“NARDELLO, OTTANT’ANNI DI CUORE ROSSOBLÙ”

di GUGLIELMO DE FEIS
Ottant’anni appena compiuti (martedì 3) e una salute di ferro che lo rende ancora iperattivo. Giorgio Nardello, per tutti Ciccio Bello, vicentino doc di Velo d’Astico e bresciano d’adozione da qualche tempo per motivi familiari, conserva una lucidità e un’energia invidiabili.
Capitano, innanzitutto tanti auguri per questo traguardo prestigioso.
«Grazie di cuore, ne sono onorato. Vuol dire che a Taranto ancora mi volete bene, e questo mi rende felicissimo. Sono sempre un tifoso rossoblù: i sei anni stupendi vissuti con voi fanno parte della mia vita. E poi a Grottaglie (il 24 febbraio ha compiuto 48 anni) è nata mia figlia Valentina, pochi giorni dopo la tragedia di Iacovone. Come potrei non sentire mia la vostra città?
Oggi vivo a Brescia perché ho mio nipote Giacomo, undici anni, figlio di Valentina, e io e mia moglie gli stiamo vicino. Siamo nonni iperattivi. Ho anche un’altra nipote a Riva del Garda, figlia di mio figlio Luca, oggi 54enne.»
Il suo arrivo a Taranto fu voluto dal Presidente Michele Di Maggio.
«Una persona eccezionale, umanamente come poche. Si mosse in prima persona per risolvere tutto con il Brescia, che deteneva il mio cartellino, e venne in treno per portarmi giù col vagone letto. Purtroppo i tifosi non lo capirono e lo contestarono, costringendolo a farsi da parte, ma lui sapeva il fatto suo come pochi.
Fico, invece, era tutto il contrario: secondo me di calcio ci capiva poco.
Unico rammarico: il primo anno Invernizzi non mi diede molto spazio, non ci fu un grande rapporto. Da quanto so, aveva simpatie solo per certi giocatori e ne isolava altri. Con Mazzetti diventai titolare e, nelle ultime due stagioni, dopo la scomparsa del povero Romanzini – con cui ero cresciuto nelle giovanili del Vicenza – diventai capitano.»
La cessione al Chieti nel 1979 fu un fulmine a ciel sereno.
«Cambiò la proprietà e il nuovo presidente Carelli decise di fare repulisti completo. Ne rimasi malissimo. Ricordo che l’ultima volta che attraversai in macchina il Ponte Girevole mi vennero le lacrime agli occhi.
È vero che nell’ultima stagione la mia famiglia tornò in Veneto perché mio figlio Luca iniziava la scuola, ma io non sarei mai andato via.»
Un altro calcio, altri tempi.
«Sì, e onestamente quello di oggi non mi piace per niente. Questo VAR che sembra una comica… per favore. Ai miei tempi con gli arbitri non potevi fiatare; oggi con niente esplodono risse, urla, tensioni, spintoni, offese, minacce. Una cosa indecente.
Una volta smesso di giocare ho dovuto cambiare lavoro: operaio in una fabbrica di caldaie nel vicentino. Allora non si guadagnavano certo le cifre di oggi. E per raggiungere il massimale della pensione Enpals non ce la feci con gli anni, dovendo poi cumulare tutto con la seconda attività.»
Oggi il Taranto è in Eccellenza.
«Non riesco nemmeno a pensare che una città così debba militare, senza offendere nessuno, in categorie simili, contro avversari che un tempo erano le partitelle del giovedì.
Ma parto da un presupposto: senza una società forte alle spalle non si ottiene nulla.
A Brescia sono falliti e hanno acquistato il titolo del FeralpiSalò per ripartire dalla C, ma non è facile. A Vicenza stanno stravincendo il campionato, ma hanno una dirigenza forte, non solo economicamente.»
In estate arriverà lo stadio nuovo.
«Sarà un fiore all’occhiello per una piazza che merita grande calcio. Spero si possa finalmente progettare bene. Io sono sempre un vostro tifoso, ricordatevelo. Voglio rivedere quei colori in Serie B dopo una vita di sofferenze.
Mi fa piacere che abbiano messo anni fa una statua in memoria di Erasmo, spalle alla curva nord, e che gli abbiano intitolato una via. Come anche la sala antidoping al dottor Uzzi, persona meravigliosa, e l’ingresso degli spogliatoi al Presidente Di Maggio. Per me resterà sempre il mio Presidente, così come Uzzi era un secondo padre per tutti noi.
Un abbraccio ai familiari di Uzzi e ai figli di Di Maggio, che ricordo ragazzi ai miei tempi, e ovviamente alla signora Paola e Maria Rosaria, i cari di Iaco.»
Auguroni capitano, e sempre forza Taranto.
«Grazie di cuore. Mi sento ancora giovane dentro e alleno un gruppo di ragazzini all’oratorio, qui nella città della Leonessa. Mi piace e mi diverto ancora tanto.
Mi dispiace che Petrovic, Giovannone, Panizza, Romanzini, Buso e Caputi ci abbiano lasciati prematuramente: persone meravigliose.
Su Erasmo voglio ricordare un episodio personale: fui svegliato in piena notte da Brindani, che saluto affettuosamente, che ci annunciò la tragedia. Corremmo all’ospedale. Lo porto ancora nel cuore: una persona degna, meritevole di stima.
E poi ricordate sempre questo coro:
“Alé alé alé, u Tarand’ ha da’ vince’…”»
Grande Capitano, sempre rossoblù dentro come pochi. Auguroni di cuore per i tuoi primi 80!

Giornalista pubblicista. Collaboratore, a vario titolo, di altre redazioni sportive di giornali, radio e televisioni nazionali. Esperto di attività Audiovisive, fotografiche e cinematografiche (diploma don Orione di Roma 1985). Presentatore televisivo e radiofonico per varie emittenti locali e di eventi anche a carattere nazionale. Scrittore. E’ in uscita il suo terzo libro. Esperienza nelle attività di pubbliche relazione in ambito militare.























