I veleni e la perizia dimenticata. A Taranto si muore d’inquinamento dal 1971 ma sul dossier solo silenzio.

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Prof. Mariano Bizzarri

Tutti sapevano e nessuno ha parlato. Nessuno ha fatto nulla. Quante vite avrebbero potuto essere risparmiate? E l’Impianto? Sarebbe arrivato alle condizioni in cui versa attualmente? A Taranto si muore di più dal 1971: lo dice uno studio, un dossier sul quale è stato fatto calare il silenzio. A raccontarcelo è colui che lo ha condotto, un oncologo, il professor Mariano Bizzarri, Professore Università Sapienza di Roma – Dipartimento medicina sperimentale, centro di ricerca per i tumori e sistemi complessi, noto alle cronache per aver permesso alla Magistratura, grazie ad una sua perizia condotta assieme al dottor Francesco Immaturo, la chiusura della nota fabbrica Goodyear con conseguente condanna per i responsabili. All’epoca dei fatti, davanti al giudice Cinzia Parasporo si presentarono dirigenti ed ex dirigenti, accusati a vario titolo di aver provocato indirettamente la morte di decine di operai che lavoravano nello stabilimento in condizioni, secondo l’accusa, di grande pericolo per la salute.
Concentrazioni di dervati di benzoantracene e di poli idrocarburi policiclici e aromatici, ovvero derivati della combustione non completa, tutto alla base della cancerogenesi. Queste le sostanze studiate dal professor Bizzarri negli ambiti della perizia per la Goodyear. Stesse sostanze che a Taranto sono persistenti nell’aria con valori di quattro o cinque volte superiori alla media.
«La prima volta venni a Taranto nel 1987. Sono trascrosi trent’anni e di allora ricordo, che le strade di accesso alla città, a ridosso del quartiere Tamburi, erano completamente rosse. Tutto ferro ossidato, prodotti potenzialmente tossici. Basta già solo vedere questo. Questo è il paese dove chiudiamo gli occhi e cambiamo le parole pensando di cambiare la realtà».
Il professor Bizzarri  nel 1994 venne a Taranto per prendere parte come relatore in un convegno sul tema tumori, alla presenza dell’allora Ministro dell’Ambiente Giorgio Ruffolo, il deputato Claudio Signorile, il dirigente della ASl/4, vari consiglieri comunali e capi dei sindacati. Il convegno fu presieduto dall’allora presidente dell’associazione nazionale magistrati, Errico Ferri. «Lui era persona molto sensibile e a questo convegno partecipò anche il presidente della Corte di Cassazione. C’erano autorità militari, sindaco. La mia relazione era proprio sui tumori. Molte persone di Taranto mi chiesero poi di tornare a Taranto per studiare la situazione e, anche perché, all’epoca mancavano oncologi».
Il professor Bizzarri tornò poi a Taranto e portò i dati della sua ricerca che fu poi consegnata all’allora Procuratore Capo, alla CGIL e al dirigente della ASL/4. Il dossier fu protoccolato alla Camera del lavoro-Cgil con numero 0651 il 14 aprile 1995.
La ricerca metteva in evidenza che c’era un aumento statisticamente significativo di tumori, due tre volte in più rispetto alla media attesa nell’arco di temp che va dal 1971 al 1992.
«Ho avuto modo in quegli anni di raccogliere dati sulla situazione di Taranto, una situazione disastrosa, una città con una storia particolare che ha sempre pagato probabilmente il peccato originale di essere città greca amica di Roma da quando era governata da Archita fino a quando hanno fatto il principale porto militare costruito in modo demenziale, tant’è che nel ’41 ci hanno distrutto mezza flotta, fino a quando hanno anche avuto la brillante idea di metterci quella che all’epoca si chiamava Italsider, oggi Ilva» ci dice il professor Bizzarri.
