Calcio

DE VITIS, 62 ANNI E UNA VERITÀ CHE NON CAMBIA: TARANTO MERITA DI RISALIRE

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di Guglielmo De Feis

«L’Eccellenza è difficile e vincerla è un terno al lotto. Basta guardare la serie D: nel nostro girone c’era anche la Pistoiese, un’altra nobile decaduta. Ora faremo i play-off e ci sono buone possibilità di ripescaggio in C. Anche Piacenza ha vissuto anni complicati. Ho iniziato ad allenare i giovani e qui è cresciuto un certo Alberto Gilardino, anche se non lo ebbi direttamente: era già in Primavera mentre io guidavo gli Allievi.
Questa società ha lanciato i fratelli Inzaghi. Io fui compagno di squadra di Filippo, all’esordio in B: già allora si vedeva che avrebbe vinto coppe, scudetti e persino un Mondiale».

DA TARANTO ALL’UDINESE: L’ASCESA DI TOTÒ

«Nel 1988 salii a Udine e all’inizio non fu semplice ambientarmi. Ma conobbi un presidente come Pozzo, uno che aveva idee innovative. I risultati dell’Udinese parlano da soli. Giocai accanto ad Abel Balbo, un signore vero e un centravanti della nazionale argentina. E poi Gallego, Sensini… uomini veri, prima ancora che campioni.
In sede vedevo cassette di campionati stranieri sconosciuti: a molti sembravano stranezze, ma oggi direi che non serve aggiungere altro».

PIACENZA, CASA PER SEMPRE

«Qui sono nati i miei figli. Riconquistammo la serie A in un’annata in cui nessuno credeva in noi. L’anno dopo, senza stranieri, ce la giocammo con tutti, retrocedendo in modo… diciamo discutibile. La famosa vittoria della Reggiana a San Siro contro il Milan campione d’Italia fece parlare parecchio.
Questo dimostra che con una dirigenza valida e una progettualità seria si può ottenere tutto. Lo stesso a Verona, dove chiusi la carriera giocando con Aglietti, oggi un allenatore preparatissimo ma mai considerato come meriterebbe».

GLI ANNI AL SASSUOLO

«Ne vado fiero. È una società modello: persone perbene, ambiente sereno, stadio di proprietà, cultura del lavoro impeccabile e un settore giovanile curato con meticolosità».

IL CASO VADO E IL TEMA STADI

«La rinuncia all’iscrizione è l’ennesima prova che il problema stadi non verrà mai risolto. Mi dispiace per Giorgio Roselli: non meritava l’esonero. Un campionato vinto sul campo è frutto di sacrifici e vanificarlo così è un’amarezza enorme».

E TARANTO?

«Preferisco non pronunciarmi. È un quadro che si ripete da sempre, anche quando giocavo lì. La progettualità è tabula rasa. In Puglia molte piazze faticano da anni, tranne la mia Lecce.
Non ho mai vestito la maglia giallorossa perché andai giovanissimo a Napoli, dove debuttai in A il giorno del mio diciottesimo compleanno: il famoso 2-2 col Genoa che fece retrocedere il Milan».

Auguri Totò. Bomber si nasce, non si diventa.

Francesco Leggieri

Giornalista pubblicista. Collaboratore, a vario titolo, di altre redazioni sportive di giornali, radio e televisioni nazionali. Esperto di attività Audiovisive, fotografiche e cinematografiche (diploma don Orione di Roma 1985). Presentatore televisivo e radiofonico per varie emittenti locali e di eventi anche a carattere nazionale. Scrittore. E' in uscita il suo terzo libro. Esperienza nelle attività di pubbliche relazione in ambito militare.

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