Taranto calcio, 47 anni di tormenti

di Guglielmo De Feis
Martedì 14 sarà come sempre, nella storia rivoluzionaria transalpina, una data storica legata alla presa della Bastiglia e la nascita della prima Repubblica francese. Ma anche nel calcio rossoblù è una data anch’essa di rilievo con la fine del quinquennio di Giovanni Fico ed il passaggio al gruppo guidato dal compianto Donato Carelli assieme all’avvocato Giovanni La Salvia, Franco Lasorsa (deceduto purtroppo qualche anno addietro di infarto) e Giuseppe De Mitri (che sarà anche presidente nelle stagioni 1980-81 ed 81-82 assieme all’avvocato Giovanni Buonfrate). Si perchè quella calda mattinata assolata (era un sabato) ci fu tramite l’intercessione del primo cittadino di allora Giuseppe Cannata il passaggio di consegne dirigenziale e la speranza (ovviamente naufragata in poco tempo) di un nuovo ciclo importante (naturalmente vedremo come……..). Nasceva quel giorno il nuovo Taranto timonato dal re dell’ippica locale (padrone dell’Ippodromo di Paolo VI da qualche mese chiuso per sequestro) che investì ben due miliardi di lire nel mercato estivo (una cifra non di poco taglio per l’epoca e nella storia quasi centenaria della Pelota jonica) per ingaggiare gente sicuramente di qualità (Roccotelli, Legnaro e Quadri che un anno prima avevano condotto in massima divisione l’Ascoli con il record dei punti con i due a vittoria con sette giornate di anticipo, su tutti) agli ordini di un allenatore, il povero Adelmo Capelli, definito il nuovo profeta della zona ed accostato, non certo a titolo azzardato, ad un certo Nils Liedholm in tale ottica tattica. Dopo una coppa Italia piuttosto discreta con quattro punti in altrettante gare nel girone eliminatorio ed il successo interno in apertura di campionato per 2-1 sulla Pistoiese (che salì in A a fine stagione) si parlava già di organico da vertice ed invece le due sconfitte successive di Matera ed in casa col Lecce frantumarono in un amen tutta la progettualità ambiziosa del nuovo gruppo dirigenziale che vide a dicembre, dopo lo 0-1 casalingo contro il Pisa di Toneatto (in seguito tecnico rossoblù) le dimissioni di Capelli ed il ritorno del vecchio marinaio di cento tempeste Gianni Seghedoni, reduce da una tragedia familiare (la scomparsa della figlia Sabina di soli vent’anni in un incidente stradale) e di certo non al top della serenità personale per ovvi motivi.
A permanenza acquisita malgrado la sconfitta di Como dell’ultima giornata e la vicenda del calcio scommesse che inacidirà l’estate del 1980 con la penalizzazione di cinque punti inizialmente chiesta per rivedere la classifica (sarebbe stata retrocessione immediata) e poi assegnata per quello successivo in secondo grado (in primo grado la società fu assolta assieme al Palermo anch’esso penalizzato per la stagione in divenire) arriveranno le dimissioni irrevocabili di Carelli che dirà testualmente: “Non sono nato nel calcio ma nell’ippica. Tornerò ai cavalli, quelli non tradiscono mai”.
Giovanni Fico, ormai fuori dal giro, nel libro Mai Dire Taranto dei fratelli Di Battista (figli del grande Rino, autore di Settant’anni in rossoblù) dirà: “Il calcio mercato? E’ un luogo in cui compri pesce fetente pagando con moneta falsa! Il primo puoi anche in parte mangiarlo, la seconda ti porta dritto in galera!” Ed i tormenti, purtroppo, sono soltanto iniziati………..
Il meno 5 pesa come un macigno e nel 1981 (Seghedoni lascerà a marzo per motivi personali ad Umberto Pinardi, suo amico di sempre) si retrocede in C1 dopo dodici anni consecutivi di serie B con una situazione societaria molto delicata (si parla di stipendi non pagati o con assegni postdatati). Si deve puntare al ritorno immediato in cadetteria e si riparte da Angelo Carrano, tarantino doc oggi 86enne, in panchina con un organico tutto sommato valido (tandem d’attacco Barbuti-Rondon). Ma vuoi alcuni problemi di spogliatoio (i rapporti tesi tra lo stesso Barbuti ed il tecnico con la lite furiosa nel post partita casalingo contro il Livorno terminato a reti inviolate), vuoi le dimissioni dello stesso Carrano dopo la sconfitta di Giulianova (approderà il suo secondo Lucio Vinci) si arriva a fine stagione con un pessimo undicesimo posto, uno stadio dichiarato inagibile (ma utilizzato altri due anni e mezzo) ed il solo Angelo Adamo Gregucci unica lieta novella del vivaio (oggi stimatissimo allenatore trapiantato da una vita nella capitale ma sempre col cuore rossoblù dentro).
Si riparte con un progetto ambizioso con Lauro Toneatto in panchina (B sfiorata malgrado 45 punti) ma come sempre regna anarchia dirigenziale con stipendi pagati con enorme ritardo e nervosismo nello spogliatoio con l’avvocato Buonfrate che sembra ormai out e svuotato nella sua presidenza (intanto è entrato da poco un certo cav. Luigi Pignatelli nella dirigenza per le sue ingenti quantità economiche) e la promozione mancata nella famosa partita di Salerno.