Secondo l’oncologo, il quadro era quello di un contesto ambientale disastroso, innanzitutto dal punto di vista urbanistico, costruito in modo dissennato, concentrando nel quartiere Tamburi questo complesso industriale dove tra l’altro c’è anche una stagnazione dei fumi. La recente perizia ha infatti sottolineato il fatto che si tratta di una zona coperta ai venti quindi per un certo verso è anche difficile eliminare e rimuovere le concentrazioni tossiche.
«Ci sono altissime concentrazioni, soprattutto dei dervati di benzoantracene e di poli idrocarburi policiclici, che poi sono i derivati della combustione non completa e tutta una serie di processi che utilizzano il carbone, sono valori medi di dispersione nell’aria persistenti di 4 5 volte superiori alla norma – dice il professor Bizzarri – Questo è un meccanismo di base della cancerogenesi. Il problema allora come oggi, sono le cockerie».
Come abbiamo detto, sulla base di stesse analisi, la Magistratura ha disposto la chiusura della Goodyear. Perché a Taranto ciò non è avvenuto?
Il professor Bizzarri ci risponde che questa domanda va fatta ai Magistrati e al potere politico. «Io sono uno scienziato. A Taranto c’è un problema di un ricatto di base per quanto riguarda l’occupazione. Se chiude l’Ilva metà dell’economia della Puglia sprofonda».
Lei da medico chiuderebbe l’Ilva?
«Noi non avremmo mai dovuto cominciare a produrre acciaio. Questa è la verità. A quei tempi molte cose non si sapevano, c’erano notizie scarse, frammentarie non c’erano progetti di prevenzione. Con lo stesso criterio per il quale noi mettiamo all’indice le sigarette, allo stesso modo dovremmo mettere all’indice tutta la popolazione che vive intorno a quella realtà. E’ come se fumasse due trecento sigarette al giorno».
Cosa dovrebbe fare un amministratore dotato di buon senso?
«Riconvertire la fabbrica oppure dotarla di tutti quegli strumenti tecnologici oggi disponibili, quindi fare investimenti, per abbattere i fumi e il carico inquinante».
Dunque le soluzioni tecniche esistono, perché non l’hanno fatto?
«Andrebbe chiesto a Vendola. Questo è un paese dove si fanno i proclami e non si fanno i fatti. Sono anni che se ne parla, a quest’ora lo avrebbero già fatto. Nel 1994 i dati erano già chiari non solo per quello che avevo visto io, ma perchè molti colleghi degli ospedali, soprattutto per quanto riguarda la parte pediatrica avevano lanciato un’allarme. I bambini sono più esposti così come le donne, sono più fragili rispetto a questi fumi. Già allora era stato percepito era un aumento di tumori».
A Taranto dunque, l’emergenza ambientale e sanitaria esiste da oltre 20 anni. Anzi, se prendiamo in esame l’arco di tempo dello studio condotto dal professor Bizzarri, l’aumento dei tumori è già evidente dal 1971. E allora perché nulla è stato fatto? Perché quello studio, nonostante fosse finito nelle mani della Procura, è stato chiuso in un cassetto?
«La mia opinione? C’era un patto scellerato tra politica, sindacati e magistratura per non scoperchiare il vaso di pandora. Tutti ne erano a conoscenza. Tutti furono informati. Tutti sapevano e nessuno ha fatto niente. Nel mazzo bisogna metterci anche i giornalisti che scrivevano solo ciò che fa spettacolo. L’informazione è data nella misura in cui fa spettacolo».
Oggi, mentre si sta celebrando il più grande processo della storia per disastro ambientale, dovremmo pensare, che già 23 anni fa, vi erano i presupposti per aprire un’inchiesta, considerando che il cancro divorava i tarantini già all’epoca a causa dell’inquinamento. Ma tra omissioni ed emissioni, le une hanno avuto la meglio sulle altre. E Taranto muore. In silenzio. Da tempi non sospetti.

© 2017, Elena Ricci. Tutti i diritti riservati

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