Agricoltura pugliese, primato nazionale tra costi record e mercati sotto pressione

Gennaro Sicolo confermato alla guida di Cia Puglia: il settore resta centrale per economia e lavoro, ma pesano Xylella, concorrenza estera, scarsi investimenti e fragilità del territorio
L’agricoltura pugliese continua a essere uno dei motori economici della regione, ma si trova davanti a una fase complessa, segnata da costi di produzione in aumento, debolezza strutturale delle imprese e crescente pressione sui mercati. È il quadro tracciato da Gennaro Sicolo, confermato per acclamazione presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani di Puglia al termine dell’assemblea elettiva tenuta a Bari.

I numeri confermano il peso del comparto: il valore della produzione raggiunge circa 4,4 miliardi di euro, mentre il settore incide per il 25% sul Pil regionale e occupa l’8,4% dei lavoratori pugliesi. Un sistema produttivo che resta tra i più importanti del Paese, ma che negli ultimi anni ha perso solidità.
A preoccupare, infatti, è soprattutto la riduzione del numero delle aziende agricole. In un decennio, la Puglia ha perso circa un terzo delle imprese del settore. A questo si aggiungono la difficoltà nel reperire manodopera, il limitato accesso al credito e un ricambio generazionale insufficiente: solo il 6,8% dei titolari d’azienda ha meno di 40 anni, una quota inferiore alla media nazionale.
Agricoltura pugliese: il nodo degli investimenti e della filiera
Secondo Sicolo, per rafforzare la tenuta delle aziende servono scelte capaci di aumentare il reddito e rendere il settore più moderno. Tra le strade indicate ci sono la trasformazione dei prodotti, le filiere corte, l’agriturismo e tutte quelle attività che permettono alle imprese agricole di diversificare.
Uno dei casi più evidenti riguarda l’olivicoltura. La Puglia produce il 51% dell’olio d’oliva italiano, ma sul fronte dell’export resta molto indietro rispetto ad altre regioni. Il dato richiamato da Sicolo è netto: la Puglia esporta quattro volte meno della Toscana. Un divario che mostra quanto il margine di crescita sia ancora ampio, soprattutto sul terreno della commercializzazione, del posizionamento del prodotto e dell’organizzazione della filiera.
Su questo fronte pesa ancora l’emergenza Xylella. Per il presidente di Cia Puglia, il recupero del potenziale produttivo nelle aree colpite non può più attendere. La richiesta è quella di un piano pienamente operativo, affiancato da una struttura straordinaria capace di sostenere ricerca, prevenzione, contenimento del batterio e reimpianti. La stima indicata è di 2 miliardi di euro.

Xylella, Mercosur e dissesto: le emergenze aperte
Nel quadro tracciato da Sicolo entrano anche le criticità legate alla Politica agricola comune, giudicata non adeguata rispetto ai bisogni reali del comparto, e le preoccupazioni per il Mercosur. Il timore è che l’apertura a nuovi flussi commerciali senza sufficienti garanzie possa aggravare la concorrenza nei confronti delle produzioni locali, già strette tra costi elevati e margini ridotti.
Restano aperte anche le questioni che riguardano il grano, la trasparenza del mercato e la distribuzione del valore lungo la filiera, con rapporti di forza ancora fortemente sbilanciati a favore della grande distribuzione. Per Cia Puglia servono più controlli, tracciabilità e strumenti che tutelino davvero i produttori.
Un altro fronte riguarda l’acqua e la manutenzione del territorio. Le piogge degli ultimi mesi hanno attenuato il rischio di una nuova emergenza idrica, ma non risolvono il problema. La gestione delle risorse irrigue, il ruolo dei consorzi, la bonifica e la sicurezza idraulica restano temi centrali. Gli allagamenti, le frane, i cedimenti di strade e ponti registrati in varie aree della regione riportano al centro una fragilità che non può essere affrontata solo in emergenza.
Per l’organizzazione agricola servono opere contro il dissesto idrogeologico, pulizia dei canali, manutenzione dei corsi d’acqua e infrastrutture adeguate nelle aree rurali. Alla tenuta del comparto sono legati anche altri temi: la gestione dei rifiuti abbandonati nelle campagne, la diffusione della fauna selvatica, la sicurezza nelle zone agricole e la qualità dei servizi sanitari e sociali nei territori più interni.
La conferma di Sicolo arriva dunque in una fase delicata. Il peso economico dell’agricoltura pugliese resta decisivo, ma senza investimenti, organizzazione e difese più forti sul piano produttivo e commerciale, il primato rischia di non bastare.

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