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Perrini a Decaro: “Antonio, non sai neanche dove si trova il San Cataldo.L’ospedale rischia di non aprire prima del 2030”

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Il vicepresidente del Consiglio regionale di FdI denuncia ritardi, carenza di personale e costi già sostenuti per il nuovo ospedale di Taranto.

«Antonio, tu non sai neanche dove si trova il San Cataldo».

Renato Perrini, consigliere regionale di Fratelli d’Italia e vicepresidente del Consiglio regionale della Puglia, si è rivolto così al presidente Antonio Decaro durante il dibattito sulla situazione della sanità pugliese.

Una frase dura e diretta, pronunciata per riportare al centro dell’attenzione il nuovo ospedale di Taranto, ancora in attesa di una data definitiva di apertura.

Secondo Perrini, in assenza di una programmazione più efficace, il San Cataldo rischierebbe di non entrare pienamente in funzione prima del 2030.

«La sanità pugliese è a un punto di non ritorno e il Consiglio regionale monotematico ne è la conferma. Non possiamo più permetterci di perdere tempo mentre ammalati soffrono questa situazione».

Il Consigliere regionale sostiene che il problema non riguardi soltanto il completamento materiale dell’opera, ma soprattutto la disponibilità delle risorse economiche e del personale necessario per garantire il funzionamento dei reparti.

I costi per l’apertura del San Cataldo

Nel suo intervento Perrini ha indicato una spesa aggiuntiva compresa tra i 60 e i 70 milioni di euro all’anno per il personale e per le attività connesse al funzionamento del nuovo ospedale.

Si tratta, secondo il vicepresidente del Consiglio regionale, di somme che non sarebbero state adeguatamente previste nella programmazione sanitaria regionale.

«La realtà, che nessuno ha mai voluto prevedere o ammettere, è che una volta aperto il San Cataldo costerà tra i 60 e i 70 milioni di euro in più all’anno solo per il personale e le attività connesse. Cifre enormi che non sono mai state pianificate nei bilanci sanitari regionali».

Quello delle risorse resta uno dei punti centrali. La costruzione del nuovo ospedale, infatti, non coincide automaticamente con la sua entrata in funzione. Servono medici, infermieri, tecnici, operatori sanitari e personale amministrativo, oltre alla copertura economica necessaria per garantire l’attività ordinaria della struttura.

Un milione e mezzo di euro all’anno mentre l’ospedale è ancora chiuso

Perrini ha inoltre affermato che il San Cataldo, pur non essendo ancora aperto al pubblico, avrebbe già un costo di circa un milione e mezzo di euro all’anno.

La cifra comprenderebbe energia elettrica, manutenzioni e gestione dei macchinari già installati e messi in funzione.

«Oggi il San Cataldo da chiuso ci costa già un milione e mezzo di euro all’anno tra elettricità, manutenzioni e costi dei macchinari già in funzione».

Il Consigliere ha sollevato anche il problema dell’invecchiamento tecnologico delle apparecchiature, che potrebbero arrivare all’apertura dell’ospedale con diversi anni di vita pur senza essere state utilizzate per l’assistenza ai pazienti.

Un aspetto sul quale sarebbe utile conoscere nel dettaglio i costi sostenuti finora dall’Asl di Taranto e dalla Regione Puglia, così come il cronoprogramma aggiornato per l’attivazione dei servizi.

La proposta di una direzione dedicata

Per accelerare le procedure, Perrini propone la nomina di una direzione generale e di una direzione sanitaria dedicate esclusivamente al San Cataldo.

L’obiettivo sarebbe quello di affidare a una struttura autonoma il coordinamento delle assunzioni, dei collaudi, delle autorizzazioni e dell’organizzazione dei reparti.

«Se continuiamo così, il San Cataldo resterà un miraggio. Ritengo indispensabile e urgente nominare una direzione generale e una direzione sanitaria dedicate esclusivamente al San Cataldo, che si occupino ventiquattr’ore su ventiquattro delle procedure per l’apertura».

Secondo Perrini, gli uffici ordinari dell’Asl di Taranto, già impegnati nella gestione quotidiana della sanità provinciale, non sarebbero nelle condizioni di seguire da soli una fase tanto complessa.

La proposta, tuttavia, apre anche un’altra questione: una nuova direzione dovrebbe avere competenze definite, obiettivi misurabili e tempi pubblici, per evitare che si trasformi in un ulteriore livello amministrativo senza reali poteri operativi.

Il timore per gli altri ospedali della provincia

Nel suo intervento Perrini ha chiesto che l’apertura del San Cataldo non avvenga attraverso lo smantellamento o il depotenziamento degli altri presidi sanitari della provincia di Taranto.

«Per aprire questo ospedale non si devono smantellare o depotenziare gli altri presidi sanitari della provincia. Taranto ha bisogno di servizi in più, da affiancare al nuovo hub ospedaliero».

Il timore è che, in assenza di nuove assunzioni, il personale necessario al San Cataldo possa essere recuperato attraverso trasferimenti dagli ospedali già esistenti.

Una soluzione che rischierebbe di indebolire presidi come il Moscati, Martina Franca, Manduria e Castellaneta, senza produrre un effettivo aumento dell’offerta sanitaria sul territorio.

Anche su questo punto la Regione dovrà chiarire se il piano per il personale preveda nuove assunzioni oppure una redistribuzione delle risorse già presenti nelle strutture provinciali.

Liste d’attesa e mobilità sanitaria

Perrini ha infine richiamato l’attenzione sulle liste d’attesa e sui cosiddetti viaggi della speranza verso altre regioni.

Il vicepresidente del Consiglio regionale propone un maggiore utilizzo delle strutture private accreditate, con l’obiettivo di aumentare il numero delle prestazioni disponibili e ridurre i tempi di attesa.

«Se il sistema pubblico è scoppiato, dobbiamo coinvolgere e utilizzare le prestazioni delle cliniche private convenzionate, che sono parte del sistema sanitario. Allargando l’offerta sul territorio eviteremmo di mandare i pazienti fuori regione».

Il tema riguarda non soltanto i disagi per i pazienti e per le famiglie, ma anche i costi sostenuti dalla sanità pugliese per la mobilità passiva verso altre regioni.

Le domande ancora senza risposta

L’intervento di Perrini riporta dunque al centro una serie di questioni che la Regione Puglia e l’Asl di Taranto dovranno chiarire.

Qual è oggi la data prevista per l’apertura del San Cataldo? Quante unità di personale sono necessarie? Quante sono già disponibili? Quali risorse economiche sono state stanziate per il suo funzionamento? E, soprattutto, l’apertura del nuovo ospedale avverrà senza ridurre i servizi degli altri presidi della provincia?

La frase rivolta a Decaro ha certamente una forte valenza politica.

Ma al di là dello scontro tra maggioranza e opposizione, il punto resta uno solo: Taranto attende da anni il nuovo ospedale e ha diritto a conoscere tempi, costi e modalità della sua reale apertura.

Antonio Rubino

Antonio Rubino è giornalista, editore e direttore del Gruppo Puglia Press e de La Voce del Popolo. Esperto di comunicazione e organizzatore di grandi eventi, ha collaborato anche con la RAI. Leggi la biografia completa 

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