TARANTO – Sottoposti a fermo di indiziato di delitto con l’accusa – in concorso – dei reati di tortura, danneggiamento, violazione di domicilio e sequestro di persona aggravati, 8 dei componenti della baby gang della “Comitiva degli orfanelli”. Sei dei fermati sono minorenni, gli altri sono maggiorenni – 19 e 22 anni – a seguito delle indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Taranto (per la procura ordinaria Carlo Maria Capristo e, per la procura dei minori, Pina Montanaro) sulla morte di Antonio Cosimo Stano, deceduto nell’ospedale Giannuzzi, di Manduria il 23 aprile, dopo 18 giorni di agonia.

Taranto – 8 fermati nella baby gang di Manduria: i dettagli della conferenza stampa

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Pubblicato da PUGLIAPRESS su Martedì 30 aprile 2019

Le prime informazioni sulle cause della morte del 66enne sarebbero di “shock cardiogeno”. Si attendono le risultanze dettagliate dell’esame autoptico. In attesa degli esiti dell’esame autoptico, è stata appurata la presenza nella vittima, al momento del suo ricovero, di evidenti tracce di sangue coagulato sul volto, sulle labbra e fra i denti, nonché varie ecchimosi in entrambi gli arti inferiori. A fornire un utile contributo, in particolare ai fini dell’identificazione dei soggetti visibili nei video, pure le dichiarazioni rese da un’altra minore, conoscente degli aggressori, presentatosi spontaneamente presso il Commissariato PS di Manduria,

Durante la conferenza terminata poco fa presso la Questura di Taranto, alla presenza del Questore e dei due procuratori che si occupano dell’indagine, si è tenuto a sottolineare che non è possibile, al momento, stabilire con certezza quando abbiano avuto inizio queste “spedizioni” da parte dei 14 indagati. Nel 2012 Antonio Stano aveva presentato un esposto a carico di ignoti, senza però dichiarare l’intenzione di voler presentare denuncia. Solo il 5 aprile viene presentata, da parte di alcuni vicini di casa, denuncia al comando di Manduria, che invia i primi agenti a casa dell’uomo.

In quella circostanza Stano rifiuta le cure mediche e il giorno successivo, il 6 aprile, gli agenti ritornano nell’abitazione di Antonio per procedere al ricovero ospedaliero.  Da lì in poi è emerso un quadro che porta gli inquirenti ad inquadrare una vera e propria organizzazione microcriminale. Tantissime le prove al vaglio degli inquirenti, che stanno lavorando per ricostruire le singole responsabilità degli indagati e stabilire con esattezza quando abbiano cominciato queste incursioni in casa del 66enne. Il procuratore Capristo ha evidenziato la difficoltà sociale dell’uomo ed il contesto sociale assolutamente assente e “omertoso”: “Stano era un uomo lasciato solo, con le sue paure, le sue depressioni, le sue ansie. Quest’uomo si è trovato a subire incursioni aggravate da uno stato di “minorata difesa” (nel 2005 gli erano stati diagnosticati problemi di natura psichica) “Lo hanno terrorizzato, fatto oggetto di vessazioni e di violenze inverosimili. Nel filmato l’uomo invoca la polizia e i carabinieri e – aggiunge Capristo – questi ragazzi sono rimasti indifferenti. Non voglio generalizzare sulla comunità di Manduria, composta di onesti lavoratori e gente sana, ma quella incursione non è avvenuta in un posto isolato di campagna e chi ha visto, non ha avuto la sensibilità di chiamare le Autorità.”

Il procuratore Capristo ha aggiunto che il lavoro degli inquirenti continuerà allargandosi anche ad una “indagine sui silenzi”, proprio riferendosi alla larga diffusione dei video nel paese di Manduria.

L’omertà, appunto e l’abbandono sociale dell’uomo, l’utilizzo distorto del web per ampliare la potenza di quelle violenze, di quei soprusi, la percezione, da parte dei 14 ragazzi, di poter liberamente vessare il pensionato, senza temere di essere puniti e, anzi, pensando di poter diffondere le proprie azioni violente attraverso video condivisi su Whatsapp a sigillare la propria forza, sono al centro delle parole del procuratore dei minori Pina Montanaro: “Le violenze sono tutte documentate dagli autori dei reati. Utilizzavano il web per condividere le proprie nefandezze. In una esaltazione continua di quelle azioni criminose. Avevano individuato il loro bersaglio nella persona diversa, indifesa.” – e aggiunge – “La quasi totalità dei manduriani era a conoscenza di questi video.”

