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Pappagalli verdi in Puglia, via al piano di contenimento

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Regione Puglia e Università di Bari avviano monitoraggio e rimozione dei nidi. Coldiretti e Cia: danni gravi a mandorleti, frutteti e biodiversità.

La Regione Puglia avvia il contenimento dei pappagalli verdi in Puglia, una presenza ormai stabile in molte aree agricole e urbane del Barese. Il provvedimento riguarda il parrocchetto monaco, specie aliena invasiva di origine sudamericana che negli ultimi anni ha causato danni rilevanti a mandorleti, frutteti e altre colture.

L’accordo è stato sottoscritto tra Regione Puglia e Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, attraverso il Dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie e Ambiente. L’intesa prevede attività di monitoraggio e gestione della specie, con l’approvazione delle prime linee di indirizzo per il controllo e la rimozione dei nidi sul territorio regionale.

Pappagalli verdi in Puglia, cosa cambia

Le linee guida stabiliscono protocolli di intervento, criteri di selettività per tutelare la biodiversità autoctona e modalità di smaltimento del materiale rimosso secondo la normativa sanitaria. La rimozione dei nidi sarà prevista nei casi di criticità, in particolare quando ci sono rischi per la sicurezza pubblica, danni a infrastrutture e reti o gravi conseguenze per l’agricoltura.

Coldiretti Puglia valuta positivamente l’avvio del piano, dopo le numerose segnalazioni arrivate dagli agricoltori. Anche Cia Agricoltori Italiani di Puglia parla di “strada giusta”. Il presidente regionale Gennaro Sicolo ha definito il provvedimento un passo avanti atteso da anni, ringraziando l’assessore Paolicelli e l’Università di Bari.

Dal 20 maggio partirà inoltre una formazione specifica destinata a cacciatori abilitati e proprietari di fondi privati. L’obiettivo è preparare personale autorizzato per attività di gestione e contenimento della specie, nel rispetto delle procedure previste.

Danni a mandorle, fichi, ciliegie e impianti agricoli

I parrocchetti colpiscono soprattutto mandorle, fichi e ciliegie, ma possono danneggiare anche pesche, albicocche e uva da tavola. Nei mandorleti riescono a rompere il guscio ed estrarre il frutto, lasciando sugli alberi prodotti rovinati o inutilizzabili.

Il problema riguarda in modo particolare Bitonto, Molfetta, Ruvo, Terlizzi, Binetto e altri comuni dell’Area Metropolitana di Bari. Le segnalazioni arrivano anche da Bisceglie, Giovinazzo, Palese, Palo del Colle e dall’Alta Murgia.

Secondo le organizzazioni agricole, i cambiamenti climatici potrebbero aver favorito l’adattamento della specie, abituata a condizioni più calde e umide. La diffusione sarebbe partita da Molfetta oltre vent’anni fa, per poi estendersi rapidamente attraverso grandi nidi multifamiliari.

Oltre ai frutti, gli agricoltori segnalano danni agli impianti di irrigazione, presi di mira dai volatili per abbeverarsi. Per Cia Puglia, il tema non riguarda solo le perdite economiche, ma anche l’equilibrio ambientale, messo sotto pressione dalla crescita incontrollata di diverse specie selvatiche e invasive.

La Puglia resta una regione centrale per la mandorlicoltura italiana: sono coltivati 19.428 ettari a mandorlo, pari al 35% della superficie nazionale, con oltre 264mila quintali prodotti. La provincia di Bari concentra più del 63% della superficie regionale.

Il piano sui parrocchetti si inserisce in un quadro più ampio che comprende storni, cinghiali, lupi, cani inselvatichiti, lepri, cormorani e granchio blu. Per il mondo agricolo, la priorità è passare dalle segnalazioni agli interventi, con azioni mirate e personale formato.

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