Calcio

Luigi De Canio benedice Giuliatto: Farà bene

Pubblicità

GUGLIELMO DE FEIS

Il nuovo tecnico rossoblù Alberto Giuliatto ha già una benedizione ufficiale ed è quella di Luigi De Canio, 68enne materano di origine, che lo ha avuto alle sue dipendenze nel Lecce negli anni scorsi.
Il tecnico lucano, da qualche mese fermo dopo una breve parentesi con l’Invicta Matera, storica compagine della città dei Sassi, fresca di approdo in Eccellenza, nelle vesti di responsabile dell’area tecnica, spiega bene le qualità del trainer trevigiano di origine di stanza nella città salentina da anni.
“Su Giuliatto vi garantisco che prima di tutto è un ragazzo in gamba che ho allenato con piacere in giallorosso ed ho notato sin da subito grande spirito di applicazione e carattere. Non lo conosco come allenatore ma ho tastato con mano che aveva tanta qualità nel capire e studiare a livello tecnico-tattico. Chiaro, allenare non è la stessa cosa di quando si è calciatori, sono due aspetti molto diversi tra loro. Ma sono convinto che potrà esprimersi bene anche in una piazza difficile come Taranto, se mi dite che a Maglie ha sfiorato i play/off in Eccellenza credo che sia un grosso risultato per la piazza salentina”.
Taranto e Matera accomunate da anni di problematiche societarie ed entrambe nel massimo torneo regionale.
“Non fraintendiamoci, l’Eccellenza pugliese è una cosa e quella lucana un’altra. Le differenze sono abissali perchè nella vostra regione ci sono realtà con trascorsi in massima divisione e serie B, mentre in Basilicata Potenza e Matera, salvo casi sporadici di serie B ormai atavici nel tempo, hanno vissuto negli anni grosse sofferenze. Ora il capoluogo è in C col Picerno, ma sono casi sporadici, non si possono assolutamente fare paragoni. Ma è anche vero che purtroppo nel calcio, lo dico per esperienze personali passate, gravitano troppi personaggi discutibili e la progettualità viene spesso meno proprio per questo motivo”.
Lei ha avuto numerosi presidenti come Pozzo ad Udine, i compianti Semeraro a Lecce e Scibilia a Pescara su tutti. Il primo creò un modello societario che dura da ben quarant’anni con le scoperte di talenti sconosciuti tra cui Pizarro che allenò proprio in Friuli.
“Il primo mi ha insegnato la cultura dell’attenzione sui bilanci in prim’acchito e la valorizzazione di questi talenti sconosciuti poi rivenduti a peso d’oro. Ha saputo ben mettere in chiaro le cose al territorio e non a caso i tifosi udinesi non lo hanno mai contestato. Non è un caso che l’Udinese è un modello dirigenziale da quarant’anni esatti, sono stato lì tre stagioni sia pure in due periodi diversi e posso dirlo con orgoglio. Semeraro ha pagato il dazio di stare a disagio in mezzo a certe situazioni poco piacevoli, ha provato a creare a Lecce riuscendoci un grosso modello societario ma poi altri fattori particolari lo hanno costretto a dire basta. Scibilia invece ha rispecchiato la classica persona schietta e diretta che però i tifosi abruzzesi non hanno mai capito fino in fondo. Ma purtroppo contestare i presidenti è una classica, lo trovo assurdo ovvio, ma il tifoso è così”.
A quasi 69 anni ha ancora voglia di allenare?
“Io sono un allenatore. Non sono assolutamente un pensionato, giro, seguo partite e mi aggiorno. Verrò anche a vedere il Taranto qualche volta perchè voglio vedere Alberto all’opera, studiare il suo credo tattico. Vi chiedo di cuore di abbracciarmelo con affetto, è un ragazzo d’oro, un vero piacere averlo avuto alle mie dipendenze. Sono convinto che sappia il fatto suo e che conosca bene tante cose a livello tecnico-tattico, del resto non si diventa allenatori per caso. Ma studiando ed approfondendosi passo dopo passo”.
Lei ha avuto a Siena come vice un certo Antonio Conte, oggi accostato a riprendere in mano la guida della Nazionale maggiore, lo vedeva già un allenatore vincente?
“Non sta nemmeno bisogno di dirle certe cose. Parliamo di uno che ha la mentalità vincente nel sangue da sempre, uno che martella tutti e tutto da mattina a sera. Sarebbe giustissimo consegnargli la panchina azzurra subito e senza nemmeno pensarci mezzo secondo. Ha vinto ovunque è andato, addirittura uno scudetto a Napoli che è una piazza difficilissima nella quale ho anche allenato sia pure in una situazione societaria ormai allo sfascio completo”.
Da calciatore militò a Chieti con l’ex capitano rossoblù Giorgio Nardello.
“Un ragazzo d’oro che vi chiedo di salutarmi anch’esso con affetto sincero. Una persona squisitissima prima di tutto a livello umano oltre che grosso lottatore in difesa. Mi diceva sempre dei suoi anni a Taranto, dell’affetto verso città e tifosi. E vi chiedo anche di salutarmi di cuore Fulvio Bussalino col quale giocai a Matera prima di andare in Abruzzo, gente vecchio stampo di una volta oggi introvabile”.

Francesco Leggieri

Giornalista pubblicista. Collaboratore, a vario titolo, di altre redazioni sportive di giornali, radio e televisioni nazionali. Esperto di attività Audiovisive, fotografiche e cinematografiche (diploma don Orione di Roma 1985). Presentatore televisivo e radiofonico per varie emittenti locali e di eventi anche a carattere nazionale. Scrittore. E' in uscita il suo terzo libro. Esperienza nelle attività di pubbliche relazione in ambito militare.

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante per tornare all'inizio