La Polizia di Stato dona l’olio di Capaci all’arcivescovo Miniero

La consegna a Taranto nel Mercoledì Santo: l’olio prodotto nel Giardino della Memoria di Capaci sarà benedetto durante la Messa crismale del Giovedì Santo e usato per i sacramenti della diocesi.
C’è anche l’olio di Capaci tra quelli che saranno benedetti dall’arcivescovo di Taranto, mons. Ciro Miniero, durante la Messa crismale in programma la mattina del Giovedì Santo in Concattedrale. Si tratta dell’olio d’oliva ottenuto dagli alberi del Giardino della Memoria “Quarto Savona Quindici”, a Capaci, vicino al luogo della strage mafiosa del 23 maggio 1992 in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta.
La boccetta destinata alla diocesi di Taranto è stata consegnata nella mattinata di mercoledì 1 aprile dal vicario della Questura di Taranto, dottor Rocco Carrozzo, all’arcivescovo Miniero. All’incontro erano presenti anche il vicario generale mons. Alessandro Greco, il cappellano della Polizia di Stato don Santo Guarino e il portavoce dell’arcidiocesi mons. Emanuele Ferro.
L’olio di Capaci arriva nella diocesi di Taranto
La consegna rientra in una tradizione che la Polizia di Stato rinnova ogni anno con le diocesi italiane. L’olio viene poi benedetto nel corso della liturgia crismale e utilizzato nei mesi successivi per l’amministrazione di alcuni sacramenti. Un gesto che tiene insieme il significato religioso della celebrazione e il valore civile della memoria.
L’olio arriva da una terra segnata da una delle pagine più dolorose della storia italiana. Proprio lì, a Capaci, è nato il Giardino della Memoria “Quarto Savona Quindici”, nome che richiama l’auto della scorta di Falcone. In quel luogo sono stati piantati ulivi dedicati alle vittime innocenti della mafia, trasformando uno spazio ferito dalla violenza in un presidio di ricordo e responsabilità.
Dal terreno confiscato alla mafia un segno di memoria e legalità
Le olive provengono da un terreno confiscato alla mafia. Il giardino e la raccolta sono curati dall’associazione “Quarto Savona 15”, fondata da Tina Montinaro, vedova di Antonio Montinaro, capo scorta del magistrato Falcone. Ogni ulivo porta con sé il nome e il ricordo di una vittima innocente, in un percorso che unisce memoria, impegno civile e testimonianza concreta.
Il valore di questo olio va oltre la sua destinazione liturgica. Il fatto che venga prodotto su un terreno sottratto alla criminalità organizzata gli attribuisce un significato preciso: da un bene segnato dal potere mafioso nasce oggi un segno affidato alla vita delle comunità. È una trasformazione che parla di giustizia, riscatto e responsabilità collettiva.
Nel caso della diocesi di Taranto, questo passaggio assume un peso ancora più forte alla vigilia del Triduo pasquale. L’olio di Capaci entrerà infatti nei riti e nei sacramenti, portando dentro la vita della Chiesa una memoria che riguarda tutto il Paese. Non resta confinato a una commemorazione, ma diventa parte di un gesto concreto e continuato nel tempo.
La consegna avvenuta nel Mercoledì Santo conferma così il senso di un’iniziativa che unisce istituzioni, Chiesa e impegno civile. Da una parte la Polizia di Stato, che rinnova il dono alle diocesi; dall’altra una comunità ecclesiale che accoglie questo segno nella celebrazione più importante dell’anno liturgico prima della Pasqua. In mezzo, il richiamo netto a chi ha perso la vita per difendere la legalità.
L’olio che sarà benedetto in Concattedrale non è quindi soltanto uno degli oli della Messa crismale. È il frutto di una terra restituita, di alberi dedicati alla memoria e di un impegno che continua nel nome delle vittime della mafia. Un segno semplice, ma carico di significato.

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