Visite private durante l’orario di lavoro: il NAS contesta a un medico un danno da 68 mila euro alla ASL
NAS Taranto ha concluso un’indagine su un dirigente medico in servizio in un Presidio Territoriale di Assistenza della provincia di Brindisi, notificando l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. L’inchiesta riguarda presunte irregolarità nell’attività intramuraria, false timbrature e un danno stimato in circa 68 mila euro ai danni dell’Azienda Sanitaria Locale.
I Carabinieri del NAS di Taranto hanno concluso un’indagine su un dirigente medico in servizio in un Presidio Territoriale di Assistenza della provincia di Brindisi, ritenuto responsabile, in ipotesi accusatoria, di una serie di condotte illecite legate all’attività libero-professionale intramuraria e alla gestione dell’orario di lavoro.
L’attività investigativa rientra in una campagna di controlli disposta a livello nazionale dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute, con l’obiettivo di verificare il corretto funzionamento delle liste d’attesa e la trasparenza delle prestazioni sanitarie erogate dal Servizio sanitario nazionale.
Al termine degli accertamenti, i militari del NAS hanno notificato al professionista l’avviso di conclusione delle indagini preliminari previsto dall’articolo 415-bis del Codice di procedura penale. Le ipotesi di reato contestate sono falso ideologico in atto pubblico, truffa aggravata ai danni dello Stato e falsa attestazione della presenza in servizio.
Le contestazioni
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il dirigente medico avrebbe effettuato visite specialistiche private a pagamento durante il normale orario di servizio istituzionale, con compensi che potevano arrivare fino a 100 euro per prestazione.
In uno degli episodi contestati, il professionista avrebbe incassato direttamente il denaro dai pazienti, senza emettere ricevuta fiscale e senza versare all’Azienda Sanitaria Locale la quota prevista dal regolamento dell’attività libero-professionale intramuraria.
Gli accertamenti hanno inoltre riguardato la presunta falsificazione di referti medici. Per giustificare retroattivamente alcune prestazioni private, il sanitario avrebbe redatto documentazione con date ritenute non corrispondenti a quelle effettive, secondo l’ipotesi investigativa formulata dal NAS.
Tra gli addebiti compare anche l’utilizzo irregolare di personale sanitario della struttura pubblica. Infermieri e operatori socio-sanitari avrebbero infatti collaborato durante l’attività privata senza la necessaria autorizzazione della Direzione Generale.
Le presunte false timbrature
L’indagine ha interessato anche la gestione dell’orario di servizio.
Secondo i Carabinieri, il dirigente avrebbe omesso in più occasioni la timbratura di uscita dalla sede di assegnazione, registrandola successivamente presso un altro presidio ospedaliero dove non risultava autorizzato a prestare servizio oppure presentando dichiarazioni sostitutive ritenute non veritiere.
L’obiettivo sarebbe stato quello di far risultare formalmente il rispetto delle 38 ore settimanali previste dal contratto di lavoro.
Danno stimato in circa 68 mila euro
Gli investigatori hanno quantificato in circa 68 mila euro il danno patrimoniale complessivamente arrecato all’Azienda Sanitaria Locale.
L’indagine avrebbe inoltre evidenziato un rilevante debito orario maturato dal dirigente nei confronti dell’ente pubblico.
L’ASL, individuata quale parte offesa nel procedimento, ha già avviato i procedimenti disciplinari nei confronti dei dipendenti coinvolti.
L’obiettivo dei controlli del NAS
L’operazione del NAS di Taranto si inserisce nelle attività svolte dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute per garantire il corretto funzionamento del Servizio sanitario nazionale.
I controlli mirano a contrastare comportamenti che possano compromettere la trasparenza delle prestazioni sanitarie, incidere sull’allungamento delle liste d’attesa e arrecare danni economici alle aziende sanitarie pubbliche.
Come precisato dagli stessi Carabinieri, il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e la responsabilità dell’indagato potrà essere accertata soltanto con una eventuale sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza.

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