Quindi l’estate del 1983 che vede una situazione quasi ai limiti del catastrofico con una fortissima mole debitoria sanata a suon di assegni dal Cavaliere ed una promozione soffertissima a Benevento con i Carabinieri di Casarano fonte ufficiale in proposito. Per poi arrivare al fallimento dell’11 aprile 1985 sancito dal Tribunale e la fine della favola dell’AS Taranto con la nascita del FC del neopresidente Vito Fasano. Quattro anni di gestione dell’ingegnere amico del colonnello libico Gheddafi (aveva costruito scuole ed ospedali a Tripoli e Bengasi) con lo stadio “Iacovone” (chiuso due mesi da febbraio ad aprile 1985 per inagibilità) oggetto di polemiche tra il massimo dirigente e la massima assise municipale (due volte erano in programma altrettanti amichevoli della nazionale azzurra di Azeglio Vicini puntualmente rinviate e poi finalmente la sfida contro l’Ungheria vinta 4-0) e quindi il ritorno a Carelli che vedrà successivamente quattro anni dopo (come Mondiali ed Europei) un ennesimo fallimento e la ripartenza dalla serie D (nuova società costruita dal dottor William Uzzi, uno che per questi colori ha sacrificato famiglia, professione e salute).
Il ritorno nei professionisti nel 1995 con il bis scudetto dilettanti e nuove crisi pesanti societarie con ulteriori tormenti che vedranno cambi di presidenti, direttori sportivi e quant’altro come i piatti a tavola! L’ipotesi Luciano Gaucci poi sfumata, quindi il ritorno di Ermanno Pieroni (direttore sportivo dal 1989 al 1991) nelle vesti di patron, l’ennesimo fallimento nell’ottobre 2004 e l’avvento di Luigi Blasi da Manduria con un progetto finalmente concreto. Ma siccome purtroppo la storia insegna, nemmeno il quinquennio dell’uomo messapico va bene ai tifosi e si festeggia all’unanimità il suo addio nel settembre 2009 prima della gara col Rimini a vantaggio del re dell’auto Enzo D’Addario.
Un presidente quest’ultimo davvero in gamba! Capace di esonerare un tecnico autorevole come Piero Braglia dopo appena cinque turni per ingaggiare Giuseppe Brucato (di professione promotore finanziario)! Per poi esonerarlo in diretta a Rimini dopo la sconfitta della gara di ritorno, chiamare il tarantino doc Franco Dellisanti e diffamarlo in diretta in seguito e chiudere con Francesco Passiatore, ragazzo d’oro ed in gamba, giusto per fare nome e numero! Ed indire a maggio 2011 in un pomeriggio insolitamente autunnale una conferenza stampa in cui presenta come nuovo allenatore per la stagione successiva Giuseppe Brucato! Il quale, forte di un contratto rinnovato a novembre 2009, era giusto per non pesare a libro paga! Ad ottobre 2010, alla vigilia del match casalingo contro la Lucchese (vinto 2-1 in pieno recupero) si parla di un esonero a vantaggio di Giuseppe Galderisi (suo amico da sempre oltretutto, essendo stati compagni di corso a Coverciano) e nessuno sa che il popolare Nanu era stato davvero in gran segreto a colloquio con D’Addario sobbarcandosi mille chilometri dalla “sua” Padova (dove vive da una vita) ed accordandosi per un contratto fino a giugno con opzione per un’altra stagione! Per poi dichiarare (mi scuso se rivelo un colloquio privato) che lo stesso presidente aveva smentito di averlo incontrato! Quindi il mese dopo, sconfitta interna contro il Foligno, giungerà Davide Dionigi, alla sua prima esperienza da allenatore. Nel 2012, campionato vinto sul campo (senza il -7 di penalità) la chiusura della parentesi e la liquidazione con la ripartenza dai dilettanti. Successivamente l’approdo del duo Bongiovanni Zelatore col ripescaggio in C nel 2016 ed il ritorno in quarta serie immediato per situazioni ancora oggi poco chiare. Quindi l’arrivo di Domenico Campitiello dal salernitano e l’addio immediato a vantaggio dell’ennesima cordata degli attuali padroni della Prisma volley che rifiuteranno una bella offerta di Blasi (pronto a tornare sulla plancia di comando) per poi cedere a Massimo Giove (un ritorno dopo la parentesi di azionista di minoranza con Pieroni) e vivere, dopo il ritorno in terza serie (sul campo) a Lavello del 2021, tre anni di C tormentati all’inverosimile e la decisione di dire basta per la vicenda stadio per i Giochi del Mediterraneo. Dallo scorso anno il vapore della Pelota è in mano alla famiglia Ladisa che, per fortuna, ha in mano una società senza debiti (certificato dagli organi competenti) e punta alla gestione del nuovo stadio prossimo alla riapertura dopo un anno di esilio a Massafra ed una D persa sul campo nell’atto conclusivo contro il Gladiator. Insomma in quasi mezzo secolo, calcisticamente parlando, la storia del Taranto è davvero un romanzo stile Odissea…………si spera che col centenario, in programma l’anno venturo, questo tormento infinito di questa società possa finalmente avere la parola fine. Magari con un torneo di quarta serie (la domanda di ripescaggio alla fine è stata presentata) vinto sul campo ed il ritorno nei professionisti. Con una progettualità solida e non granitica……….

Giornalista pubblicista. Collaboratore, a vario titolo, di altre redazioni sportive di giornali, radio e televisioni nazionali. Esperto di attività Audiovisive, fotografiche e cinematografiche (diploma don Orione di Roma 1985). Presentatore televisivo e radiofonico per varie emittenti locali e di eventi anche a carattere nazionale. Scrittore. E’ in uscita il suo terzo libro. Esperienza nelle attività di pubbliche relazione in ambito militare.














