La vicenda dello stadio per la Roma sembrerebbe essersi conclusa. Questo non significa assolutamente abbassare la guardia soprattutto in merito ai temi della tutela del patrimonio architettonico coinvolto in questa storia. Come qualsiasi opera umana, a cominciare da quelle pittoriche, le tinte fosche si possono susseguire a quelle più chiare senza dare la certezza che l’opera finale sia un capolavoro anche se, diverte dirlo, “La madre di Caravaggio è sempre incita”. Anche questa storia dello stadio è di fatto concentrata ,così come una nota opera di M. Merisi, sull’incredulità (non di san Tommaso in questo caso) rispetto a certe parole pronunciate ed altre che taciute non avrebbero dovuto esserlo. Se ci fosse un protettore celeste degli storici di certo sarebbe proprio quel San Tommaso e come quest’ultimo vogliamo mettere il dito nella piaga. Su una testata web a proposito della vicenda dello stadio si è letto il seguente titolo: “Papalia: La Eichberg ha compiuto un atto mafioso” (http://m.vocegiallorossa.it/nuovo-stadio/papalia-la-eichberg-ha-compiuto-un-atto-mafioso-140369).

Gaetano Papalia, come riportato, dalla medesima testata è: “L’ex proprietario dei terreni di Tor di Valle dove la Roma vuole costruire il suo stadio”; l’architetto M. Eichberg è la soprintendente di Roma che, sulla scorta dei comitati tecnico-scientifici del MiBACT, ha avviato l’iter per l’imposizione del vincolo di tutela dell’ippodromo di Tor di Valle la cui distruzione è prevista dal progetto dello stadio. Feriscono terribilmente queste offese ad una dirigente di una istituzione dello Stato che ha compiuto solo il suo dovere. E dovrebbero ferire non solo tutti noi cittadini ma anche il ministro Dario Franceschini. Il silenzio di quest’ultimo a proposito anche di queste accuse contro una dirigente del ministero da lui diretto comincia ad essere fosco senza essere neanche un capolavoro. Il rischio è che ci potrebbe essere qualcuno più realista del re e che certe offese potrebbero degenerare ulteriormente.

Fabio A. Grasso

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