UNO MAGGIO TARANTO 2026: LA GIORNATA IN CUI LA CITTÀ HA RESPIRATO SE STESSA

È successo ancora: Taranto, quando decide di essere grande, lo è davvero.
Non c’erano i nomi altisonanti del Concertone romano, ma non è lì che si misura il valore di un evento. La riuscita non passa per la notorietà: passano i contenuti, la qualità, il sacrificio degli operatori. E l’Uno Maggio Libero e Pensante 2026 lo ha dimostrato una volta di più.
Non è stato solo un concerto, né un appuntamento rituale. È stato un rito collettivo, un abbraccio largo quanto il Parco Massimo Battista, un respiro profondo che ha unito musica, memoria, rabbia, visione e quella ostinata speranza che qui non muore mai.
Il tema Restiamo umani non è rimasto uno slogan: si è fatto carne, voce, passi, mani alzate.
Brunori Sas è stato l’amico di sempre, con la sua delicatezza e la sua verità.
I Subsonica hanno fatto vibrare il prato come se Taranto fosse una capitale europea dell’elettronica.
Gemitaiz, Giorgio Poi, Margherita Vicario, Mama Marjas, Fido Guido, Catu Diosis, Rekkiabilly, Madkid con Moddi… ognuno ha portato un pezzo di mondo, e Taranto glielo ha restituito amplificato.
E poi il collettivo, un’esplosione di creatività cucita addosso a questo palco e a questa città che non ha paura di mischiare linguaggi e generazioni.
Il momento più intenso è arrivato quando Omar Barghouti, per la prima volta in Italia, ha preso la parola.
Accanto a lui Francesca Albanese, Tomaso Montanari, Amnesty, Emergency, le reti ambientaliste, le lotte territoriali.
E poi la presenza che ha gelato e scaldato insieme: Maria Teresa Daprile, vedova di Claudio Salamida.
Una testimonianza che ha attraversato il parco come un silenzio che parla più forte di qualunque amplificatore.
Il dottor Valerio Cecinati ha ricordato, con la sua autorevolezza gentile, che la salute dei bambini non è negoziabile.
E Taranto ha ascoltato, come si ascolta una verità che si conosce già, ma che fa male ogni volta.
Alla conduzione, Andrea Rivera, Martina Martorano, Serena Tarabini e Maria Cristina Fraddosio hanno cucito la giornata con ironia, lucidità e ritmo.
Fraddosio ha guidato anche la tavola rotonda con Riccardo Noury, trasformandola in un momento di pensiero collettivo, non in un semplice preambolo.
Dal backstage, Maura Gancitano e Andrea Colamedici hanno portato la loro maratona Tlon: un flusso continuo di riflessioni, volti, emozioni.
Un controcampo prezioso, che ha mostrato l’anima dell’evento da dentro. Interessante il collegamento con Alessandro Mantovani che arriva mentre il mare di Creta respira lento, come se anche lui stesse aspettando qualcosa. L’inviato del Fatto Quotidiano è a bordo di una delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, una delle poche riuscite a sfuggire all’abbordaggio della marina israeliana nella notte che ha cambiato il viaggio di tutti.
La sua voce, disturbata dal vento, porta con sé l’incertezza di queste ore sospese.
«Stiamo cercando di capire quale sarà il destino dei 173 attivisti portati via e ora trattenuti dalle autorità greche», racconta. È un’attesa che pesa, che si allunga sull’acqua come una scia.
Accanto a lui c’è Daniele Gallina, compagno di equipaggio. I due parlano dell’emozione che li ha travolti quando hanno visto le immagini e i racconti delle manifestazioni in Italia: piazze piene, striscioni, voci che chiedono libertà per gli attivisti e per Gaza.
Un’onda di solidarietà che, dicono, ha attraversato il Mediterraneo e ha raggiunto la loro barca come un abbraccio inatteso.
In questo tratto di mare, tra la paura e la speranza, ciò che arriva da casa diventa un’ancora. E una promessa che nessuno è davvero solo.
Anche questo, in questa epica giornata.
Se tutto ciò è accaduto, è perché c’è un gruppo di persone che da tredici edizioni tiene accesa una fiamma che altrove si sarebbe spenta.
Il Comitato dei Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti non organizza un concerto: costruisce un atto politico, culturale e umano.
Lo fa senza finanziamenti pubblici, senza padrini, senza compromessi.
Lo fa con una dedizione che ha il sapore delle cose necessarie.
Quest’anno più che mai, il loro lavoro è apparso in tutta la sua grandezza:
la cura dei dettagli, la scelta degli ospiti, la capacità di tenere insieme musica e diritti, festa e denuncia, leggerezza e profondità.
Taranto lo sa.
E ieri lo ha restituito con una partecipazione che sembrava un grazie collettivo.
Quando le luci si sono spente, il prato era ancora pieno.
La gente non voleva andare via.
Forse perché, per un giorno, Taranto ha visto la versione migliore di sé stessa.
E ha capito che quella versione non è un sogno: è possibile, concreta, già viva.
L’Uno Maggio 2026 è stato questo:
un atto d’amore verso una città che continua a lottare, a creare, a resistere.
E il comitato, ancora una volta, ne è stato il motore instancabile.
La sintesi in immagini è stata curata da DaM.




Giornalista pubblicista. Collaboratore, a vario titolo, di altre redazioni sportive di giornali, radio e televisioni nazionali. Esperto di attività Audiovisive, fotografiche e cinematografiche (diploma don Orione di Roma 1985). Presentatore televisivo e radiofonico per varie emittenti locali e di eventi anche a carattere nazionale. Scrittore. E’ in uscita il suo terzo libro. Esperienza nelle attività di pubbliche relazione in ambito militare.