Probabilmente sin dal 2012 l’uomo sarebbe stato bullizzato, torturato, vessato, insultato, subendo rapine e spedizioni punitive da parte dei ragazzi della “comitiva degli orfanelli” (dal nome della chat Whatsapp su cui i 14 ragazzi scambiavano i messaggi e video sulle violenze perpetrate) che si divertivano ad accanirsi con il “pazzo” del paese. Fragile psicologicamente e senza l’aiuto di alcun familiare, Antonio Cosimo Stano, avrebbe dunque subito per diversi anni le angherie e i “giochi perversi” dei ragazzi, fino a decidere di rinchiudersi nella propria casa, senza uscire neanche per fare la spesa, nella speranza di farsi “dimenticare” dai suoi baby aguzzini. Fino al 6 aprile, quando le forze dell’ordine, sono intervenute nuovamente sul posto per cercare di aiutare l’uomo. Un uomo che probabilmente aveva paura ormai di tutti e tutto, che non credeva che qualcuno potesse essere lì per aiutare proprio lui. Dopo diverse rassicurazioni, l’uomo ha aperto le porte di casa agli agenti intervenuti in suo soccorso. Trovato in condizioni di denutrizione e in pessimo stato di salute, si è deciso di trasportare l’uomo all’ospedale di Manduria. Dopo 18 giorni e due interventi chirurgici per suturare una perforazione gastrica e per una emorragia intestinale, Antonio Stano è deceduto nel nosocomio manduriano.

Nella giornata di ieri si sono svolti i funerali dell’uomo nella chiesa dell’oasi di Santa Maria anziché nella chiesa del Rosario di Manduria. Una scelta, quella dei familiari, arrivata all’ultimo momento, per consentire lo svolgimento della messa funebre, in forma privata. Ad Ansa, Fabio Di Noi – un amico di infanzia del pensionato – parla del cambio di programma del funerale come “l’ennesima bruttura” fatta a Stano.

Tante le dichiarazioni e gli elementi emersi in questi giorni, soprattutto nella comunità messapica, sotto la lente nazionale per l’indifferenza a cui l’uomo sarebbe stato sottoposto, nonostante molti degli abitanti del paese sapevano cosa stesse accadendo.  Pamela Massari, maestra nella scuola elementare di Manduria, ha rilasciato alcune dichiarazioni ad Adnkronos, dopo che una delle mamme dei 14 ragazzini, aveva parlato di disagio sociale e di “noia”: “Per carità la noia. Se ci fossero un cinema e un teatro a Manduria non esisterebbero le baby gang? Qui il problema è uno, ma costa ammetterlo: questi ragazzini vivono in un contesto di impunità fin da piccoli grazie a genitori pronti a difenderli sempre e comunque, pur davanti a evidenze vergognose. Accusare una comunità è azzardato – continua l’insegnante – piuttosto concentriamoci su questi ragazzini sempre più sfrontati. Potrei elencare decine di episodi di cui sono stata protagonista io, ma anche tanti miei colleghi, atteggiamenti genitoriali che hanno mortificato e tarpato la mia attitudine professionale. Mamme e papà che si sentono in diritto di inveirti contro perché hai osato rimproverare l’alunno. Le storie che ogni tanto si sentono sono vere: e passare dalla passione per l’insegnamento al lassismo da parte dell’istituzione scolastica per una sensazione di impotenza è purtroppo tutt’altro che difficile”.

Vittorio Saladino, uno dei tre commissari prefettizi di Manduria, sempre ad Adnkronos, alcuni giorni fa, aveva dichiarato «Se i bulli invece che con quel pover’uomo se la fossero presa con un cane, ci sarebbe stata la rivolta popolare. E invece tutti zitti, in un silenzio assordante che oggi mi lascia amareggiato. Quanto subiva Stano è stato chiuso e isolato in una casa, in una strada, in una comunità: un essere umano che abitava davanti a una parrocchia lasciato solo. Il prete ha detto di essere intervenuto più volte, ma perché non ha segnalato subito ai servizi sociali?». 

© 2019, Alessandra Cannetiello. Tutti i diritti riservati

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