Puglia più aperta nei campi: 590 imprese agricole straniere, Foggia e Lecce trainano il fenomeno

Le imprese agricole straniere in Puglia sono 590 e raccontano un settore sempre più aperto, dinamico e capace di attrarre competenze dall’estero. Il dato, diffuso da Coldiretti Puglia su base Movimprese, fotografa una presenza imprenditoriale ormai stabile dentro filiere strategiche dell’agroalimentare regionale, dove esperienza, capacità organizzativa e adattamento stanno diventando fattori decisivi.
La distribuzione sul territorio segue la vocazione produttiva delle province pugliesi. A guidare la classifica è Foggia con 198 aziende agricole condotte da imprenditori stranieri e un’incidenza del 4,8%. Seguono Lecce con 112 imprese e un’incidenza dell’11,9%, Bari con 94 aziende pari al 4,3%, Brindisi con 78 e il 6,2%, Taranto con 53 e il 4,7%, infine la BAT con 45 aziende e il 2,5%. Un quadro che conferma quanto l’agricoltura pugliese sia attrattiva proprio nelle aree dove la produzione resta più intensa.
Accanto alle imprese agricole straniere in Puglia, pesa in modo decisivo anche il lavoro nei campi. Secondo Coldiretti, sono 22.314 i lavoratori stranieri regolarmente impiegati in agricoltura nella regione, pari al 10% dei lavoratori agricoli extracomunitari presenti in Italia. La loro presenza è particolarmente forte nelle coltivazioni arboree, soprattutto tra frutta e viticoltura, dove raggiunge il 53,8%, e nelle colture orticole con il 17,7%.
Imprese agricole straniere in Puglia, un pilastro per raccolte e competitività
Quasi l’88% dei braccianti extracomunitari lavora con contratti stagionali legati ai cicli produttivi. Una dinamica che, per Coldiretti Puglia, è diventata essenziale per garantire le raccolte e sostenere un comparto che soffre la carenza di manodopera italiana. Cresce intanto la richiesta di figure specializzate, dai trattoristi ai potatori, fino ai raccoglitori e agli addetti alla multifunzionalità agricola. Per il lettore e per il territorio il messaggio è chiaro: senza strumenti adeguati per continuità produttiva e competitività, un pezzo centrale dell’economia pugliese rischia di rallentare.
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