Latte invenduto in Puglia, raffica di disdette agli allevatori

La crisi del latte invenduto in Puglia entra in una fase ancora più delicata. Negli ultimi giorni decine di allevatori pugliesi hanno ricevuto disdette per l’acquisto di latte crudo, con effetti pesanti sulla tenuta economica delle aziende zootecniche. A incidere, secondo Cia Agricoltori Italiani, è soprattutto l’immissione sul mercato di grandi quantitativi di latte estero venduto a prezzi più bassi rispetto a quello italiano.
Il comparto lattiero-caseario regionale si trova così schiacciato tra il calo del prezzo riconosciuto alla stalla e l’aumento costante dei costi di produzione. Carburanti, energia, mangimi e materie prime continuano infatti a pesare sui bilanci delle aziende, rendendo sempre più difficile sostenere la gestione ordinaria delle stalle.
A lanciare l’allarme è Gennaro Sicolo, vicepresidente nazionale e presidente regionale di Cia, che parla di una situazione pesante non solo per la Puglia ma per tutto il Mezzogiorno. Secondo Sicolo, serve un’azione rapida per valorizzare i prodotti ottenuti al 100 per cento con latte made in Puglia e per costruire un equilibrio più stabile con grande distribuzione e imprese di trasformazione. Una dipendenza crescente dal latte importato, avverte, rischia di danneggiare l’intera filiera.
Cia giudica positivo il percorso avviato dalla Regione Puglia con l’assessore Donato Pentassuglia? Attenzione: nel testo fornito si cita l’assessore Paolicelli, indicato come promotore del tavolo regionale. L’obiettivo è concertare interventi concreti per sostenere il settore e fermare nuove chiusure di stalle, già numerose negli ultimi anni. Per l’organizzazione agricola vanno contrastate le pratiche sleali e il Governo deve attivare politiche capaci di tutelare la sovranità produttiva e alimentare. L’appello finale è rivolto ai consumatori: scegliere solo latte 100% italiano significa difendere qualità, lavoro e territorio.
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