Trani, sequestrate tutte le bancarelle del pesce al porto

Provvedimento del Tribunale dopo le indagini dei carabinieri: sotto sequestro le strutture di vendita riconducibili a otto persone. Contestate irregolarità sanitarie, ambientali e sull’uso del demanio.
Tutte le bancarelle del pesce presenti sul porto di Trani sono state sequestrate nella mattinata di giovedì 2 aprile, in esecuzione di un provvedimento disposto dal Tribunale al termine di un’attività investigativa coordinata dalla Procura. Il sequestro riguarda strutture e piani mobili usati per la vendita al dettaglio di prodotti ittici e riconducibili a otto persone tra i 27 e i 62 anni.
Al centro dell’inchiesta ci sono presunte condotte ritenute pericolose sotto più profili: tutela della salute pubblica, salvaguardia dell’ambiente marino e rispetto delle regole che disciplinano l’occupazione delle aree demaniali. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, tra dicembre 2025 e gennaio 2026 sarebbe stato documentato un sistema di pratiche abusive portate avanti nell’area del porto.
Tra gli elementi contestati c’è l’uso diretto dell’acqua di mare prelevata dal porto per bagnare il pescato destinato alla vendita. Una modalità che, secondo i militari, avrebbe potuto esporre i consumatori a possibili rischi di contaminazione di natura chimica e batteriologica. Un aspetto che pesa in modo particolare, considerando che si tratta di alimenti destinati al consumo.
Sequestro bancarelle pesce porto di Trani, cosa contestano gli investigatori
Le indagini avrebbero inoltre fatto emergere lo smaltimento illecito in mare di scarti organici, residui di lavorazione e liquidi di lavaggio provenienti sia dalle imbarcazioni sia dai banchi di vendita. Un quadro che, secondo gli investigatori, configura un possibile danno all’ecosistema marino e al decoro dell’area portuale.
Il provvedimento eseguito dai carabinieri colpisce dunque non solo l’attività commerciale in sé, ma anche l’insieme delle modalità con cui sarebbe stata gestita nel tempo. L’attenzione degli inquirenti si è concentrata su comportamenti considerati incompatibili con le norme igienico-sanitarie e ambientali che regolano la filiera della vendita del pesce su area pubblica.
Porto di Trani, nodo concessioni e vendita su area pubblica
Un altro punto ritenuto centrale riguarda le autorizzazioni. I titolari delle strutture sequestrate, secondo quanto riferito dai carabinieri, non sarebbero stati in possesso della necessaria concessione per l’occupazione e l’utilizzo dell’area pubblica. Nella ricostruzione degli investigatori, la sola licenza per la pesca professionale non autorizza automaticamente la commercializzazione dei prodotti ittici sul demanio.
È un passaggio importante, perché distingue in modo netto l’attività di pesca da quella di vendita al dettaglio su suolo pubblico, che richiede titoli specifici e il rispetto di regole precise. Su questo aspetto si concentrano possibili conseguenze amministrative e penali che potranno essere valutate nel prosieguo dell’inchiesta.
Il sequestro delle bancarelle del pesce sul porto di Trani segna ora un punto fermo nelle indagini. Resta da capire quali saranno gli sviluppi giudiziari per gli otto coinvolti e quali effetti immediati avrà il provvedimento sull’attività commerciale dell’area portuale. Intanto, l’operazione riporta al centro il tema dei controlli sulle vendite alimentari all’aperto e sulla compatibilità tra attività economiche, sicurezza dei consumatori e tutela del mare.

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