare le aziende che producono olio interamente extravergine.
Le associazioni hanno quindi accolto positivamente il chiarimento ministeriale, considerandolo uno strumento per contrastare frodi, concorrenza sleale e richiami impropri all’italianità.
Le conseguenze per l’olio pugliese
Il provvedimento assume un peso particolare in Puglia, dove l’olivicoltura costituisce uno dei principali settori dell’agricoltura regionale.
«Lo stop alla miscelazione tra olio vergine ed extravergine rappresenta un passo concreto per restituire trasparenza al mercato e valore al lavoro degli olivicoltori», ha affermato il presidente di Coldiretti Puglia, Alfonso Cavallo.
Per Cavallo è necessario impedire che pratiche capaci di alterare la percezione della qualità del prodotto possano comprimere i prezzi pagati alle imprese agricole e alimentare fenomeni speculativi.
Il direttore regionale di Coldiretti, Pietro Piccioni, ha chiesto inoltre di rafforzare la tracciabilità lungo l’intera filiera, in modo da ricostruire con precisione l’origine, i passaggi e la destinazione dell’olio commercializzato.
Prezzi in calo e costi più alti per gli olivicoltori
La modifica arriva in una fase delicata per il comparto. Secondo le elaborazioni del Centro Studi Divulga riportate da Coldiretti e Unaprol, nell’ultimo anno il prezzo dell’olio extravergine sarebbe diminuito del 50%, mentre i costi sostenuti dagli olivicoltori italiani sarebbero cresciuti di oltre 200 euro per ettaro.
Le organizzazioni indicano una produzione italiana di circa 234 milioni di litri, a fronte di consumi interni pari a 461 milioni, esportazioni per 318 milioni e importazioni che raggiungerebbero i 545 milioni di litri all’anno.
I dati, provenienti dal comunicato delle associazioni e da considerare nel contesto delle loro elaborazioni, evidenziano la forte dipendenza del mercato italiano dalle importazioni e la necessità di distinguere chiaramente origine e categoria del prodotto.
Controlli e nuove tecnologie contro le frodi
Coldiretti e Unaprol chiedono che alle nuove regole si affianchi un rafforzamento delle verifiche.
David Granieri, presidente di Unaprol e vicepresidente nazionale di Coldiretti, propone l’impiego di strumenti come la risonanza magnetica, la mappatura genetica e quella isotopica per identificare con maggiore precisione la provenienza dell’olio.
Le associazioni riferiscono inoltre che le più recenti attività ispettive hanno interessato oltre cinque milioni di chilogrammi di prodotto, con sequestri per un valore complessivo di 10,3 milioni di euro. Anche questi numeri provengono dal comunicato diffuso da Coldiretti e Unaprol.
Cosa devono sapere i consumatori
La nuova circolare non vieta in assoluto la commercializzazione di miscele appartenenti a categorie differenti. Impedisce, però, che il prodotto ottenuto dalla miscelazione di olio vergine ed extravergine venga presentato con la denominazione riservata esclusivamente all’extravergine.
Per il consumatore significa poter contare su un’etichetta più coerente con la natura e la categoria effettiva dell’olio contenuto nella bottiglia.
Per produttori, frantoi e imbottigliatori il provvedimento impone invece una separazione più netta delle lavorazioni, delle registrazioni e delle denominazioni utilizzate nella commercializzazione.
Una tutela per qualità, mercato e territorio
Il chiarimento del Masaf segna un cambio di impostazione nella gestione delle miscele e rafforza il principio secondo cui la classificazione superiore deve corrispondere alla qualità reale dell’intero prodotto.
L’efficacia delle nuove disposizioni dipenderà ora dall’applicazione concreta, dalla tracciabilità delle movimentazioni e dalla capacità degli organi competenti di controllare le diverse fasi della filiera.
Per la Puglia, dove milioni di ulivi continuano a definire il paesaggio e l’economia di numerosi territori, la trasparenza sull’olio extravergine non rappresenta soltanto una questione commerciale. È una condizione essenziale per tutelare il reddito degli agricoltori, la fiducia dei consumatori e il valore di uno dei prodotti simbolo della regione.
Che cosa prevedono le nuove regole sull’olio extravergine?
Dal 16 luglio 2026 un olio ottenuto miscelando olio extravergine di oliva e olio di oliva vergine non può essere etichettato con la denominazione “olio extravergine di oliva”.
La miscelazione degli oli è completamente vietata?
La circolare riguarda principalmente la classificazione e la denominazione del prodotto. Una miscela non può acquisire la categoria “extravergine” soltanto grazie all’aggiunta di olio di qualità superiore.
Che differenza c’è tra olio vergine ed extravergine?
Entrambi sono ottenuti direttamente dalle olive mediante procedimenti meccanici. L’extravergine deve rispettare requisiti chimici più restrittivi e non deve presentare difetti organolettici rilevati dal panel test.
Perché il provvedimento è importante per la Puglia?
La Puglia è la principale regione olivicola italiana. Regole più chiare possono tutelare il valore dell’olio pugliese, il reddito degli agricoltori e la corretta informazione dei consumatori.

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